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Il figlio del boss di Tropea che voleva fare soldi a Roma nel settore immobiliare

  • Postato il 8 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Il figlio del boss di Tropea che voleva fare soldi a Roma nel settore immobiliare

Il Quotidiano del Sud
Il figlio del boss di Tropea che voleva fare soldi a Roma nel settore immobiliare

Alessandro La Rosa, figlio del presunto boss di Tropea, Francesco detto “Il Bimbo” racconta all’imprenditore catanzarese Danilo Abramo della sua intenzione di fare soldi puliti a Roma investendo nel settore immobiliare. La circostanza emerge nella vicenda della presunta dazione di denaro del primo al secondo per l’acquisto di un immobile all’asta


VIBO VALENTIA – «Voglio comprare nel centro di Roma… Così poi faccio soldi puliti»; l’intenzione di Alessandro La Rosa, figlio del boss di Tropea, Francesco Alias “Il Bimbo”, sarebbe stata quella di trasformarsi progressivamente in un imprenditore immobiliare prendendo come riferimento Danilo Abramo con cui i rapporti e le cointeressenze sono emersi nell’indagine della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Catanzaro che ha portato all’emissione di 5 misure cautelari (2 in carcere e 3 ai domiciliari) e ad indagare a piede libero altre 26 persone.

La vicenda riportata nelle carte investigative è quella in cui emerge la richiesta di un prestito di ventimila euro che sarebbero serviti ad Abramo per coprire la somma per aggiudicarsi un immobile all’asta nel territorio di Pisa entro il 19 maggio 2022, asta a cui avrebbe partecipato con Abramo e l’avvocato Gennaro Pierino Mellea (questi due ai domiciliari).

LA FIGURA DI ALESSANDRO LA ROSA

La somma di danaro, nell’impostazione accusatoria, è di più che probabile provenienza illecita considerata l’appartenenza di La Rosa all’omonimo clan, l’allora restrizione carceraria del di lui padre per reati di stampo ’ndraghetistico in sono all’operazione “Rinascita Scott”, e, comunque, la volontà dello stesso di “ripulire” le proprie disponibilità nel settore immobiliare.

La Rosa, all’epoca dei fatti in contestazione era gravato da alcuni procedimenti di polizia e carichi pendenti. Nell’ambito dell’operazione “Olimpo-Maestrale-Imperium” condotta dalla Dda di Catanzaro è stato attinto, nell’anno 2023, da misura cautelare custodiale per essere gravemente indiziato, tra l’altro, di far parte dell’omonima consorteria; condotta per cui è stato condannato a 17 anni di reclusione all’esito del primo grado di giudizio.

LA DAZIONE DI DENARO

Secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, che la dazione del prestito sia avvenuta lo si ricava anzitutto dalla conversazione del 6 maggio 2022 negli uffici della Crd Immobiliare Srl, che vedeva presenti Abramo e Mellea i quali facevano riferimento alla quantificazione della somma necessaria per il saldo prezzo di una procedura esecutiva, previsto per il 19 maggio 2022. Nell’effettuare le operazioni, i due soci conteggiavano le somme disponibili (90.000 euro + 50.000) alle quali aggiungere un’ulteriore somma di 40.000 euro di cui una parte pari a 20.000  li avrebbe stanziati Alessandro La Rosa di Tropea: («…Quello di…, mi dovrebbe prestare 20.000 quello di coso… di Tropea…»).

Alle parole di Abramo, Mellea avrebbe mostrato scettiscismo sicché il suo interlocutore lo avrebbe ripreso asserendo che per la parte di Tropea non doveva preoccuparsi, in quanto Alessandro glieli aveva promessi e, quindi, avrebbe tenuto fede al suo impegno: «…Quello di Tropea, penso non c’è problema… l’ha promesso.., non c’è problema…».

GLI ACCERTAMENTI BANCARI

Alla riscontro della effettiva dazione di denaro, gli inquirenti della Finanza hanno compiuto accertamenti bancari dai quali è emerso che nella settima compresa tra l’1 e il 6 giugno 2022 Abramo avrebbe eseguito 4 versamenti in contanti, sul conto corrente acceso presso Poste Italiane ed intestato alla sua società, la Ida Immobiliare Snr, per la somma di 16.000 euro. Operazione che porta gli investigatori a ritenere che la somma depositata sul conto corrente fosse quella fornita da La Rosa.

In ordine, poi, al carattere ritenuto illecito della somma ricevuta, nel compendio intercettivo emerge la volontà del La Rosa di effettuare investimenti immobiliari; nello specifico si parlava della possibile compravendita di un immobile a Roma, e che egli sarebbe disposto anche ad investire duecentomila euro in contanti per realizzare soldi puliti: «… perché io voglio comprare nel centro di Roma… Così poi faccio soldi puliti…».

ABRAMO SU LA ROSA: “E’ IL FIGLIO DEL “BIMBO””

Secondo gli inquirenti, Danilo Abramo era perfettamente a conoscenza di chi fosse Alessandro La Rosa e la sua appartenenza all’omonima famiglia di ’ndrangheta contigua al clan Mancuso, e ciò emerge chiaramente in una conversazione tra l’imprenditore immobiliare e un suo collaboratore (non indagato) in cui «palesava nitidamente di conoscere lo spessore criminale di La Rosa: Abramo: “Lo sai chi è lui, no?»; Collaboratore: «L’ho visto…ah?” “lui soldi?»; Abramo: «Ne ha, ne ha»; collaboratore: “Ho capito chi è”; Abramo: «Mancuso, Limbadi?»; poi sussurrando: «È il figlio di La Rosa, U Bimbo»; collaboratore dopo qualche secondo di silenzio): «Ah!».

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