Il referendum ha sfiduciato tutti: il popolo ha di nuovo dimostrato di essere più saggio dei suoi governanti
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Premessa obbligata. Tv, giornali, commentatori e passanti per caso continuano ostinatamente a parlare di destra e sinistra, come se fosse un dato assodato per volontà divina. Che la destra sia destra – e per giunta a mio avviso anche fascista – non ci piove, senza scomodare gli “dei della menzogna e della frode” (Dòlos e Apàte, dio e dea dell’inganno e della frode, in mitologia greca). Che la sinistra sia ancora la sinistra è una menzogna da almeno 25 anni. Nessuno se ne è accorto? Fu Berlusconi, devotissimo di Dòlos e Apàte, a seppellire la sinistra morente, trasformandone natura e scelte e assorbendo a piene mani lo “spirito berlusconista”.
Ciò detto, a spoglio ancora in corso ma non definitivo, “da quella parte” si cominciarono a sentire i distinguo e le prospettive future. Nel giro di qualche ora, le prime dichiarazioni furono sulle primarie, cioè su chi doveva prendere la guida nel coacervo delle sigle insofferenti che vanno da Renzi al Pd, passando per i “dioscuri”, Bonelli e Fratoianni, coppia fissa come i carabinieri o i Testimoni di Geova, per arrivare al Conte dei pentastellati e finire nel ranch Usa con malga svizzera di Schlein che smista una pletora di correntine “con spirito unitario”. Renzi, bontà sua, ha lasciato libertà di coscienza, ma pretende un posto a tavola.
Il 26 febbraio 2002, 24 anni fa (un’era geologica!), dal palco di Piazza Navona, di fronte a una folla sterminata (Berlusconi, con i suoi metodi, stravinse le elezioni), Nanni Moretti sbottò nella frase liberatoria, davanti a Rutelli, Fassino, D’Alema e gli altri sedicenti: “Con questi dirigenti non vinceremo mai!”. Oggi siamo forse allo stesso punto?
Dipende. Il 22 e il 23 marzo 2026, date da anniversario come il 25 aprile, non ha vinto l’accozzaglia che offende e immiserisce la “sinistra-che-non-c’è-più”, ma due protagonisti indiscussi, di cui nessuno si occupa nei giorni feriali della politica: ha vinto la Costituzione con la forza mite e travolgente della sua capacità di essere “casa di tutti” e non merce di baratto ignobile. Anche quelli di “destra” sono corsi in massa a fare muraglia cinese contro i predoni nel deserto d’Italia (Meloni, Tajani et alii) per impedire che distruggessero l’unico baluardo a difesa delle fondamenta di “casa Italia”.
Gli iscritti a Forza Italia, che aveva intestato la vittoria del ricorso al referendum al morto e sepolto Berlusconi ostinandosi a tenerlo, senza ridere, “Presidente, buon’anima” del partito-azienda-di-famiglia, non ne hanno potuto più e sono corsi a difendere “mamma Costituzione”, la sola che li può proteggere dalla guerra e dal pifferaio di guerre, l’americano dissociato da se stesso: Donald Trump, l’Attila che distrugge l’America. Ha scatenato in pochi mesi più guerre lui di Carlo V d’Asburgo, senza concluderne mezza, ma pretendendo il Nobel della Pace (sic!). La destra di Meloni, che si è candidata come proponente il premio Nobel della Pace, ha difeso la Costituzione anche da lei, terrorizzata che “la capa” si sia infognata con Trump, restando sola nell’Atlantico e con in mano l’arrugginito ponte da costa a costa, Europa-America.
Ora riflette sul detto antico: “Chi tocca la Costituzione muore”, a meno che non lo si faccia seguendo alla lettera il metodo dei Padri e delle Madri costituenti: tutti seduti al tavolo della riforma, a cercare il punto vero di convergenza di tutti, nessuno escluso. Credevano che il popolo fosse non solo asino, ma anche bue cornuto e hanno preso una sventola che si ricorderanno per oggi, domani e anche dopo.
La seconda vincitrice del referendum è stata la crisi mondiale e il terrore della guerra e dell’affossamento dell’economia corrente, per le quali la destra si è buttata a capofitto nella ciotola di Trump, per vantare una primogenitura oscena e impresentabile; mentre la cosiddetta sinistra non aveva un’idea, ma giocava su tre o quattro tavoli senza concludere nulla, alla ricerca della pietra filosofale. Incapaci! Come Diocleziano nel 305 d.C. ritiratevi e, come lui, andate a coltivare cavoli. Non è tempo di chi comanda o di chi è primo, è tempo di guerra e di fame. Il popolo non mangia (6 milioni di persone in povertà assoluta, lo avete capito?), è tempo di buio perché la luce e il gas sono aumentati e Meloni è corsa a comprarlo da Trump pagandolo 3-4 volte di più di quello russo.
Una sola possibilità ha “quella parte lì”: chiudersi in un convento, digiunare sul proprio orgoglio e ambizioni personali, stilare un programma di respiro internazionale ed europeo in 5-6 punti fondamentali, a partire dall’impegno pubblico di attuare la Costituzione e di pretendere da se stessi e da tutti una rigorosa legalità credibile e visibile. Poi, ma solo poi, scegliere i più adatti e competenti a realizzare il programma di governo condiviso e difeso perinde ac cadaver, fino anche alla morte.
Il referendum ha sfiduciato tutti: i pigmei che si credono grandi e nutrono sogni di gloria o di vanità lussuriosa. Ancora una volta, il popolo ha dimostrato di essere più saggio dei suoi governanti. Non è stato difficile e neanche oneroso.
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