Il Papa alla vigilia della visita di Rubio: “La Chiesa deve dire parole chiare contro il male”. E Semeraro attacca Trump e Vance: “Da loro parole deliranti”
- Postato il 6 maggio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Nel giorno dell’udienza generale accoglie i fedeli salutandoli in inglese e ribadendo che “la Chiesa è un segno e uno strumento della pienezza delle promesse di Dio. Come popolo pellegrino di Dio, la Chiesa interpreta la storia attraverso la lente del Vangelo e parla con decisione contro ogni male”. Papa Leone XIV parla all’indomani del nuovo scontro a distanza con la Casa Bianca – dove, a fronte delle accuse di Donald Trump secondo cui al Pontefice va benissimo che l’Iran abbia il nucleare” – e ribadisce la centralità del messaggio del Vangelo. “La Chiesa” è “investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”, ha ribadito con forza Prevost, rifacendosi al Compendio della dottrina sociale della Chiesa e ponendo ancora una volta l’accento sul messaggio di pace diventato origine dello scontro con il tycoon. Parole che arrivano dopo il nuovo attacco del presidente Usa, Donald Trump, e della replica di Leone, ieri sera da Castel Gandolfo, che ha ricordato che “la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari”, dicendo: “Se qualcuno mi critica, lo faccia con verità “.
“Segno e sacramento del Regno, – ha osservato nella catechesi oggi – la Chiesa è il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, dunque, non annuncia sé stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo”. Leone ha ricordato che “i credenti in Cristo camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati; essi vivono orientati dalla promessa ricevuta da ‘Colui che fa nuove tutte le cose”.
La polemica innescata dall’amministrazione Usa nei confronti del Vaticano è caduta pochi giorni prima della visita del segretario di Stato Usa Marco Rubio in Vaticano e in Italia. Due giorni, il 6 e 7 maggio, che segnano una visita programmata da tempo e nel corso della quale si spera che lo scontro possa essere smussato. Intanto, a intervenire duramente sulle parole della Casa Bianca, è il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei Santi, commentando il nuovo attacco del presidente degli Stati Uniti e del suo vice contro Papa Leone. “Io non lo so se ciò che mette a rischio la vita delle persone sia papa Leone che fin dalla prima sera del suo pontificato ha parlato di una pace disarmata e disarmante, o la guerra. Qualche giorno fa il vicepresidente J.D. Vance ha esortato il Papa a essere prudente e studiare un po’ la teologia: ora, al di là del fatto che ciascuno di noi deve continuare a studiare, e anche supponendo il fatto che l’essere guida suppone l’esercizio della virtù della prudenza, credo che affermazioni di questo tipo abbiano un carattere delirante – ha dichiarato in un’intervista a Repubblica -. Delirio perché si valuta l’intervento del Papa, che è pastore della Chiesa, in maniera fuori da ogni senso”, ha proseguito, “in Africa il Santo Padre ha spiegato che i discorsi che stava pronunciando erano stati scritti settimane prima che Trump lo attaccasse: il Papa non scende a dibattito con questo o quell’altro, compie il suo compito che è quello di annunciare il Vangelo di Cristo. Spiegare quel che dice in maniera diversa è una mancanza di osservazione della realtà. Non sono uno psicologo ma mi sembra un delirio”. Sulla visita del segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano, il cardinale Semeraro afferma: “Meglio dialogare anche quando non si è d’accordo. Ma in un dialogo franco non si dice che l’altro deve sparire dalla circolazione, si usa un linguaggio il più corretto possibile. Adesso noi a cosa stiamo assistendo, a scene di dialogo o a scene di promesse distruzioni, di eliminazione di chi non la pensa come me?”.
Il governo e la visita del segretario di Stato – Venerdì 8 maggio Rubio sarà ricevuto da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Un incontro che, ai piani alti del governo, viene inquadrato come una visita di cortesia e che si annuncia quindi all’insegna dell’equilibrio e della diplomazia. La premier tre settimane fa definì “inaccettabili” gli attacchi di Trump a Leone, e difficilmente il suo pensiero potrà essere diverso dopo gli ultimi affondi del presidente americano. Ma questa volta, per ora, non ha commentato apertamente. È stato Tajani, pur senza mai nominare Trump, a condannare “attacchi né condivisibili né utili alla causa della pace” e a ribadire il sostegno del governo “ad ogni azione e parola” di Leone. Meloni con Rubio, si ragiona in ambienti dell’esecutivo, potrebbe decidere di mantenere una posizione equilibrata su questo tema. Ma potrebbe spingersi a chiarire che, alla luce del “legame indissolubile che unisce l’Italia al Vicario di Cristo” (come lo definì dopo l’elezione del successore di Francesco), qualsiasi presidente del Consiglio italiano non potrebbe fare altro che prendere le difese del pontefice in una situazione simile.
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