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Il seggio vuoto di Montecitorio e quel velluto rosso che urla più di cento discorsi

  • Postato il 28 maggio 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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Il seggio vuoto di Montecitorio e quel velluto rosso che urla più di cento discorsi

di Annalisa Crupi

Il posto numero 40 della fila 14, nella parte centrale dell’emiciclo di Montecitorio, non è uno scranno come gli altri. È rivestito di un velluto rosso che da cento anni esatti non ospita più nessun deputato, nessun faldone di leggi, nessuna tessera di voto. È lo scranno di Giacomo Matteotti, lasciato vuoto per scelta solenne della Camera, un simbolo perenne sottratto alle logiche del tempo e della politica quotidiana.

Scrivere di quel vuoto significa fare un’inchiesta sulla memoria di una Repubblica che ha poggiato le sue fondamenta proprio sulle macerie di quel delitto. Il 30 maggio 1924, da quello scranno, il segretario del Partito Socialista Unitario pronunciò il suo ultimo, durissimo discorso, denunciando millimetro per millimetro le violenze, i brogli e le illegalità commesse dai fascisti nelle elezioni dell’aprile precedente. Un atto di coraggio estremo che gli costò la vita soltanto pochi giorni dopo, il 10 giugno, quando venne rapito e brutalmente assassinato dagli squadristi della Ceka fascista lungo il lungotevere Arnaldo da Brescia.

La decisione di non riassegnare mai più quel seggio a nessun altro parlamentare va oltre la semplice celebrazione istituzionale. È un monito visivo, un corpo mancante che urla più di cento discorsi. Quando l’aula è gremita, durante i dibattiti più accesi o i voti di fiducia che spaccano i partiti, quell’unico stallo vuoto costringe chiunque sieda tra quei banchi ad alzare lo sguardo e a ricordare il prezzo altissimo della libertà di parola e della democrazia rappresentativa.

In un’epoca di politica fluida, spesso urlata e priva di memoria storica, quel velluto rosso rimasto intatto è la radiografia di un dovere costituzionale. Ricorda che la democrazia non è un bene acquisito una volta per tutte, ma una conquista quotidiana che richiede rigore, verità e, quando serve, l’inflessibilità morale di pagare di persona. Quello scranno vuoto non è un pezzo di arredamento museale prestato alla politica: è il cuore pulsante e silenzioso di Montecitorio, l’ancora che tiene legata la Repubblica alla sua promessa più solenne.

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