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Il cinema e quella moltitudine di spettatori perduti

  • Postato il 12 giugno 2024
  • Di Il Foglio
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  • 3 min di lettura
In sintesi

L'estate cinematografica americana 2024 inizia con risultati deludenti al box office durante il Memorial Day weekend, segnando un possibile cambio di rotta rispetto al boom dello scorso anno. Nonostante un'offerta di blockbuster prestigiosi, il pubblico fatica a tornare nelle sale con l'entusiasmo precedente. L'analisi esamina se si tratti di una flessione temporanea o di una crisi strutturale nel settore dell'intrattenimento cinematografico post-pandemia.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Il cinema e quella moltitudine di spettatori perduti
Il cinema e quella moltitudine di spettatori perduti

Inciampo o caduta libera? I numeri del Memorial Day 2024 – primo giorno dell’estate cinematografica americana, che a differenza della nostra è stata sempre ricca di titoli e incassi – erano molto al di sotto delle previsioni. Certo, esistono gli “sleeper”: film che partono in sordina e poi ricuperano, fino a diventare titoli di culto assoluto – non è il caso dei blockbuster estivi. Potrebbe voler dire che le previsioni erano ottimiste e speranzose, dopo l’estate del 2023 – con due titoli eccezionali come “Oppenheimer” di Christopher Nolan e “Barbie” di Greta Gerwig, che hanno riportato nelle sale anche chi aveva perso l’abitudine dopo la pandemia. Oppure è crisi, da non sottovalutare.

Sulla carta, l’offerta di inizio estate pareva all’altezza. “Furiosa” di George Miller: tra i venerati maestri invitati a Cannes, il meno venerato (dai critici pigri che non danno mai una scrollata alla classifica, per fare posto a chi, nel 1979, debuttò con il primo “Mad Max”) e il più contemporaneo, nonché presente a se stesso. E c’era il gatto “Garfield”, caro ai piccini che non hanno scoperto le gioie dello streaming. Finora, sono circa 75 milioni – parliamo di incassi in patria – per il gatto divora-lasagne, 58 milioni circa per la guerriera.
“Stiamo annegando in un mare di cifre rosse”, sostiene Bruce Nash, titolare della banca dati Numbers. Intervistato dall’Atlantic, aggiunge: “Le persone al cinema non vanno più”. L’illusione di andare verso un altro anno “Barbenheimer”, dai titoli combinati dei campioni d’incasso nell’estate 2024, sembra già svanita.
Non per tutti: Paul Dergarabedian di Comscore accusa i colleghi di “memoria corta”. Ricorda che abbiamo avuto lo sciopero degli sceneggiatori e quello degli attori, che negli ultimi mesi del 2023  non sono usciti film importanti. La gente è andata meno al cinema, ha visto meno trailer, e non ha in mente titoli che la stuzzicano. Una catena di sciagure, con una nota di ottimismo: devono ancora uscire “Inside Out 2” e “Deadpool & Wolverine”. “La stagione non sarà eccezionale – sostiene Thaddeus Bouchard, presidente di Screendollars (azzeccata ragione sociale) – ma comunque andrà bene”. 

“Un raffreddore, non una malattia terminale”, è la sintesi di Shirley Li che firma l’articolo sulla “strana estate”. Ma la fuga, o il disinteresse, del pubblico è un dato accertato. Nel 2019, lo spettatore comprava in media 4,6 biglietti, e chi andava al cinema – c’è anche gente che preferisce il ricamo a punto croce o la pesca sportiva – lo faceva quasi una volta al mese. Poi è arrivato lo streaming, l’abitudine è andata persa. Chi ha affollato le sale per vedere “Barbie” o “Oppenheimer”, non è tornato la settimana dopo. E neppure il mese dopo. 
L’industria sta facendo di tutto per ritrovare gli spettatori perduti. Tutto tranne abbassare il prezzo del biglietto: in caso contrario, le sale rischierebbero la chiusura. Per i film più spettacolari, grande schermo e qualità della proiezione sono indispensabili. Se Tom Cruise rischia la vita per farci divertire, vederlo sul cellulare pare un videogioco e addio applauso a scena aperta. Il “Signore degli Anelli” e “Harry Potter” hanno esaurito il loro ciclo, assai redditizio. “Game of Thrones” e tra poco “House of Dragons” sono andati in streaming direttamente nelle case degli spettatori. Bisognerà rivedere le cifre del “successo estivo”, e adeguare i budget.

Soprattutto, non andrebbe sottovalutata la voglia di novità: si parla di “franchise fatigue”, per certe saghe – ormai quasi tutte – troppo sfruttate e ripetitive. Ma né le emozioni di “Inside Out 2” né i male accoppiati supereroi “Deadpool & Wolverine” hanno l’originalità di “Barbie”.

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Autore
Il Foglio

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