Il Serd di via Canevari diventa un caso: scontro Comune-Regione sullo spostamento della sede
- Postato il 6 maggio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione sullo spostamento del Serd da via Canevari, una sede ritenuta problematica in maniera bipartisan, ma immutata ormai da anni benché in origine presentata come provvisoria.
“L’onere della scelta sulla collocazione non spetta certamente alla Regione Liguria – ha detto ieri l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò rispondendo a un’interrogazione della consigliera Lilli Lauro di Fratelli d’Italia -. Alla Regione spetta semmai la riorganizzazione dei servizi offerti all’interno. L’onere spetta onestamente al Comune di Genova. Per cui, quando il Comune di Genova ci dirà le sue intenzioni, qual è la zona che ha individuato, se la vuole individuare, a quel punto allora opereremo insieme per finalizzare il trasferimento”.
A replicare a distanza è l’assessora al Welfare del Comune di Genova, Cristina Lodi: “Sottolineo che il Comune non risulta essere mai stato coinvolto nell’organizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari, tipo le case di comunità o le reti ospedaliere e che, nello specifico, l’affermazione dell’assessore Nicolò non corrisponde alla realtà. I Serd sono infatti allocati in strutture sanitarie, di proprietà Asl o ospedaliere o comunque regionali, come Arte, pertanto non sono di competenza comunale, come non è competenza del Comune trovare le sedi in cui allocarli. Fino ad alcuni anni fa, il Serd di via Canevari era ospitato in corso De Stefanis in una vecchia sede Usl di proprietà del Municipio Media Valbisagno. È stato poi spostato non in una sede comunale in via Canevari, ipotizzando una ulteriore collocazione definitiva da parte di Asl 3. È evidente che, nell’organizzazione per esempio della casa di comunità di Struppa, un servizio come il Serd di Regione Liguria sia stato di fatto dimenticato. E non è un dettaglio trascurabile, soprattutto considerando che fin da subito era chiaro come gli utenti fossero costretti ad attendere in piazza, in coda, e che i lavoratori operassero in condizioni non ottimali”.
Tra l’altro l’assessore Nicolò, non più tardi di un mese fa, aveva risposto al Pd escludendo il trasferimento del Serd e prospettando invece un’espansione della sede attuale: “Dopo aver scrupolosamente vagliato diverse ipotesi di trasferimento esterno, abbiamo valutato una possibile soluzione più tempestiva e funzionale che riguarda l’edificio di via Canevari, che potrebbe essere riqualificato recuperando la sua piena idoneità tramite l’acquisizione dell’intero piano terra, attualmente assegnato agli ambulatori di medicina legale – aveva dichiarato in aula -. Questo intervento di ampliamento potrebbe rappresentare un percorso operativo per raggiungere gli obiettivi richiesti”.
Oggi sulla stessa linea della giunta Bucci è la consigliera regionale Lauro, esponente dello stesso partito che già nel 2022, quando era al governo anche a Tursi, chiedeva insieme alle forze di opposizione di spostare il servizio da via Canevari: “Questa collocazione ha generato spaccio, consumo di droga in strada vicino alla struttura, tante siringhe abbandonate, degrado, sporcizia, persone in stato di alterazione che creano situazioni a rischio, insicurezza percepita per i cittadini e per i commercianti che sono costretti a chiudere la porta. La situazione è diventata invivibile. Ma è il Comune che deve dare il posto: non si può fare lotta e governo“.
L’assessora Lodi non ci sta: “Dove esiste una regia chiara i servizi sanitari di primo e secondo livello trovano spazio in sedi regionali, non certo comunali. È chiaro che il tema delle dipendenze non abbia ricevuto la giusta priorità da parte della Regione. Tuttavia, scaricare la responsabilità sul Comune non contribuisce a risolvere il problema. Stiamo ancora attendendo, insieme al Municipio Bassa Val Bisagno e al suo presidente, una risposta alla lettera firmata da me e dall’assessora Viscogliosi e dal presidente Ivaldi inviata all’assessore Nicolò, nella quale l’amministrazione comunale esprimeva piena disponibilità a collaborare nell’interesse di utenti, lavoratori e cittadini, chiedendo però risposte concrete”.
“La posizione dell’amministrazione comunale, condivisa con il Municipio, è semplice: la Regione chiarisca se intende mantenere l’attuale sede oppure apra immediatamente un confronto per individuare soluzioni migliori, assumendosi le proprie responsabilità nella gestione della sanità territoriale – conclude Lodi -. Se invece la Regione intendesse trasferire funzioni sanitarie al Comune, sarebbe necessario trasferire anche le relative risorse. Tuttavia, alla luce dell’ultima riforma, non sembra sia questa l’intenzione. È basilare che ogni ente pubblico, sappia dove sono collocati i propri servizi. Se invece l’obiettivo è creare confusione, l’amministrazione comunale non è disponibile ad accettarlo”.