Tuttiquotidiani e completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Il pentito Walter Loielo: “Così ho ucciso mio padre”

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Walter Loielo
  • Di Quotidiano del Sud
  • 0 Visualizzazioni
  • 6 min di lettura
Il pentito Walter Loielo: “Così ho ucciso mio padre”

Il Quotidiano del Sud
Il pentito Walter Loielo: “Così ho ucciso mio padre”

Il pentito Walter Loielo racconta l’omicidio del padre Antonino, l’odio covato nei suoi confronti fin da ragazzino e le violenze subite nel corso degli anni. Sarà lui stesso, una volta divenuto collaboratore di giustizia, a far ritrovare il cadavere seppellito nei boschi di Gerocarne


VIBO VALENTIA – «Così ho ucciso mio padre», Walter Loielo racconta l’omicidio del genitore, Antonino, ne spiega i motivi, le titubanze, e la dinamica consumatasi in aperta campagna, tra i boschi di Gerocarne. Un padre-padrone, lo descrive il collaboratore in uno dei verbali agli atti dell’inchiesta contro il clan Loielo, spiegando di aver maturato la decisione perché non poteva più tollerare le violenze, soprattutto nei confronti dei suoi fratelli. Per quel fatto Walter è stato condannato in primo grado, nel 2024, a 20 anni di carcere.

L’ODIO DI WALTER LOIELO NEI CONFRONTI DEL PADRE

Un odio covato per anni, da quando era ancora un ragazzino 14enne. Racconta la permanenza, sua e dei suoi fratelli Alex Cristian e Ivan, in un istituto di suore perché “lui ci allontanava da casa. Quando tornavamo era capace di mandarci nuovamente via se ci fossimo comportati male. Ci dimostrava l’amore paterno ma tutto al contrario”, commenta. Il sentimento di odio di Walter esplode il giorno dopo il suo 18esimo compleanno: la sera il padre lo prende a bastonate nel sonno accusandolo di avergli rubato un fucile.

Walter Loielo e Antonino Loielo

Neanche il gesto distensivo di far pace, un anno dopo (2013), ha mutato quel sentimento amplificato anche dai racconti della sorella. È lì che inizia a maturare l’intenzione di Loielo di uccidere Antonino. Lui ne parla con Vincenzo Loielo e con il cugino Rinaldino che si sarebbero offerti di farlo ma il progetto salta perché dei messaggi avrebbero potuto indirizzare gli investigatori verso questi ultimi. E così, racconta ancora, “ho dovuto ingoiare lo schifo e starmene zitto ma sapevo che se mi avesse toccato lo avrei ammazzato, e non importa se mi avessero arrestato”.

IL PROGETTO OMICIDIARIO PRENDE FORMA

Era stato facile profeta. Nel 2016 dopo una breve permanenza a casa della madre del cugino Rinaldo, Walter torna sotto lo stesso tetto del padre tornando a subire le violenze di quest’ultimo che non avrebbero risparmiato neanche la sua fidanzata del tempo: “La sgridava per qualsiasi cosa”. Il collaboratore lo descrive come “un pazzo scatenato. Le mie sorelle Chiara e Imma, la piccolina, erano terrorizzate da lui. Quella casa sembrava un inferno”.

E così il progetto omicidiario prende concretezza. Walter chiama il fratello Ivan e gli manifesta le proprie intenzioni  nei confronti del genitore chiedendogli di aiutarlo. Quindi recupera una pistola 9×21 con 15 colpi e una 9×19 con 30, nel fusto d’armi del cugino Rinaldo, mentre la calibro 7 già l’aveva a sempre disposizione per difendersi in caso di agguato degli Emanuele.

WALTER ATTIRA IL PADRE IN UNA TRAPPOLA

Con una scusa, Antonino Loielo viene chiamato dal figlio Walter a visionare della legna in aperta campagna, lontano da abitazioni “così nessuno avrebbe udito il rumore degli spari”. Quella mattina i due giovani si alzano verso le 10, pranzano e poi mettono in azione il piano. Il genitore aveva aperto il recinto facendo uscire le capre. “Siamo andati a prendere le pistole in una casetta poco distante. Ivan ha preso la 9×19, io le altre due e ci siamo incamminati verso di lui che in quel momento si trovava presso la casa di mia zia Rosina”. Con il pretesto di fargli visionare della legna da tagliare, i tre si allontanano. Ma durante il tragitto i sentimenti di dispiacere hanno pervaso l’animo del collaboratore: “Dentro di me mi dispiaceva ucciderlo perché anche se era malvagio era pure sempre mio padre”.

L’UCCISIONE DI ANTONINO LOIELO

Ma alla fine la voglia di chiudere definitivamente con quegli anni di violenze ha avuto il sopravvento sul rimorso. Walter inizia ad insultarlo (“pisciaturi, non vali nenti”) intimandogli di finirla “con quello schifo notte e giorno”. Lui gli avrebbe risposto che non erano affari suoi e gli volta le spalle. Ed è a quel punto che il pentito estrae la pistola e apre il fuoco. E così quel silenzio che si avvertiva tra i boschi ha lasciato il posto ai rumori degli spari che hanno riecheggiato per centinaia di metri.

La scena descritta dal pentito agli investigatori è cruenta: “Ho iniziato a sparare e anche Ivan. Mio padre ha cercato di fuggire ma  i colpi lo hanno raggiunto alla schiena e al fianco sinistro, facendolo cadere sul terreno”. I due fratelli si avvicinano e Walter avrebbe detto a Ivan di sparargli in testa mentre io l’ho colpito tre-quattro volte ancora alla schiena”.  Tutto si è compiuto in pochi istanti.

A quel punto i due hanno preso il portafoglio, il cellulare e le sigarette del padre ricoprendo il corpo con rami e foglie per poi andare a posare le pistole in un boschetto.

LA MESSA IN SCENA DELL’ALLONTANAMENTO VOLONTARIO

Ora bisognava passare alla seconda parte del piano: inscenare un allontanamento volontario dell’uomo “altrimenti i carabinieri avrebbero pensato ad una lupara bianca”. In primis, dunque, le capre sono state fatte tornare nel recinto, poi i vestiti sono stati nascosti e poi bruciati nel bosco così come il cellulare e le sigarette ma in una stufetta. Ai fratelli che chiedevano spiegazioni sul mancato ritorno a casa del genitore, i due avrebbero risposto che evidentemente si era allontanato anche perché “mia sorella Sofia notò che mancavano i suoi vestiti”. Non era una circostanza sospetta in quanto Antonino Loielo “era solito sentirsi con delle donne e a casa lo sapevamo”. Ci avevano creduto. In giro poi si sarebbe sparsa la voce che Antonino Loielo se n’era andato al Nord.

IL CADAVERE DI ANTONINO LOIELO SEPPELLITO TRA I BOSCHI

Ora bisognava disfarsi del cadavere. Così, l’indomani alle 5 del mattino Walter e Ivan sono andato sul luogo in cui era stato nascosto il corpo, lo hanno riposto in un telo per poi spostarsi nel bosco dove è stata scavata la fossa. La sera i due escono di nuovo con la scusa di andare a caccia di cinghiali per andare a seppellirlo. Lo caricano a bordo della panda, lo trasportano nel bosco e lo ricoprono con la terra.

Sarà lui, nel 2020, a farlo ritrovare agli investigatori.

Il Quotidiano del Sud.
Il pentito Walter Loielo: “Così ho ucciso mio padre”

Autore
Quotidiano del Sud