Il caso della bambina di Roma e del condominio che blocca il suo prelievo: va rivista la legge sulla bigenitorialità

  • Postato il 1 aprile 2025
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La vicenda avvenuta a Roma che vede protagonista una bambina di cinque anni che si è legata con lo scotch a una sedia sotto un tavolo per non essere separata dalla madre, solleva interrogativi profondi e drammatici sull’equilibrio tra tutela dei minori, decisioni giudiziarie e il concetto stesso di giustizia come protezione. Una bambina che rifiuta il prelievo forzato è un segnale da ascoltare, non da ignorare. Il gesto estremo e simbolico della minore è l’espressione di un disagio profondo, che va ben oltre la normale opposizione infantile.

Un tale comportamento non è solo frutto di una relazione affettiva intensa con la figura materna, ma manifesta anche una volontà consapevole, espressa nel linguaggio che un bambino può usare con il corpo, l’azione, il rifiuto.

Il punto non è se il provvedimento sia formalmente legittimo. Il punto è se sia giusto provocare un trauma irreparabile.
Quando la giustizia diventa trauma non è più giustizia ma violenza. L’intervento dello Stato, laddove la tutela dei minori sia necessaria, dovrebbe essere proporzionato, tempestivo, rispettoso della dignità e del superiore interesse del minore (art. 3 Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia, ratificata con L. 176/1991). Tuttavia, quando il sistema interviene senza ascolto, senza gradualità, senza mediazione, il confine tra tutela e violenza istituzionale diventa drammaticamente sottile.

In casi come questo, si rischia di produrre l’effetto contrario a quello dichiarato: non si protegge il minore, lo si danneggia.

Il fatto, poi, che un intero condominio si sia mobilitato per impedire il prelievo forzato dimostra che la società civile ha percepito la misura come ingiusta, sproporzionata, disumana. Quando è il popolo a dover contenere l’eccesso dello Stato, siamo di fronte a una rottura del patto fiduciario tra istituzioni e cittadini. Lo Stato non può delegare la propria funzione protettiva alla reazione spontanea della collettività. Deve, invece, interrogarsi su come siano potuti accadere fallimenti sistemici e di ascolto, che hanno portato un’intera comunità a difendere chi, sulla carta, doveva essere già tutelato dallo Stato.

La conferenza stampa che ho organizzato alla Camera Dei Deputati e l’interrogazione parlamentare che ho presentato al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sono atti istituzionali necessari in presenza di una situazione che evoca gravi profili di lesione dei diritti fondamentali della minore.

Questo caso impone una riflessione urgente sulla giustizia minorile, la quale deve essere ripensata in chiave relazionale e non solo procedurale. Ma soprattutto serve una seria revisione della Legge n. 54 del 2006. Tale norma ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della bigenitorialità, ossia il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori anche dopo la separazione o il divorzio. Un principio condivisibile nei suoi intenti, fondato sull’idea che la presenza di entrambi i genitori sia, in linea generale, un valore per la crescita sana ed equilibrata del figlio.

Tuttavia, a quasi vent’anni dalla sua entrata in vigore, è ormai evidente che il principio della bigenitorialità non può essere applicato come dogma, né in modo automatico e indifferenziato. Esistono contesti familiari, troppo spesso sottovalutati, in cui uno dei due genitori manifesta comportamenti violenti, abusanti o gravemente disfunzionali. In questi casi, insistere sul mantenimento della bigenitorialità senza una reale valutazione del rischio significa sacrificare il superiore interesse del minore sull’altare della formalità.

La giurisprudenza, sia nazionale che della Corte EDU, ha più volte affermato che il diritto del minore alla relazione con entrambi i genitori non è assoluto, ma va sempre valutato alla luce della concreta idoneità genitoriale e della capacità di ciascun genitore di contribuire in modo positivo alla crescita del figlio. Eppure, nella prassi, si continuano a registrare decisioni giudiziarie che, pur in presenza di denunce documentate per maltrattamenti, stalking o abusi, dispongono affidi condivisi o incontri “protetti” con genitori violenti, mettendo a rischio l’incolumità psico-fisica del minore e della madre che lo tutela.

Questa grave deriva applicativa impone una revisione urgente della legge n. 54/2006, affinché venga esclusa la bigenitorialità nei casi in cui uno dei genitori sia autore di violenza domestica, anche assistita, in coerenza con i principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul (ratificata dall’Italia con L. 77/2013). È necessario rafforzare l’obbligo di ascolto del minore in tutte le fasi del procedimento, in linea con l’art. 12 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e con l’art. 336-bis c.c. Si devono introdurre formazioni obbligatorie per magistrati, magistrate, operatori e operatrici dei servizi sociali e CTU sul riconoscimento della violenza di genere e delle sue dinamiche, per evitare prassi distorsive e vittimizzazioni secondarie.
È fondamentale prevedere l’obbligo di valutazione del rischio e della capacità genitoriale reale, prima di imporre regimi di frequentazione o affido condiviso in contesti di conflitto asimmetrico e violento.

La tutela dei minori non può essere piegata a un formalismo giuridico. Il diritto alla bigenitorialità deve rimanere tale: un diritto del figlio, non un privilegio automatico del genitore violento. Rivedere la legge 54/2006 significa porre finalmente al centro il minore come soggetto di diritti, non come oggetto di un equilibrio astratto.

In merito, ho presentato una proposta di legge che spero venga discussa il prima possibile. La legalità non può essere cieca. E lo Stato che infligge traumi ai minori perde la sua legittimità morale, ancor prima che giuridica. Una bambina che urla e si lega con lo scotch per non essere portata via dalla propria casa è un monito. Non contro una madre, non contro un giudice, ma contro un sistema che non ascolta abbastanza.

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Il Fatto Quotidiano

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