Il presidente Carella saluta il suo Legino: “Passo indietro dopo tanti anni, col Savona possiamo fare qualcosa di bello”
- Postato il 2 maggio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Si chiude l’esperienza di Piero Carella alla guida del Legino. Tanti anni in sella al club verdeblù con tante soddisfazioni a livello di settore giovanile. Ora il tempo di farsi da parte non dopo aver definito il perimetro della collaborazione col Savona. Tra le righe, l’ipotesi più probabile sembra l’incastro tra la prima squadra del Savona (senza cambi di denominazione) e il settore giovanile del Legino (con denominazione tutta da scoprire). A corollario, pare quindi possibile scomparsa dei verdeblù dal campionato di Promozione.
Le parole del presidente Carella
«Sono contento che sia finita contro una squadra a noi simpatica, una società dove ci sono tanti amici, anche perché nelle loro fila ci sono quattro o cinque ex leginesi e questo mi fa molto piacere.
Chiaramente resta l’amaro in bocca, perché dopo tanti anni dover dire basta non è semplice, soprattutto per motivi che non dipendono soltanto da noi. Io ho 76 anni ed è giusto anche fare un passo indietro.
Tra nuove normative, spese quadruplicate e mille problematiche, oggi portare avanti una società è diventato davvero complicato. Noi facciamo crescere dei ragazzi, lavoriamo bene con il settore giovanile, poi arrivano squadre più blasonate, prendono i più bravi e ti dicono grazie, quando va bene. L’anno scorso abbiamo vinto le finali nazionali a Volpiano, ma poi ti ritrovi sempre a dover ripartire.
La nostra filosofia è sempre stata quella di dare una possibilità ai giovani, di costruire un settore giovanile serio e formativo. Finché è stato possibile lo abbiamo fatto, ma oggi senza sponsor importanti diventa difficile andare avanti.
Stiamo però facendo un buon lavoro con il nuovo Savona, perché ci sono persone serie e rispettabili. Penso che si possa trovare una soluzione positiva sia per il Legino sia per il Savona, chiaramente a livello di settore giovanile. Come prima squadra è giusto che loro vadano avanti con i loro programmi: il Savona non può stare in Promozione, deve tornare su palcoscenici più importanti.
Per noi è fondamentale che i ragazzi facciano sport. Lo dico sempre: il problema non è che i settori giovanili non funzionano, il problema è che non vengono aiutati. I ragazzi più bravi te li portano via, spesso senza neanche riconoscere il lavoro fatto. Eppure lo sport salva tanti giovani, li educa, li tiene lontani da situazioni difficili e dà loro valori importanti. Questo spesso non viene capito abbastanza.
Io questa cosa l’ho sempre gridata ai quattro venti. Più di così non so cosa fare. Dopo 46 anni, con tutto quello che abbiamo costruito, credo sia giusto fermarsi. Io vivo tutto in maniera totale: se perde anche la squadra dei Pulcini sto male. Non è una cosa che finisce con la partita.
Abbiamo comunque fatto un buon campionato, siamo arrivati quinti o sesti e per noi la Promozione è sempre stata la nostra Serie A. Sono contento che abbia vinto l’Albisola, perché ho tanti amici lì ed è giusto che vadano avanti. Oggi tante società devono unirsi per sopravvivere: Celle Varazze, Quiliano Valleggia, Albisola stessa. È la realtà del calcio di oggi.
Noi siamo stati una realtà invidiata e, a volte, anche odiata, perché con poco riuscivamo a ottenere risultati importanti. Ma tutto nasceva dalla volontà e dalla voglia di fare. In 46 anni, senza persone che ti sostengono, non vai da nessuna parte.
Abbiamo iniziato allenandoci a Zinola dalle dieci di sera fino a mezzanotte perché non avevamo campi. Poi siamo passati al CSI pagando tantissimo, siamo riusciti a costruire il campo, a fare il sintetico, il bar, il ristorantino. Non contava la categoria, contava creare basi solide che potessero sostenere il progetto.
Il ricordo più bello sono le soddisfazioni di tutti questi anni. Ogni stagione ci ha lasciato qualcosa, perché noi ci siamo sempre accontentati di poco e proprio per questo ogni risultato aveva un grande valore.
Le delusioni più grandi sono state invece le persone perse lungo il percorso. Quando fai il presidente così giovane, a 36 anni, hai accanto persone più grandi di te, che diventano punti di riferimento. E purtroppo, uno dopo l’altro, li ho persi tutti.
Quello che mi auguro è che questa filosofia non vada persa. Il Savona mi ha fatto capire che serve la nostra umiltà, il nostro modo di lavorare con i ragazzi e il nostro approccio umano. Spero che tutto questo continui e che si continui a credere davvero nei giovani.
Anche se, e lo ripeto fino alla noia, le normative oggi penalizzano troppo chi lavora bene: ti prendono il ragazzo più bravo e tu non puoi fare nulla. Questo danneggia tutti».