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Il paradosso Balogun, il centravanti graziato dalla Fifa: Trump lo vuole in campo, ma con la sua legge contro lo Ius Soli non sarebbe mai stato americano

  • Postato il 6 luglio 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Il paradosso Balogun, il centravanti graziato dalla Fifa: Trump lo vuole in campo, ma con la sua legge contro lo Ius Soli non sarebbe mai stato americano

Il calcio ha la capacità di mettere in mostra il vero potere, che da decenni si serve del pallone come strumento di propaganda. Ma il calcio ha anche la forza, per chi osa guardare oltre, di mostrare i paradossi e le contraddizioni di chi esercita il potere. Il caso che coinvolge Folarin Balogun ne è un esempio folgorante. Il centravanti degli Stati Uniti, espulso ai sedicesimi dei Mondiali contro la Bosnia, è stato graziato dalla Fifa – che ha sospeso la sua squalifica permettendogli di scendere in campo stanotte negli ottavi contro il Belgio – dopo una telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino, svelata dal New York Times. Trump vuole che Balogun giochi, per far andare avanti gli Usa ai Mondiali e alimentare la narrazione degli statunitensi che trionfano pure nello sport più amato da europei e sudamericani. Ma secondo le politiche di Trump, Balogun non dovrebbe nemmeno essere americano: lo è diventato grazie al 14esimo Emendamento della Costituzione, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano. Quello Ius Soli che il presidente Usa sta cercando in tutti i modi di abolire.

Cancellare la norma del 1868 è da sempre una delle priorità del trumpismo e del movimento Maga. La caccia allo straniero nella pratica si è tradotta nelle retate dell’Ice contro i migranti irregolari nelle varie città americane, tra violenza inaudita e bambini strappati ai propri genitori. Ma anche nella chiusura delle frontiere, che è stata a sua volta uno dei simboli di questi Mondiali, quando ha mostrato la sua brutalità rispendendo a casa l’arbitro somalo Omar Artan. Trump però vuole fare di più, cancellando uno dei principi fondanti del mito americano: lo Ius Soli. Il suo primo tentativo è stato bloccato pochi giorni fa, a Mondiali in corso, dalla Corte Suprema americana. Ma ora il presidente Usa starebbe pensando a un ulteriore provvedimento: impedire alle donne in gravidanza straniere di entrare nel Paese.

Balogun quindi sarebbe un ospite sgradito nell’America di Trump. Uno straniero, per di più nero, da ricacciare via. I suoi genitori sono nigeriani, etnia Yoruba, con cittadinanza britannica. Nel 2001, quando la madre di Folarin era incinta di 7 mesi, sono partiti per un viaggio a New York. La compagnia aerea ha impedito loro di prendere il volo di ritorno, per questioni di sicurezza legate alla gravidanza. Così, per puro caso, Folarin Balogun è nato a Brooklyn, il 3 luglio di 25 anni fa. E grazie al 14esimo Emendamento è diventato cittadino americano. Due mesi dopo il parto con i genitori è tornato a Londra, dove ha vissuto, crescendo calcisticamente nelle giovanili dell’Arsenal.

Balogun avrebbe potuto giocare per la Nigeria o per l’Inghilterra (aveva anche esordito nelle giovanili inglesi). Ma lui ha scelto il Soccer Team, la Nazionale americana. Si sente un cittadino del mondo, come molti suoi compagni di squadra, dal messicano di El Paso Ricardo Pepi al californiano Cristian Roldan, nato da genitori guatemaltechi e salvadoregni. Praticamente, Balogun dovrebbe rappresentare tutto ciò contro cui il trumpismo combatte. Ma fa gol in campo e ha trascinato gli Usa agli ottavi di finale. Per questo, Trump si è mosso in prima persona per rimediare a quella che lui stesso ha definito “una grave ingiustizia”. Black Lives Matter, verrebbe da dire. Ma solo se sono bravi con i piedi. Per tutti gli altri c’è l’Ice.

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Il Fatto Quotidiano

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