Il senso dei premier giapponesi per la guerra: anche Takaichi vuole cambiare l’articolo 9 della Costituzione
- Postato il 8 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Impegni uno dietro l’altro per la prima ministra Takaichi Sanae, che neanche la tradizionale, amata e lunga festività “Golden Week” è riuscita a modificare.
Le ultime due settimane l’hanno vista spostarsi dal Vietnam all’Australia, probabilmente con l’intento di rafforzare il ruolo del Giappone in un momento in cui l’influenza della Cina sul Pianeta è in aumento, e si diffondono dubbi sulle scelte degli Stati Uniti. Dubbi che la fedele discepola dello scomparso premier Abe Shinzo, politicamente solidale e amica dello statunitense Donald Trump, punta a rendere meno incisivi sulla popolazione, preoccupata tra l’altro per la difficoltà dell’economia a prendere slancio. Ad Hanoi, Takaichi ha incontrato il presidente e segretario generale del Partito comunista To Lam, e il primo ministro Lê Minh Hu’ng, con i quali ha discusso del rafforzamento della “cooperazione strategica globale” tra i due Paesi. Nei tre giorni tra Canberra e Sydney, ha invece partecipato a un vertice con il primo ministro Anthony Albanese, che si è concluso con l’aver alzato il partenariato a “strategico speciale”. La visita è terminata con la cerimonia per il 50mo anniversario del Trattato fondamentale di amicizia e cooperazione tra Giappone e Australia. I due Paesi sono sempre più preoccupati per i mutamenti del contesto economico e di sicurezza nella regione, ed è per questo che il governo nipponico, oltre ad assumere una posizione militare più assertiva, cerca di costruire legami economici e catene di approvvigionamento stabili con le nazioni vicine.
Mercoledì, nel frattempo, le Forze di Autodifesa giapponesi hanno lanciato un missile (Tipo88) durante un’esercitazione navale congiunta con le forze statunitensi, australiane e filippine, colpendo una nave della Marina filippina dismessa nelle acque al largo del Mar Cinese Meridionale. L’esercitazione militare, attuata con vere munizioni, rientra in quelle organizzate annualmente da Manila e Washington, chiamate Balikatan, ovvero “fianco a fianco”, tuttavia è la prima a cui il Giappone partecipa. La reazione di Pechino non si è fatta attendere, con il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, che ha criticato le attività militari del Giappone con i suoi alleati, oltre a sostenere che Tokyo avrebbe inviato le proprie forze DFJ all’estero per lanciare missili offensivi, adducendo il pretesto della cooperazione in materia di sicurezza.
Intanto il 3 maggio si è festeggiato il “Giorno della Costituzione” e in tutto il Giappone si sono svolte manifestazioni e raduni a favore del suo mantenimento, con un sostegno che sta prendendo sempre più piede attraverso i social media e altri canali d’informazione. La premier tuttavia ha ribadito in un video messaggio l’intenzione di portare avanti la revisione della Costituzione —per la prima volta da quando è entrata in vigore dopo la seconda guerra mondiale— sottolineando che la legge suprema “dovrebbe essere periodicamente aggiornata in linea con le esigenze dei tempi”. Alla prima ministra e a chi l’appoggia interessa modificare l’articolo 9 — la clausola pacifista di rinuncia alla guerra — considerato la pietra angolare della posizione del Giappone. Sono anni che i vari premier (sempre del Partito Liberal Democratico e conservatori a oltranza) provano a iniziare il lungo iter per arrivare a una modifica costituzionale, fino ad oggi senza successo. Ma quanto a lungo durerà la difesa dell’articolo 9 alla luce delle posizioni sempre più offensive dell’attuale governo in favore del riarmo e di vendita delle armi, più la possibilità di intervenire nelle guerre?
Secondo quanto riferito giovedì da funzionari governativi, starebbero tentando di organizzare una tappa in Giappone del presidente degli Stati Uniti durante il suo viaggio in Cina previsto per la metà di maggio, al fine di discutere delle relazioni tra Giappone e Cina, deteriorate a seguito delle dichiarazioni di Takaichi su Taiwan. Alcuni membri del governo giapponese temono che Trump possa ridurre l’impegno in Asia orientale per dare priorità alla conclusione di un accordo con la Cina. Tokyo vorrebbe quindi monitorare le dichiarazioni di Trump su Taiwan, nel corso del delicato prossimo incontro con il presidente cinese Xi Jinping.
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