Il figlio insieme ai maranza che uccidono un italiano: lei è di Potere al popolo
- Postato il 12 agosto 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Il figlio insieme ai maranza che uccidono un italiano: lei è di Potere al popolo
Prima gli slogan sull’accoglienza, poi un figlio accusato di un pestaggio mortale. È una di quelle coincidenze che la cronaca consegna alla politica senza nemmeno bisogno di commentarla. Lucia Crociani, militante di Potere al Popolo e residente nel Meldolese, negli anni ha condiviso sui social locandine di incontri sui diritti dei migranti. Una, dal titolo “Ma quale pacchia? Non ti ruba la vita chi attraversa il mare in cerca di un futuro migliore”, riassumeva bene il tono delle sue battaglie. Oggi suo figlio Conor Finn Long, 19 anni, è in carcere con l’accusa di aver partecipato al pestaggio che ha ucciso Nicola Musiani, 54 anni, nella notte tra il 18 e il 19 luglio a Pinarella di Cervia.
La tentazione di costruirci sopra una parabola politica è forte. Ma sarebbe anche troppo facile. Crociani non ha alcuna responsabilità per le accuse contestate al figlio e un figlio non è il manifesto politico della propria madre. Resta però un cortocircuito difficile da ignorare: una donna che aveva fatto dell’accoglienza una delle proprie battaglie pubbliche oggi vede il proprio figlio coinvolto, secondo l’accusa, nella morte violenta di un uomo italiano fragile. Crociani, otto anni fa, era stata candidata al coordinamento nazionale di Potere al Popolo. I dirigenti del movimento la indicavano come una figura capace di rappresentare «tutti in modo oggettivo ed equilibrato». Oggi il suo nome riemerge per una vicenda giudiziaria che racconta bene quanto sia complicato il passaggio dagli slogan alla realtà.
Nel frattempo, nel Forlivese, il caso ha acceso la polemica sull’identità dei ragazzi arrestati. Luca Bartolini, assessore alla sicurezza, centrodestra, ha scritto sui social: «Feroce omicidio Musiani a Pinarella di Cervia da parte di una “gang forlivese”? No. È una gang di origine marocchina. Basta con le definizioni politically correct». La precisazione politica non cambia il dato giudiziario: si tratta di responsabilità individuali ancora da accertare.
Quattro giovani sono in carcere, un sedicenne è seguito dalla Procura per i minorenni. La quasi totalità dei presunti responsabili è di origine marocchina; Long è l’eccezione, con madre italiana e padre irlandese. E la notte dell’aggressione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, fu tutt’altro che una rissa casuale. I cinque avevano trascorso la serata alla discoteca King di Pinarella. Poco dopo mezzanotte avrebbero incontrato Musiani nel parcheggio di viale del Tritone, dove l’uomo viveva nel suo camper. Il minorenne avrebbe apostrofato il 54enne con la parola “tossico”. Ne sarebbe nata una lite, poi apparentemente finita lì.
Alle quattro del mattino, invece, il litigio sarebbe ricominciato. Le telecamere avrebbero ripreso una Fiat Punto grigia arrivare nel parcheggio. Alla guida, secondo l’accusa, c’era Long. Con lui Ragme e Abir. Long avrebbe scagliato una bicicletta contro Musiani; Abir lo avrebbe inseguito lanciandogli pietre. Poi sarebbe arrivato Bilal Mahboubi, 23 anni, e il pestaggio sarebbe proseguito. Per gli inquirenti, a provocare le lesioni mortali sarebbero state soprattutto le bottiglie lanciate da Oussama Ragme contro la testa dell’uomo. Musiani avrebbe cercato di scappare, fino ad accasciarsi contro il copertone di un mezzo pesante. Un camionista lo avrebbe trovato poco dopo e chiamato i soccorsi. Quattro giorni più tardi, il 22 luglio, Musiani è morto all’ospedale di Cesena. Gli arresti sono arrivati dopo l’acquisizione delle immagini e delle testimonianze. A rafforzare il quadro investigativo, secondo la Procura, anche il presunto tentativo di fuga verso il Marocco di Long e Ragme: i telefoni dei due si sarebbero agganciati alle celle della zona nella notte dell’aggressione. I quattro arrestati hanno però respinto le accuse. Durante l’interrogatorio di convalida, Long, Ragme e Mahboubi hanno negato di avere partecipato al pestaggio. La difesa di Long e Ragme sostiene che i due fossero presenti nel parcheggio ma che non abbiano picchiato Musiani. L’avvocato Elia Valentini ha indicato diversi possibili testimoni, sostenendo che quella notte fossero presenti numerosi ragazzi appartenenti a gruppi diversi. Secondo la versione fornita dai due giovani, inoltre, il minorenne coinvolto nell’indagine non sarebbe stato con loro, ma con un altro gruppo. Lo avrebbero visto partecipare alla rissa. Potere al Popolo, i diritti di chi attraversa il mare, «un futuro migliore» per chi arriva. Poi un figlio accusato di avere massacrato di botte un uomo fragile e indifeso, che quel futuro non l’ha più avuto.
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