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Il premio Nobel Parisi: “La Russa dice che ci abitueremo al clima tropicale? Certo, ma prima si può andare al campo santo”

  • Postato il 30 giugno 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il premio Nobel Parisi: “La Russa dice che ci abitueremo al clima tropicale? Certo, ma prima si può andare al campo santo”

“Mi pare un progetto obsoleto perché il futuro dell’Italia, soprattutto tenuto conto delle sue condizioni geografiche è il solare”. Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, intervenuto al convegno organizzato da Alleanza Verdi Sinistra sull’energia boccia il ritorno al nucleare delicato dal governo guidato da Giorgia Meloni. “Non ha senso che Paesi del nord Europa come la Germania puntino sul solare e noi che abbiamo molto più sole della Germania puntiamo sull’energia nucleare. E poi bisogna evitare di concentrarsi troppo sull’energia elettrica – perché, spiega Parisi – è circa un quarto dell’energia che viene consumata in Italia. Una quantità pari viene consumata per riscaldare le case e tagliare i consumi per il riscaldamento delle case con cappotti termini delle abitazioni sarebbe molto più utile che costruire centrali nucleari”.

Quindi ha risposto a quanto affermato dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, secondo il quale ci abitueremo al clima tropicale: “Se in media nel mondo la temperatura sale di 1 grado in Italia sale di 2 gradi e gli eventi estremi diventano sempre più frequenti. Certo uno si può abituare ma può andare anche al campo santo prima di abituarsi”. Il negazionismo dei politici “produce dei danni”, ha aggiunto Parisi.

Francesco Starace, ex amministratore delegato di Enel, sul ritorno al nucleare afferma che “è bene studiare il nucleare – ma su quanto proposto dal governo Meloni – questo è un piano che dice semplicemente approfondire, dobbiamo studiare, dobbiamo capire. Come si fa a dire di no ad una cosa del genere”. Starace individua la priorità per un piano energetico credibile e rapidamente attuabile. “Bisognerebbe semplicemente permettere agli italiani di fare quello che con fatica stanno già facendo, ma di farlo più velocemente: mettere giù dai 15 ai 20 mila megawatt di rinnovabili per i prossimi 4/5 anni e il problema poi l’abbiamo risolto abbastanza facilmente”. La criticità? “I percorsi autorizzativi che sono il problema e bisogna riequilibrare sussidi e fiscalità come fatto con benefici da altri Paesi europei”.

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Il Fatto Quotidiano

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