Il mercato delle Smart City vale un miliardo di euro: gli investimenti maggiori in mobilità intelligente e illuminazione pubblica
- Postato il 6 maggio 2026
- Innovation
- Di Forbes Italia
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Il mercato italiano delle Smart City vale circa un miliardo di euro. Le aree principali di investimento sono mobilità intelligente (con 220 milioni di euro), illuminazione pubblica (circa 200 milioni di euro), monitoraggio ambientale e del territorio (120 milioni di euro). In aumento lo Smart Government con il +13% e i progetti di sicurezza e sorveglianza, con il +7%.
Questi sono alcuni dei risultati della ricerca “Smart City e Smart Land: dirigere l’orchestra dell’innovazione”, presentata dall’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, uno degli oltre 50 diversi filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della PoliMi School of Management che affrontano i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
La sfida dell’imminente scadenza del Pnrr
Negli ultimi anni, il Pnrr ha accelerato i progetti di innovazione urbana: tra il 2023 e il 2025, i fondi sono stati utilizzati dal 76% dei comuni per iniziative di Smart City. Ma l’imminente scadenza del Piano, a giugno 2026, pone una sfida di sostenibilità economica: l’85% delle amministrazioni locali cercherà nuovi bandi regionali, nazionali o europei, il 49% utilizzerà maggiormente le risorse interne dell’ente, mentre un comune su cinque (22%) non ha una strategia post Pnrr per l’innovazione. Nonostante l’incertezza economica, i comuni hanno in programma di continuare a investire nel biennio 2026-2027: il 69% in sicurezza, il 67% in CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) e il 56% in servizi al cittadino.
“Nel contesto post-Pnrr, le città sono chiamate a reinventare l’innovazione urbana, trovando nuovi modelli e risorse per uno sviluppo sostenibile e condiviso. Bisognerà garantire la continuità operativa delle infrastrutture e degli applicativi realizzati e assicurare la capacità di avviare nuovi progetti. – spiega Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Smart City – La Smart Land è una soluzione a questo problema e si declina in due approcci: uno verticale, guidato da Regioni ed enti centrali e uno orizzontale, nato dalla cooperazione tra comuni limitrofi, PMI locali e associazioni per rispondere in modo mirato ai bisogni del territorio”.
Gli ostacoli all’innovazione
La fine del Pnrr non è l’unica sfida che i comuni italiani dovranno affrontare nei prossimi mesi. Realizzare una Smart City si scontra con ostacoli radicati: per il 67% dei comuni è la mancanza di personale, per il 52% la scarsità di risorse economiche e per il 51% il deficit di competenze tecniche. In questo scenario, la cooperazione strategica tra enti, mercato e società rappresenta una leva fondamentale.
Il primo passo è la collaborazione istituzionale, condividendo risorse e competenze. Le regioni possono coordinare territori diversi per generare sinergie e superare la frammentazione locale. Il 49% dei comuni le individua come una guida per armonizzare le politiche dei vari enti e ottenere una maggiore scalabilità. Parallelamente, il 48% dei comuni intende collaborare con altre realtà municipali vicine nel prossimo futuro.
Nonostante l’interesse, l’adozione effettiva delle Smart Land stenta a decollare: oggi solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una Smart Land. Per le realtà di minori dimensioni incide l’assenza di risorse e le difficoltà di coordinamento, per i grandi centri la principale difficoltà è realizzare progetti intercomunali.
È fondamentale anche il coinvolgimento diretto della comunità; un’indagine condotta in collaborazione con Ipsos-Doxa evidenzia una profonda disconnessione tra istituzioni e società civile: solo il 7% dei cittadini italiani sente i propri bisogni al centro dei processi decisionali, nonostante ben il 52% desideri partecipare attivamente alle politiche urbane.
La “Smart Land” si afferma come ecosistema chiave per l’innovazione urbana: un territorio coeso e interconnesso che condivide standard e infrastrutture per massimizzare l’impatto degli investimenti.
L’adozione dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale si inserisce come strumento capace di colmare gap di competenze e ottimizzare i processi. Oggi è già adottata solo dal 7% dei comuni, ma le prospettive di crescita sono ben superiori a quelle delle altre tecnologie: il 18% pianifica di adottarla nel 2026, il 34% dal 2027 in poi.
Nel triennio 2023-2025, il censimento dell’Osservatorio ha mappato 821 progetti di AI nel settore pubblico a livello globale, di cui quasi il 50% in contesti Smart City. In Europa, sono stati identificati 174 progetti, con una crescita costante, ma con una diffusione ancora sbilanciata: oltre l’86% delle iniziative di AI nelle città europee è stato portato avanti da comuni sopra i 250.000 abitanti.
L’adozione di questi sistemi porta a benefici misurabili, che i comuni riscontrano soprattutto nell’efficienza amministrativa e nella reattività operativa. Esiste però un rovescio della medaglia: su fronti delicati come trasparenza, partecipazione civica, sia le amministrazioni che i cittadini nutrono ancora forti dubbi. I comuni frenano per preoccupazioni legate alla sicurezza (50%), all’etica nell’uso dei dati (46%) e a una carenza di governance (42%), mentre i cittadini temono l’esclusione digitale dai servizi pubblici basati sull’AI (38%) e l’uso improprio dei dati personali (36%).
“L’AI non si limita ad elaborare dati e restituire analisi, ma è in grado di tradurli autonomamente in raccomandazioni operative, decisioni e azioni – spiega Matteo Risi, direttore dell’Osservatorio Smart City-. Per un comune, questo si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità operative: ottimizzare l’allocazione delle risorse, personalizzare i servizi ai cittadini, anticipare criticità prima che si manifestino o rendere più efficienti processi amministrativi ad alta intensità manuale.
La vera sfida dell’AI non è tecnologica, ma di sistema. Serve etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzione alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città Smart non possono più eludere. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni, integrando l’ambizione digitale con la tutela delle risorse del territorio”.
L’articolo Il mercato delle Smart City vale un miliardo di euro: gli investimenti maggiori in mobilità intelligente e illuminazione pubblica è tratto da Forbes Italia.