Il cinema, voce tonante della cultura pop
- Postato il 30 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
Il cinema, voce tonante della cultura pop
La settima arte, il cinema: il motore segreto della nostra identità ed è la voce tonante della cultura pop
C’è una sostanziale differenza il mondo della narrativa, sia essa legata ad un linguaggio letterario o fumettistico, e il mondo del cinema e dell’animazione. Il primo è fruibile attraverso un’esperienza individuale, il secondo anche in un’esperienza collettiva. In questo piccolo principio c’è un abisso popolato da fantasmagorici mostri marini.
Il cinema è la voce tonante della cultura pop. Non è mai stato soltanto una questione di proiettori, di pellicole che scorrono a ventiquattro fotogrammi al secondo o di popcorn sgranocchiati nel buio complice di una sala periferica. Il cinema, fin da quando i fratelli Lumière registrarono la meraviglia spaventata dei primi spettatori davanti a un treno in arrivo, fin da quando Winsor McCay presentò le animazioni di Gertie il Dinosauro, ha preteso di fare qualcosa di molto più grande, sottile e sfacciato: raccontare chi siamo mentre crediamo soltanto di essere intrattenuti. Possiamo dire lo stesso della narrativa o del fumetto? Forse con letteratura e fumetto l’inganno è meno palese o meglio occultato. E in tutto ciò, quella vibrazione d’esistenza che risponde al nome di cultura pop, come si innesta?
CULTURA POP E SETTIMA ARTE, IL FILO INVISIBILE
C’è un filo invisibile ma robustissimo che lega la cosiddetta “settima arte” al calderone in perenne fermento della cultura pop. Un legame metabolico, quasi carnale, dove non si capisce mai del tutto chi stia influenzando chi. Il cinema attrae la realtà, la digerisce, la trasforma in mito e poi la restituisce al pubblico sotto forma di immagini viscerali, frasi mandate a memoria, modi di vestire e persino di pensare. È la fabbrica dei sogni, certo, ma soprattutto è la più fedele, impietosa e affascinante cartina di tornasole della società di massa. Prendiamo quel periodo assurdo, spesso al confine della realtà, eppure fantasmagorico sotto il profilo della creatività che risponde al nome di anni ‘80, un decennio in cui la cultura popolare ha vissuto una vera e propria esplosione cromatica e concettuale.
Senza opere come Ritorno al futuro, I Goonies o Grosso Guaio a Chinatown non avremmo avuto la codifica visiva di un’intera generazione. Spielberg e Lucas non si sono limitati a fare film per ragazzi: hanno costruito la mitologia di una modernità frammentata, trasformando giacche di pelle, skate e navicelle spaziali nei feticci di un nuovo culto laico. La cultura pop si è nutrita di quelle visioni, le ha assorbite fino a renderle parte integrante del proprio linguaggio quotidiano. Oggi basta un DeLorean DMC-12 o un giaccone con spalline per evocare un intero universo semantico, nato e cresciuto proprio su uno schermo bianco. Ma il processo funziona anche a parti inverse. Il cinema è un animale bulimico: fiuta gli umori della strada, intercetta le nevrosi collettive, ruba dalla musica, dal fumetto, dalla moda e persino dai social network per rimanere rilevante. Il problema è che spesso, proprio a differenza del fumetto, non lo sa abbastanza velocemente.
DAL POP GLOBALE DI TARANTINO ALLA MASCHERA DI DARTH VADER
Quando Tarantino firma Pulp Fiction nei primi anni Novanta, non fa altro che prendere i detriti della sottocultura di serie B (i romanzi da quattro soldi, il rockabilly, i B-movie polizieschi) e assemblarli in un mosaico d’autore che diventa istantaneamente il nuovo standard della cultura pop globale. È il cortocircuito perfetto: il “basso” che diventa “alto“, la spazzatura che si fa icona, il frammento marginale che siede al centro del villaggio globale. In questo continuo rispecchiamento, il cinema ha un potere che nessun’altra forma d’arte possiede con pari efficacia: la capacità di creare icone immortali, perché se un’immagine vale più di mille parole, una fotografia vale più di mille immagini.
Una maschera come quella di Darth Vader o il profilo di un supereroe non appartengono più ai loro creatori, e nemmeno alla storia della cinematografia in senso stretto. Appartengono al patrimonio che costituisce l’immaginario collettivo. Diventano magliette, graffiti, meme, citazioni usate dai politici durante i dibattiti televisivi. In una parola: popolo e la sua cultura. Guardare al cinema significa, in fondo, guardarsi allo specchio. Non per cercare la verità storica o la lezione morale, ma per capire verso dove sta andando la pancia del mondo.
Finchè ci sarà una storia capace di farci battere il cuore nel buio di una sala e di farci parlare di sé il mattino dopo al bancone del bar, il cinema continuerà a essere il cuore pulsante della nostra cultura popolare. Spettacolare, imperfetto, ma spaventosamente vivo… come la Cultura Pop.
Il Quotidiano del Sud.
Il cinema, voce tonante della cultura pop