Il sangue e il midollo osseo possono contribuire alla popolazione di cellule immunitarie nel cervello.
- Postato il 21 settembre 2026
- Salute
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 8 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Il sangue e il midollo osseo possono contribuire alla popolazione di cellule immunitarie nel cervello.
Per anni gli scienziati hanno pensato che alcune cellule del sistema immunitario presenti nel cervello fossero praticamente “a vita”, ora una ricerca pubblicata su Nature mette in discussione questa convinzione e mostra che, con l’avanzare dell’età, alcune di queste cellule possono essere sostituite da cellule che arrivano dal sangue. Le protagoniste sono le microglia, cellule che svolgono una sorta di servizio di sorveglianza all’interno del cervello, sono presenti fin dalle prime fasi della vita e hanno il compito di controllare ciò che succede nel tessuto cerebrale, eliminare materiale danneggiato e intervenire quando qualcosa non funziona.
Per molto tempo si è pensato che queste cellule rimanessero nel cervello per tutta la vita e che non venissero rimpiazzate dalle cellule immunitarie che circolano normalmente nel nostro organismo, il nuovo studio racconta però una storia diversa i ricercatori hanno analizzato il tessuto cerebrale di persone anziane e hanno trovato cellule con caratteristiche simili a quelle della microglia, ma con una storia diversa: erano arrivate dal midollo osseo, dove vengono prodotte molte delle cellule del sangue. Per capire da dove provenissero, gli scienziati hanno utilizzato le piccole mutazioni che si accumulano naturalmente nel DNA nel corso della vita, queste mutazioni possono funzionare come una sorta di impronta digitale e permettono di ricostruire la storia delle cellule.
L’analisi di 20 cervelli umani ha mostrato segni dell’arrivo di cellule provenienti dal midollo osseo in tutti i casi esaminati, una volta entrate nel cervello, queste cellule possono cambiare e assumere caratteristiche molto simili a quelle delle microglia. È proprio questo il dato che ha sorpreso i ricercatori: non sembrano semplicemente cellule del sangue che attraversano il cervello per un breve periodo, ma possono adattarsi al nuovo ambiente e diventare parte della sua rete di difesa. Il fenomeno, inoltre, sembra aumentare con l’età: non significa che tutte le microglia vengano sostituite, né che il cervello perda le sue cellule immunitarie originali. Il ricambio sembra piuttosto avvenire lentamente e interessare una parte della popolazione cellulare. La scoperta cambia però il modo in cui possiamo immaginare il rapporto tra cervello e sistema immunitario.
Il cervello viene spesso considerato un organo particolarmente protetto e separato dal resto del corpo, esiste una barriera che limita il passaggio di molte sostanze e cellule dal sangue al tessuto cerebrale, e per questo per molto tempo si è pensato che anche le difese immunitarie del cervello avessero una storia quasi indipendente. I nuovi risultati suggeriscono invece che, almeno durante l’invecchiamento, il collegamento sia più stretto. Il sangue e il midollo osseo possono contribuire direttamente alla popolazione di cellule immunitarie che vive nel cervello.
A questo punto arrivano le domande più interessanti, che cosa fanno esattamente queste cellule una volta arrivate nel cervello? Si comportano nello stesso modo delle microglia originarie? E il loro arrivo ha qualche effetto sul funzionamento del cervello che invecchia? Lo studio non permette ancora di rispondere con certezza. I ricercatori hanno però osservato che le cellule provenienti dal midollo osseo possono assumere caratteristiche molto simili a quelle delle microglia, segno che riescono ad adattarsi all’ambiente cerebrale. La scoperta potrebbe avere un interesse particolare anche per lo studio delle malattie neurodegenerative. Le cellule immunitarie del cervello sono infatti coinvolte nei processi infiammatori e da tempo vengono studiate anche in relazione a malattie come l’Alzheimer. Gli autori della ricerca hanno osservato anche un’associazione tra alcuni cambiamenti nel sistema che produce le cellule del sangue e un minore rischio di Alzheimer, ma questo dato non dimostra che le cellule provenienti dal sangue proteggano dalla malattia. Serviranno altre ricerche per capire se esista davvero un collegamento e, soprattutto, se queste cellule abbiano un ruolo nella malattia oppure siano semplicemente una conseguenza dei cambiamenti che avvengono con l’età.
Per ora, la scoperta più importante è forse un’altra: il cervello non è così isolato dal resto del corpo come si pensare, con il passare degli anni, anche le sue difese possono cambiare e ricevere un contributo dall’esterno. È un processo che avviene gradualmente e che gli scienziati stanno appena iniziando a comprendere. La ricerca pubblicata su Nature apre quindi una nuova strada nello studio dell’invecchiamento cerebrale. Per capire cosa succede al cervello quando invecchiamo, potrebbe essere necessario guardare non soltanto ai neuroni e alle cellule che vivono dentro il cervello, ma anche a quelle che nascono nel midollo osseo e viaggiano nel sangue. Il cervello, insomma, potrebbe essere molto più legato al resto del nostro organismo di quanto abbiamo pensato finora.
Continua a leggere...