Il mito dell'atleta di Taranto, un giallo dell'antichità in scena alla cerimonia di apertura
- Postato il 22 agosto 2026
- Sport
- Di Agi.it
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Il mito dell'atleta di Taranto, un giallo dell'antichità in scena alla cerimonia di apertura
AGI - La sua figura si è sollevata sul campo di gioco lentamente, in maniera solenne, prendendosi tutto lo spazio necessario per osservare dall’alto i suoi eredi, gli atleti che parteciperanno ai Giochi del Mediterraneo, e la città in cui è stato sepolto con tutti gli onori. È l’atleta di Taranto, protagonista indiscusso della cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo del 2026.
Una figura che unisce storia, mito, e la casualità di un ritrovamento tanto inaspettato quanto speciale. Perché l’atleta di Taranto, riprodotto nella forma vista il 21 agosto durante l'inaugurazione dell'evento sportivo, in realtà non ha un volto né un nome. È un giallo che viene dal passato, anche se di lui si sa quasi tutto il resto, grazie ai reperti trovati nella sua tomba e gli studi fatti successivamente sui suoi resti.
Il mito dell'atleta avvolto nel mistero
Quello che è certo è che l’atleta, morto intorno ai trent’anni, aveva partecipato e vinto per quattro volte il pentathlon, una delle prove (divisa nelle cinque discipline del salto in lungo, lancio del giavellotto, lotta, corsa e lancio del disco) dei giochi panatenaici di Atene. A testimoniarlo, oltre all’Alabastron ritrovato nella sua tomba – un vaso in cui erano conservati gli unguenti utilizzati dagli atleti per le gare – anche i frammenti di quattro anfore che simboleggiavano altrettante vittorie. Tre di queste anfore sono state ricostruite e sono esposte al MarTa, il museo archeologico di Taranto, insieme alla sua tomba. La quarta anfora, andata quasi totalmente perduta, è stata “ritrovata” dagli archeologi che hanno animato la cerimonia di inaugurazione, prima che la figura dell’atleta si stagliasse nello stadio Iacovone.
Dagli studi eseguiti sullo scheletro e i resti, l’atleta di Taranto era alto circa 1,70, con capelli ricci e scuri e muscoli potenti. Gli studiosi hanno anche ricostruito il suo gruppo sanguigno e il suo regime alimentare (cereali e frutta, pesce, carne) e, sulla base della sepoltura, si ritiene che in vita fosse stato celebrato con tutti gli onori destinati ai protagonisti delle imprese sportive dell’epoca. Gli storici ritengono che sia vissuto tra il 500 e il 480 a.C.
Il ritrovamento della tomba
Il 9 dicembre 1959, al civico 9 di via Genova, in centro a Taranto, le operazioni di costruzione delle fondamenta di un edificio furono interrotte dal ritrovamento del suo sepolcro, che saldò ancora di più il legame tra Taranto e la Magna Grecia: la città fu infatti fondata dagli spartani nel l’VIII secolo a.C. con il nome di Taras, unica colonia di Sparta al di fuori della Grecia. Il legame con l’antichità classica è stato anche uno dei temi ricorrenti della cerimonia di inaugurazione dei Giochi, con lo spettacolo di decine di droni che in cielo, poco sopra la raffigurazione dell’atleta, hanno composto le immagini delle discipline dei giochi panatenaici.
La figura dell’atleta, così come rappresentata nel corso della cerimonia, è stata ideata da G2 Eventi, la società che si è occupata dello spettacolo, in stretta collaborazione con il MarTa, che ha dato indicazioni precise sui dettagli ricostruiti nel corso degli studi. La scenografia ideata ha fatto sì che gli atleti di tutte le delegazioni, nel corso della parata, passassero sotto il suo sguardo attento, una specie di passaggio di testimone tra sportivi. Quella del 21 agosto non è stata però la prima partecipazione dell’atleta a un evento globale: nell’agosto 2008, infatti, la sua tomba fu esposta a Pechino nel corso delle Olimpiadi svolte in Cina.
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