Il cielo italiano non è mai stato così affollato: ecco perché volano sempre più aerei
- Postato il 11 agosto 2026
- Di Panorama
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Dopo quanto festeggiato domenica 26 luglio, quando nei cieli italiani è stato registrato il nuovo record di traffico aereo civile, con 8.446 movimenti gestiti dall’ente Nazionale Assistenza al volo (Enav) nell’arco di un giorno e nello spazio aereo nazionale, ci si può porre una domanda logica: perché, mese dopo mese, l’aviazione civile cresce sempre di più nel mondo e, di conseguenza, anche in Italia? Le cause, spesso concatenate tra loro, sono diverse, e nel cielo italiano hanno portato a un aumento di 106 movimenti rispetto ai dodici mesi precedenti.
Cosa c’è alla base di questo record
Alla base della crescita italiana c’è la crescente esigenza di alcune comunità e territori di avere collegamenti aerei di prossimità. E, siccome non si riescono a costruire nuovi aeroporti per mancanza di spazio, anche quelli che prima erano sottoutilizzati devono divenire profittevoli, ma questo avviene (di norma) sopra il milione di passeggeri. Che devono essere attratti da nuove proposte. La domanda è generata anche dal sempre più critico spostamento su gomma, con la rete autostradale che negli ultimi decenni non è cresciuta, e persistono le tipiche difficoltà dovute ai lavori di manutenzione di reti stradali ormai risalenti agli anni Sessanta, che non riescono a supportare volumi di traffico decuplicati. Ecco, allora, che scali che un tempo erano soltanto militari o decentrati sono oggi divenuti strategici per l’aviazione civile, da Bergamo (17 milioni di passeggeri) a Trapani Birgi (1.007.409 passeggeri nel 2025).
Le conseguenze dell’aumento dei voli aerei
Ma un aumento dei collegamenti aerei porta con sé anche la crescita del personale di condotta (gli equipaggi), come dei tecnici per la manutenzione, così ecco crescere anche il traffico aereo delle scuole di volo (per formare un professionista del cielo da zero ci vogliono circa tre anni), che in estate si somma a quello dell’aviazione generale (turistica e d’affari). Quindi più collegamenti aerei, più richiesta di piloti e, di conseguenza, più allievi nelle scuole di volo, e quindi anche più voli locali di addestramento. Questi percorrono rotte differenti da quelle commerciali, occupano spazi aerei differenti, ma sono comunque voli gestiti da Enav e vengono registrati. Esistono anche esempi di convivenza tra scuole e voli commerciali nello stesso aeroporto, come avviene, per esempio, a Catania Fontanarossa, dove sulla medesima pista operano l’Aero Club locale e il traffico passeggeri.
La situazione nei cieli italiani
Anche se a generare il picco di traffico sono i collegamenti stagionali (aumento di collegamenti da e verso le destinazioni estive), cresce anche la domanda di trasporto cargo, circa il 23% dei voli che possiamo seguire sui siti web di tracciamento. Un altro fattore, seppure ancora limitato nei numeri rispetto a quanto avviene in altre nazioni europee, è costituito dal turismo aereo che proviene dall’estero e transita nel cielo italiano, per poi fare scalo da noi o proseguire per altre destinazioni come Grecia, Spagna, paesi balcanici ed extraeuropei. Nel territorio italiano, esistono anche aeroporti turistici di grande valore, particolarmente ambiti dal traffico privato internazionale, da Olbia Costa Smeralda, che primeggia di fatto per movimenti di jet privati, fino allo storico aeroporto Nicelli di Venezia Lido, creato negli anni Venti e oggi ancora una pista erbosa adatta a piccoli aeromobili, passando per l’aeroporto di Marina di Campo sull’isola d’Elba.
Come sono cambiati i voli aerei nel resto del mondo
La medesima tendenza di riqualificazione di scali minori si ha in generale in tutta l’Europa, così le destinazioni che prima erano appannaggio di pochi stanno attraendo sempre più voli, come le piste sulle isole croate di Brač e Mali Lošinj. Certamente, alla base di tutto c’è la crescita demografica e la maggiore capacità di spesa per viaggiare; ci sono le compagnie a basso costo e la richiesta di voli in forte aumento da parte dei Paesi asiatici. Ecco dunque che, dopo gli anni della pandemia di Covid-19, il modello di trasporto aereo «punto a punto» ha definitivamente sostituito quello «Hub & Spoke» che vedeva pochi grandi aeroporti concentrare i voli e poi redistribuirli.
Infine, tra i fenomeni da registrare, anche l’instabilità geopolitica e i conflitti in essere nel mondo, che costringono molte compagnie a percorrere rotte nuove per evitare pericoli, spingendo i collegamenti anche nel nostro cielo. È il caso dei voli che evitano lo spazio aereo ucraino e sono diretti a sudovest, come quelli che dall’emisfero australe un tempo sorvolavano l’Iran e lo Yemen, e oggi virano a nordovest, arrivando nei cieli europei.
Cosa potrebbe accadere in futuro
La tecnologia impiegata per la gestione del traffico aereo e la preparazione dei controllori permettono comunque di mantenere un alto livello di sicurezza in cieli sempre più trafficati, ma c’è da aspettarsi che lo sviluppo dell’aviazione commerciale in continenti finora limitati in fatto di collegamenti porterà a nuove sfide da affrontare e risolvere. Si pensi per esempio all’Africa, oggi fanalino di coda, con una crescita inferiore al 4% annuo nel numero di collegamenti generati dal proprio territorio.
Quanti sono oggi i voli commerciali in tutto il mondo? Dalle fonti ufficiali dell’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (Icao) ci si avvicina ormai ai 40 milioni l’anno, con un totale di 5 miliardi e 250 milioni di biglietti venduti.