Il sindaco di Gioia Tauro: «Devo difendermi dalla criminalità o dallo Stato?»
- Postato il 7 settembre 2026
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Il sindaco di Gioia Tauro: «Devo difendermi dalla criminalità o dallo Stato?»
GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA) – «Da chi mi devo difendere, da chi li devo difendere, dalla criminalità organizzata o dallo Stato?». Una domanda drammatica e durissima. Ed è la domanda con cui il sindaco di Gioia Tauro, Simona Scarcella, conclude la lettera aperta inviata al presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo.
Una missiva nella quale il primo cittadino denuncia due intimidazioni rivolte alla propria famiglia. Chiede inoltre alle istituzioni di chiarire quali misure di tutela siano state predisposte nei suoi confronti e dei suoi figli.
LE INFILTRAZIONI AL COMUNE DI GIOIA TAURO
La lettera arriva in un momento delicato per il Comune di Gioia Tauro. Il Comune è interessato dallo scorso 10 aprile da una commissione di accesso nominata dal prefetto di Reggio Calabria. L’obiettivo è verificare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose nell’ente.
Scarcella precisa di non voler interferire con il lavoro della commissione. Vuole però richiamare l’attenzione su una questione che definisce di «interessi supremi, meritevoli di tutela»: la sicurezza della sua famiglia. Nella missiva il sindaco sostiene di avere riscontrato, dopo il proprio insediamento, «gravi criticità» all’interno dell’amministrazione. Alcune delle quali, a suo dire, riconducibili a possibili infiltrazioni criminali. Circostanze che afferma di avere segnalato alla Prefettura e alle forze dell’ordine, adottando anche provvedimenti «nell’interesse supremo della legalità e della trasparenza».
LE INTIMIDAZIONI AL SINDACO
Poi il racconto delle intimidazioni. La prima risale al dicembre 2025. Una busta anonima sarebbe stata recapitata presso la sua abitazione; la seconda intimidazione sarebbe arrivata il 25 agosto scorso. Il giorno successivo Simona Scarcella dichiara di avere nuovamente scritto alla Prefettura, chiedendo l’attivazione delle forme di tutela previste. «Non ho ricevuto alcuna risposta, nemmeno una telefonata di cortesia, neppure una comunicazione di tipo formale», denuncia nella lettera. Scarcella riferisce di avere appreso soltanto dopo la pubblicazione della vicenda sui giornali e, a distanza di undici giorni, della convocazione di una riunione tecnica di coordinamento da parte della Prefettura, motivata dalle «notizie apprese sui social».
Il sindaco di Gioia Tauro contesta di non aver ricevuto direttamente informazioni della riunione e delle eventuali decisioni assunte e sostiene inoltre che i responsabili dell’intimidazione sarebbero stati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza. Una circostanza che rimette alle autorità competenti, ma che rafforza la sua preoccupazione per la sicurezza della famiglia.
«VA GARANTITA QUELLA GIUSTIZIA CHE LA POPOLAZIONE SI ASPETTA»
Da qui l’appello alla commissione Antimafia: Scarcella chiede di essere ascoltata, di conoscere le misure di tutela predisposte e di portare la vicenda all’attenzione del Parlamento. L’appello è rivolto anche al ministro dell’Interno, affinché a Gioia Tauro venga garantita «quella giustizia che la popolazione si aspetta».
ILARIA CUCCHI
Nel passaggio più personale della lettera, Scarcella richiama infine la figura di Ilaria Cucchi, indicandola come esempio di una donna capace di trasformare una vicenda familiare in una battaglia civile per la giustizia. Il riferimento accompagna una riflessione che porta la sindaca sul terreno più intimo, quello di madre prima ancora che di amministratrice. «Mi chiedo se io da madre debba aspettare che i miei figli vengano ammazzati per uno Stato che fa finta di non vedere e di non sentire», scrive.
«GIOIA TAURO E’ IN ITALIA? VALE LA PENA DENUNCIARE?»
E ancora: «Mi chiedo se la città di Gioia Tauro sia terra di nessuno o faccia parte dello Stato italiano, sia soggetta alle leggi della Costituzione, e se per un sindaco valga la pena denunciare la criminalità organizzata».
Domande che ora Scarcella affida alla commissione Antimafia e alle istituzioni nazionali, chiedendo che sulla sicurezza sua e della sua famiglia arrivi una risposta concreta, perché la questione da lei posta riguarda la tutela di chi sceglie di denunciare e di esercitare il proprio ruolo pubblico senza arretrare.
Il Quotidiano del Sud.
Il sindaco di Gioia Tauro: «Devo difendermi dalla criminalità o dallo Stato?»