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Il lavoro da remoto ha un costo invisibile

  • Postato il 17 giugno 2026
  • Di Focus.it
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Il lavoro da remoto ha un costo invisibile
Una rivoluzione silenziosa che ha preso forma negli ultimi cinque anni e mezzo, lo spostamento delle attività lavorative dalla scrivania dell'ufficio al tavolo della cucina, ha aumentato la solitudine e acuito i problemi di salute mentale tra chi è perennemente in "smart". Per una volta, uno studio sul lavoro da remoto si concentra su un aspetto diverso quello - indubbio - della comodità e della spesso maggiore produttività di chi può sbrigare le sue mansioni da casa: e cioè sulle ricadute che questo isolamento prolungato ha sul benessere dei lavoratori. La ricerca, pubblicata su Science e condotta su oltre 500.000 statunitensi, ha trovato che il lavoro da remoto ha intensificato la solitudine, peggiorato il benessere mentale su molti livelli e incrementato le richieste di utilizzo di servizi di sostegno psicologico e di prescrizioni di farmaci.. Un'infrastruttura invisibile (ma essenziale). I risultati dello studio suggeriscono che «il lavoro a distanza non è semplicemente un'innovazione del mercato del lavoro. Èuna rimozione su larga scala di un bene sociale non prezzato» scrivono, in un articolo di commento, Emma Zang e Rourke O'Brien, sociologi dell'Università di Yale. Gli scienziati sociali da tempo riconoscono che il lavoro «struttura il tempo, genera uno scopo condiviso, sostiene il contatto sociale e consolida l'identità collettiva». È il motivo per il quale la perdita del lavoro genera un danno molto più esteso rispetto alla sola assenza di reddito: un luogo fisico e un contesto condiviso deputati alla stessa attività economica rendono possibili una serie di contatti sociali involontari e casuali che offrono un'opportunità di incontro senza sforzo e senza un apparente fine. Occasioni molto diverse da quelle - pensate, pagate e progettate - che chi lavora da remoto si crea dopo l'orario di lavoro, per supplire alle tante ore trascorse in solitudine.. L'effetto sulla popolazione. Gli scienziati guidati da Natalia Emanuel, della Federal Reserve Bank di New York, hanno preso in considerazione i dati di cinque analisi nazionali condotte su 568.000 lavoratori statunitensi, che indagavano le esperienze lavorative precedenti la pandemia (2011-2019) e successive ai due anni critici per i lock-down (dal 2022 al 2024: sono stati esclusi il 2020 e il 2021).. Chi aveva occupazioni adatte al lavoro da remoto ha fatto esperienza, in questo passaggio inframezzato dalla CoViD-19, di un aumento ben superiore del tempo trascorso in solitudine e di stress psicologico rispetto a chi aveva impieghi che richiedevano la presenza fisica sul luogo di lavoro. Nel periodo di tempo considerato, si è osservato un aumento complessivo del malessere mentale e dell'isolamento sociale in tutta la popolazione, circa un terzo dei quali attribuibili al lavoro da remoto. Chi lavorava da casa è risultato più incline di 4,6 punti percentuali a ricorrere a servizi di supporto alla salute mentale (come un aiuto psicologico).. La categoria più a rischio. L'impatto psicologico dell'isolamento è risultato particolarmente gravoso su chi già viveva solo, anche se, ammettono i ricercatori, per chi era solito affrontare ostilità o relazioni negative sul luogo di lavoro, la possibilità di lavorare da remoto ha in certi casi offerto sollievo. Al carico mentale della carenza di colleghi con cui condividere sfoghi e caffè c'è da aggiungere quello della riorganizzazione dei compiti di accudimento e di cura della casa, un'altra conseguenza importante del lavoro da remoto.. Guardando al futuro.... Lo studio fotografa un periodo che si esaurisce nel 2024: eventuali strategie messe in atto da allora per compensare alla solitudine forzata non sono pertanto state incluse nell'analisi, e potrebbero cambiare il quadro complessivo. Comunque, la ricerca mette in luce alcune valutazioni pratiche: come il fatto che un minimo di giorni garantiti in ufficio sia necessario non solo a coordinare meglio il flusso di lavoro, ma anche a migliorare la salute mentale dei lavoratori. Infine - si chiedono i ricercatori - se questo modo di lavorare rimarrà la norma, quale impatto avrà tutto questo sul mondo sociale degli adulti?.
Autore
Focus.it

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