Il manuale di autodifesa civile di Carofiglio

  • Postato il 26 gennaio 2026
  • Cultura
  • Di Agi.it
  • 2 Visualizzazioni
Il manuale di autodifesa civile di Carofiglio

AGI - "L'oscurità della lingua in generale e della scrittura in particolare è profondamente, sostanzialmente antidemocratica". Lo scrive Gianrico Carofiglio nel suo ultimo saggio 'Con parole precise. Manuale di autodifesa civile', edito da Feltrinelli. Per chi scrive in un'agenzia di stampa, la brevità di una notizia, il cosiddetto 'flash', è direttamente proporzionale alla sua importanza. Carofiglio sviluppa questa semplice regola d'ingaggio e in un'opera approfondita e meritoria di 170 pagine analizza le trappole del linguaggio oscuro nei mondi della politica, delle aule di giustizia, degli uffici pubblici e privati, del giornalismo.
"Le società nelle quali prevalgono le asserzioni vuote di significato - scrive Carofiglio - sono in cattiva salute: dalla perdita di senso dei discorsi deriva una pericolosa caduta di legittimazione delle istituzioni. Occuparsi del linguaggio pubblico e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell'etica civile". 

Da Hannah Arendt ai giorni nostri

Hannah Arendt scrisse nell'opera 'Le origini del totalitarismo', quando ancora non esisteva la realtà virtuale creata dall'Intelligenza artificiale: "In un mondo in continuo mutamento, e sempre più incomprensibile, le masse erano giunte al punto di credere tutto e niente, di pensare che tutto era possibile e niente era vero. La propaganda di massa scoprì che il suo pubblico era pronto in ogni momento a credere al peggio, per quanto assurdo, senza ribellarsi se lo si ingannava, convinto com'era che qualsiasi affermazione fosse in ogni caso una menzogna. I capi totalitari basarono quindi la loro agitazione sul presupposto psicologicamente esatto che in tali condizioni la gente poteva essere indotta ad accettare le frottole più fantastiche e il giorno dopo, di fronte alla prova inconfutabile della loro falsità, dichiarare di avere sempre saputo che si trattava di una menzogna e di ammirare chi aveva mentito per la sua superiore abilita' tattica".

Carofiglio parte da Arendt e arriva ai giorni nostri: "Donald Trump è il personaggio che più di ogni altro ha saputo cavalcare questa trasformazione. Trump ha trasformato il messaggio politico in un rito di manipolazione collettiva, producendo veri e propri stati di trance. Gli ascoltatori vengono condotti in una zona mentale dove le contraddizioni perdono consistenza e visibilità, l'identificazione emotiva prevale sull'analisi razionale e si sperimenta un senso di appartenenza quasi totalizzante. Non sorprende che alcune delle metafore più forti impiegate da Trump facciano leva sulla costruzione del nemico e sull'idea di espellere ciò che è percepito come estreneo. Si pensi a due dei suoi più famosi slogan: 'prosciugare la palude' e 'costruire il muro' ('drain the swamp' riferita alla 'palude' di Washington e 'build the wall' riferita 'all'invasione degli immigrati')".

'Blocco navale'

"È la stessa logica - prosegue Carofiglio - che si ritrova in alcune proposte ricorrenti anche nel contesto politico italiano, dove il linguaggio della difesa si salda con quello dell'identità. In questo quadro, per esempio, va letto l'utilizzo (frequentissimo da parte di Meloni in campagna elettorale, repentinamente abbandonato una volta al governo) dell'espressione 'blocco navale'. Anche 'blocco navale', come 'muro', è una metafora travestita da (pseudo) proposta politica. E come accade per tutte le metafore ben riuscite, la sua efficacia non dipende dalla precisione tecnica, ma dalla capacità di evocare scenari emotivamente carichi: in questo caso, l'idea di un'invasione dal mare da contrastare con mezzi militari. Inutile dire che si tratta, ancora una volta, di un'illusione retorica. Un vero blocco navale, nel senso di un'operazione militare, costituirebbe una violazione del diritto internazionale, della Convenzione dell'Onu sul diritto del mare. In altre parole il 'blocco navale' non solo è impraticabile: è contrario alle leggi che regolano i rapporti tra Stati civili. Ma nel vocabolario della propaganda non conta ciòche è vero, bensì ciò che funziona per lo scopo manipolatorio".

Carofiglio evidenzia che la strategia di comunicazione di Trump fu esplicitata da Bannon nel 2019: "Il nostro partito di opposizione è la stampa. E i media, siccome sono stupidi e pigri, riescono a concentrarsi su una sola cosa alla volta... Tutto quello che dobbiamo fare è inondare il campo ('flood the zone with shit'). Ogni giorno lanciamo tre notizie. Ne prenderanno una, e intanto noi facciamo passare tutto il resto. Bang, bang, bang. Non riusciranno mai a riprendersi".

Magistrato e senatore

Sul linguaggio oscuro nelle aule di giustizia e in quelle parlamentari, Carofiglio, che è stato magistrato e senatore, è maestro: "Ci sono giudici o avvocati con i quali non puoi evitare di parlare in modo orribile. Se in un'arringa o in una requisitoria parli in italiano corretto, non ti riconoscono come uno del mestiere. Sei uno a cui non dare credito. Il gergo dei giuristi è la lingua straniera che si impara già dall'università per essere ammessi nella corporazione".

Carofiglio propone questo stralcio di un procedimento penale: "Non v'è chi non veda come in tal modo si sia palesemente incorsi nella violazione del giudicato cautelare formatosi a seguito della suddetta decisione (peraltro più che adeguatamente motivata dal Gip) consentendo altresì all'organo della Pubblica Accusa di reiterare, vien da pensare ad infinitum, nuovamente la medesima richiesta intesa al conseguimento dell'oramai esasperato obiettivo (si dia il caso raggiunto) senza neppure il conforto di poter intravedere, per la difesa quanto per i soggetti direttamente interessati, alcun concreto rimedio immediatamente azionabile al fine di inibire siffatto modo di operare". Sono novantuno parole, senza alcun punto, che stenderebbero qualsiasi lettore.

Notevole "l'involontaria comicità" del rapporto di quasi 400 pagine del Comitato per la legislazione della Camera per valutare tra l'altro "la semplicità e la chiarezza" delle leggi. Segue un unico periodo di 18 righe, senza alcun punto, che viene consegnato "senza commenti" al giudizio del lettore. "L'estensore - sintetizza Carofiglio - pare non essersi reso conto del fatto che per criticare un testo normativo giudicato poco chiaro e inefficace ha adottato un registro di scrittura di straordinaria oscurità". Italo Calvino, citato nel libro, auspica: "Il mio ideale linguistico è un italiano che sia il più possibile concreto e il più possibile preciso".

 

Continua a leggere...

Autore
Agi.it

Potrebbero anche piacerti