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Il Lancet: giovani e media digitali, si agisca ora

  • Postato il 5 ottobre 2026
  • Di Focus.it
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Il Lancet: giovani e media digitali, si agisca ora
Muoversi in modo problematico nel mondo digitale è associato a disagio mentale, problemi nel sonno e perdita di attività fisica: sono correlazioni, d'accordo, non prove consistenti, ma la posta in gioco è troppo alta per non agire subito e in modo strutturato. Un articolo sulla rivista Lancet torna sul tema di giovani e media digitali con una nuova revisione di studi, che fa emergere responsabilità precise: l'uso problematico dei media digitali non dipende da responsabilità individuali ma da modelli di business e scelte di design molto precise.. Digital media: tutto dipende da come si usano. Il lavoro, coordinato da Ilona Kickbusch, del Digital Transformations for Health Lab (DTH-Lab) in Svizzera, ammette che l'uso dei media digitali permea ormai infanzia e adolescenza, ma ricorda che, con norme adeguate e condivise è possibile promuovere un uso sano, equilibrato di questi potentissimi strumenti, per godere delle opportunità che offrono senza rischi sostanziali per la salute. "Media digitali" è una definizione ampia che comprende i contenuti che le persone guardano, creano e condividono, le piattaforme su cui tutto questo avviene e i dispositivi utilizzati. Gli autori ricordano che per uso problematico non si intende, semplicemente, un tempo prolungato di utilizzo, ma piuttosto una modalità di utilizzo che evoca i comportamenti di dipendenza.. Una gestione più trasparente. Lo studio è una revisione generale (cioè un'analisi di precedenti revisioni), che include nove milioni di persone sotto i 25 anni ma che non può stabilire un rapporto di causa effetto tra uso problematico dei media digitali e una cattiva salute. «I dati più preziosi su come queste piattaforme influenzino effettivamente gli utenti sono nascosti all'interno delle aziende tecnologiche, un fatto che limita il controllo indipendente e rallenta il progresso scientifico», afferma Louise Holly, tra le autrici dello studio. «Una raccomandazione chiave della nostra serie è che i governi dovrebbero imporre alle aziende tecnologiche di condividere i dati su come le loro funzionalità influenzano la salute degli utenti».. A queste aziende, come in passato alle multinazionali del tabacco, è stato permesso di autoregolamentarsi per decenni senza regole stringenti sulla salute dei consumatori. Il risultato? Piattaforme studiate per raccogliere dati e tenerci incollati agli schermi con sistemi di riproduzione automatica, scrolling infinito, feed personalizzati. Dunque, i meccanismi di dipendenza non sono problemi di autocontrollo ma la naturale conseguenza di scelte accurate di design. E il modo in cui studiamo oggi questi fenomeni è ancora immaturo: non basta limitarsi a osservare quanto tempo si trascorre sui media digitali senza interessarsi al come.. Allargare lo sguardo all'intera popolazione. Un buon approccio di sanità pubblica, continua lo studio, sposta l'attenzione dal danno sul singolo individuo, che le aziende continueranno a sminuire seguendo una strategia già vista in passato, agli effetti sull'intera popolazione. Per avere un'idea dell'entità dei danni potenziali, gli autori hanno elaborato proiezioni su quanti anni di vita sana potrebbero essere persi nel mondo a causa dell'eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi: 2,8 milioni di anni persi a causa della depressione e 240.000 a causa dell'obesità (anche se si tratta di stime incerte, da interpretare con cautela).. Invece, una buona regolamentazione che affidi ai governi le regole di tutela degli utenti potrebbe essere, per le aziende, un motore di innovazione positiva. Le aziende dovrebbero essere obbligate a valutare i rischi dei loro prodotti prima del rilascio delle piattaforme e a condividere i dati sul loro impatto con ricercatori indipendenti. A livello dell'OMS andrebbero promossi standard di base per evitare che le aziende finiscano per operare in Paesi con regole meno stringenti. Infine, un organismo internazionale dovrebbe monitorare i rischi dell'uso di IA sui media digitali a cui accedono i minori..
Autore
Focus.it

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