Il risiko per la contesa dei territori e delle risorse. L’analisi di Becchetti
- Postato il 10 gennaio 2026
- Verde E Blu
- Di Formiche
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La nostra società è composta dalla comunità scientifica, dalla comunità politica, dalla comunità economica e dalla comunità civile. La comunità scientifica è da secoli un modello e un miracolo di cooperazione e gioco di squadra. Gruppi di ricerca di studiosi in azione in parallelo e/o in collegamento tra loro hanno progressivamente migliorato, scambiandosi pratiche ed idee, la vita del pianeta con scoperte che hanno reso la nostra vita migliore e, soprattutto, per la generazione corrente, ci hanno regalato un’immensa ricchezza digitale, l’Intelligenza Artificiale e sfornano progressivamente farmaci che migliorano e aumentano la nostra aspettativa di vita.
La comunità economica è fatta di lavoratori e imprese che lavorano per creare valore e produrre, utilizzando il set di innovazioni e scoperte date, tutto quello di cui abbiamo bisogno. Il problema della comunità economica è quello delle esternalità negative ovvero quando un’impresa per massimizzare profitto crea non volutamente danni a terzi. La politica deve limitare questo con regole opportune. La comunità civile è quella che, animata da spirito di solidarietà e nell’ottica della sussidiarietà, interviene per curare le ferite sociali con dosi importanti di volontariato e di gratuità.
La comunità politica è l’anello debole del sistema. Come una sequela di fatti in Palestina, Ucraina, Venezuela ci insegnano una parte di essa, invece di sposare la logica del gioco a somma positiva tipico delle altre tre, invece di creare le condizioni per il bene comune, vive nella logica dell’occupazione ed estensione del potere e di combattersi per le risorse date. Ed è il trionfo della logica giurassica del risiko per la contesa dei territori e delle risorse. La comunità politica ha modelli e sistemi di selezione che sono palesemente in crisi, anche nei regimi democratici.
Come sappiamo benissimo alla radice di questo ci sono dei circoli viziosi che uniscono potere politico, lobbies di alcuni settori economici e cattiva comunicazione. Senza un progresso significativo della comunità politica tutto quello di buono che le altre tre fanno rischia di essere vanificato e di farci fare passi indietro nella civiltà.
Le guerre sono decise dalla follia di leader che non le fanno e mandano a morire masse di persone che non vorrebbero farla. Già Trilussa in una sua famosissima poesia ricordava questo assurdo non solo etico e logico ma anche nei rapporti di forza tra mandanti e inviati (Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che comanna). Ieri abbiamo visto sui social le masse in piazza a Teheran che manifestano contro un regime.
Possibile che nel mondo di oggi dove il coordinamento delle masse attraverso gli strumenti digitali può essere immediato non ci siano meccanismi in grado di trasformare la volontà di pace e di vita normale del 99.9 percento delle persone in realtà, disinnescando i deliri di onnipotenza di leader che detengono le leve del potere? La vera sfida strutturale della comunità globale è capire come possono comunità scientifica e civile neutralizzare la regressione dei leader della comunità politica identificando e riparando quei meccanismi perversi che hanno creato i corto circuiti di cui stiamo soffrendo in questi giorni.