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Il tuo cane sta male? Come capirlo

  • Postato il 20 maggio 2026
  • Di Focus.it
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  • 2 min di lettura
Il tuo cane sta male? Come capirlo
"Io e il mio cane ci intendiamo senza parlarci". "Basta uno sguardo e capisco tutto di lui". "È come se ci leggessimo nel pensiero". Quante volte avete sentito (o pronunciato) queste frasi? Che hanno una base scientifica, ovviamente: è vero che i cani sono capaci di leggere le nostre espressioni facciali, di mostrare empatia e di riconoscere quando stiamo soffrendo. Ma vale anche il contrario? Cioè: noi umani siamo altrettanto bravi a "leggere" le espressioni di un cane? Secondo uno studio pubblicato su PLOS One, la risposta è "no", o quantomeno "non bene quanto crediamo".. Lo studio: i non proprietari battono i cinofili Il team dell'università di Utrecht che ha condotto lo studio ha reclutato 530 proprietari di cani e 117 persone senza animali domestici. A entrambi i gruppi sono stati proposti 17 diversi comportamenti canini, ed è stato chiesto loro di valutare quanto fosse la probabilità che ciascuno di questi fosse un indicatore di dolore. Quello che i partecipanti non sapevano era che tutti e 17 i comportamenti potevano essere associati a una qualche forma di dolore nel cane.. I comportamenti più evidenti (sollevare una zampa con esitazione, giocare di meno, un cambiamento netto nel comportamento) sono stati valutati correttamente sia da chi aveva un cane ad aspettarlo a casa sia da chi, invece, non aveva mai avuto esperienze cinofile. Entrambi i gruppi, invece, hanno fatto fatica con i segnali meno chiari: uno sbadiglio di troppo, una leccata eccessiva al naso, un battito di ciglia particolarmente rapido… Paradossalmente, chi non ha un cane si è avvicinato più spesso alla risposta corretta, mentre i cinofili hanno fatto la figura di quelli che non sanno davvero leggere il proprio animale, o che danno troppi gesti per scontati.. L'esperienza aiuta, ma occhio all'abitudine Un altro risultato interessante, per quanto prevedibile, emerso dallo studio è che chi ha avuto esperienza diretta con un animale malato fa meno fatica a riconoscere i segni della sua sofferenza, anche quelli meno evidenti; e anche che chi ha un cane conosce, meglio di chi non ce l'ha, gli indizi più chiari di un animale che soffre, in particolare quelli legati a cambiamenti nella mobilità. Insomma, convivere con un quadrupede insegna sicuramente qualcosa, ma il rischio è quello di accontentarsi e non dare importanza anche ai segnali più timidi.. Lo studio è un invito ad approfondire il linguaggio del corpo dei cani e a fare attenzione a dettagli che spesso vengono ignorati (dall'improvvisa reattività ai suoni forti ai cambiamenti nel pelo). E anche a non dare nulla per scontato..
Autore
Focus.it

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