Il viaggio virtuale di Darwin tra i pronto soccorso Usa: così scoprirebbe la moderna selezione naturale
- Postato il 25 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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di Francesca Carone
È in atto una moderna selezione naturale che non riguarda precisamente l’adattamento all’ambiente naturale, bensì “l’habitat emozionale, etico, educativo, sentimentale e affettivo” che muove e veicola la volontà e l’esistenza dell’uomo moderno.
L’adattamento all’ambiente è ormai uno step superato. Il “nuovo Darwin” in un ipotetico viaggio virtuale, più che alle Galapagos, andrebbe ad osservare i cambiamenti e gli adattamenti del genere umano partendo dagli Usa. Qui capirebbe che “l’habitat emozionale” è influenzato da fattori esogeni come il denaro, la ricchezza e il lavoro: elementi che influenzano drasticamente i sentimenti, le emozioni e la vita delle persone. Sarebbe oltremodo stupito dal fatto che alcuni esseri umani in America non possono curarsi e tutelare la loro salute, nonostante le lussuose e attrezzate strutture di cura nate per salvare la vita degli uomini. Darwin sbirciando nei pronto soccorso americani, con stupore misto a incredulità, scoprirebbe che esistono esseri umani (senza un’assicurazione sanitaria) costretti a dover scegliere il dito da salvare e quello a cui rinunciare, perché la mancanza di un’assicurazione lo impone.
Tra i suoi appunti annoterebbe le seguenti osservazioni “sull’essere umano moderno”: “Scarso livello cognitivo con grossi deficit affettivo-emozionali legati ad una esponenziale e morbosa ricerca di ricchezza e potere che contrasta la lotta per l’esistenza”.
Ad un certo punto Darwin, deluso e amareggiato, chiuderebbe il suo quaderno di appunti e si recherebbe in Africa, in India e in tante altre zone del mondo. E qui non avrebbe proprio alcun dubbio: sul suo quaderno di appunti scriverebbe a caratteri cubitali che “l’uomo non lotta più per l’esistenza per adattarsi all’ambiente, ma è l’ambiente ad adattarsi a lui stravolgendo le leggi della natura e che la nuova selezione naturale non avviene nella natura ma si attua nella convivenza e attraverso la pratica e l’esercizio dei valori, del rispetto, dei diritti, dell’uguaglianza e dell’etica”.
Scoprirebbe che, nell’anno del Signore 2026, l’uomo, in balìa di un materialismo pericoloso, ossequiante alla ricchezza e alla prosperità, lotta per distruggere la specie umana. Il povero Darwin si ritirerebbe su un eremo, e, nella solitudine francescana, dissonante dal mondo malato del potere, scriverebbe “La deselezione delle specie” laddove elencherebbe e disquisirebbe sui fattori esogeni ed endogeni che contribuiscono alla distruzione dell’uomo moderno e della natura: inquinamento, spreco di risorse, sfruttamento dell’ambiente… e poi denaro, ricchezza, potere, sfruttamento dell’uomo e nuove schiavitù.
Capirebbe che ci sono uomini ricchi e di potere con scarsissimo “habitat” emozionale, sentimentale e affettivo che decretano le disuguaglianze, l’assoggettamento e il declino funzionale della specie umana. Uomini svalvolati (come Trump) che lottano per il territorio e le risorse da conquistare, piuttosto che per la tutela della specie. Perché la Terra non ha confini se non quelli naturali e che tutto ciò che esiste è un patrimonio universale da tutelare e difendere con l’azione di tutti.
Darwin si emozionerebbe delle grandi scoperte attuate dall’uomo in ogni campo e settore, del progresso e di tutti quegli uomini che nonostante tutto lottano per la sopravvivenza pacifica della specie umana. Capirebbe che il “progresso” è sempre più selettivo e che ha tanti “divieti di accesso” e amplifica le disuguaglianze piuttosto che assottigliarle. Che la modernità non è sinonimo di elevazione, ma un concetto ristretto riferito a determinati gruppi umani: quanta modernità e quanto progresso possono esserci nel lavoro dei riders, in quello degli schiavi che producono borse e vestiti giorno e notte per i grossi brand, nella vita degli anziani poveri e soli, nelle famiglie che non possono garantire la merenda tutti i giorni ai loro bambini, nella solitudine dei giovani assuefatti al grigiore e prigionieri della trappola dei social-media, luoghi virtuali sempre più angusti, consacrati al materialismo con le visioni fittizie di un benessere sradicato dalla realtà?
Lo scriverebbe Darwin! Sicuramente scriverebbe sul suo libro che l’umanità non si salva con il progresso, con le scoperte e il benessere. L’umanità si salva soltanto attraverso il rinnovamento del pensiero, attraverso il cambiamento di quell’ “habitat” etico” che pone l’uomo con i suoi valori, la sua dignità, i suoi bisogni, la sua esistenza al centro di tutto. Che progresso e modernità sono al servizio di tutti e per tutti.
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