Il caso Bonaccini investe anche i media, Anso: “Video diffuso senza fonte, rispetto per le redazioni locali”
- Postato il 30 agosto 2026
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- Di Genova24
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Genova. Un caso dentro il caso. Le dichiarazioni di Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Partito Democratico, non infiammano solo il dibattito politico italiano, ma accendono i riflettori anche sul ruolo delle redazioni locali nel mondo dell’informazione.
Perché le frasi sul “voto di destra” da parte di chi “ha poco studiato”, rilanciate sui social dalla premier Giorgia Meloni (ancor prima dal deputato Galeazzo Bignami) e rimbalzate poi su tutti i giornali negli scorsi giorni, arrivano da un’intervista esclusiva a IVG, testata del gruppo Edinet che segue la provincia di Savona. Quel contenuto è circolato ovunque, ma spesso non è stata citata la fonte che per prima lo aveva realizzato e pubblicato. A denunciarlo oggi è Anso, associazione nazionale della stampa online alla quale aderiscono anche IVG e Genova24 insieme a numerose testate locali.
Andrea Chiovelli, direttore di IVG, ricostruisce la vicenda: “Il nostro Nicola Seppone ha realizzato l’intervista sul campo, come facciamo ogni giorno. Qualcuno ha scaricato dalla nostra pagina il video, ne ha estrapolato un frammento e lo ha diffuso sui social senza in alcun modo attribuircelo. Da lì si è diffuso in modo indiscriminato. Vedere quel materiale rimbalzare ovunque, fino a diventare argomento di scontro tra leader nazionali, senza un riferimento a chi lo ha prodotto, purtroppo non è una novità per chi fa informazione locale, ma resta un episodio che vale la pena raccontare”.
“Quando un contenuto prodotto da una piccola redazione diventa protagonista del dibattito nazionale, dovrebbe automaticamente crescere anche il riconoscimento dovuto a chi lo ha realizzato. Invece accade spesso l’esatto contrario: più il contenuto diventa centrale, più chi lo ha prodotto scompare dal racconto – dichiara il presidente di Anso, Michele Pinto -. Non chiediamo trattamenti di favore: chiediamo che il lavoro delle redazioni locali venga trattato con lo stesso rispetto che ci si aspetterebbe fosse riservato a chiunque altro. È una questione di correttezza professionale, prima ancora che economica, che pure è importante. ”
“C’è un paradosso che vale la pena sottolineare”, prosegue la nota dell’associazione: “Sono spesso le stesse grandi testate a invocare con forza il rispetto del copyright quando si tratta di piattaforme come Google o i social, ottenendo tutele e accordi, salvo poi non applicare lo stesso principio quando la fonte è un piccolo editore locale. E mentre da mesi si discute di come l’intelligenza artificiale minacci il futuro del giornalismo, episodi come questo ricordano che, in questi casi, la minaccia al giornalismo locale arriva da altri giornalisti, non da un algoritmo”.
Un episodio che Anso porta all’attenzione “non per protagonismo, ma perché racconta una dinamica ricorrente nel rapporto tra grande e piccola editoria: il lavoro di chi fa giornalismo sul territorio merita di essere riconosciuto per quello che è, un contributo reale all’informazione del Paese, tanto più quando quel contributo arriva a determinare l’agenda del dibattito nazionale”.
La ricostruzione del caso Bonaccini: perché se ne parla
Rispondendo ai microfoni di IVG sul perché il centrosinistra fatichi a intercettare il consenso dei lavoratori, Bonaccini aveva risposto: “È un discorso che riguarda tutto l’Occidente e l’Europa. Il voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci – spiega -. È il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne delle città e di chi sta peggio economicamente. È una Europa diversa. A differenza di quello che è accaduto alla mia generazione, quando il lavoro era una certezza, e la crescita economica si accompagnava a quella demografica, negli ultimi 10-15 anni abbiamo avuto la perdita dei posti di lavoro, il dramma demografico, una Europa che una volta rappresentava 1/3 del PIL mondiale e oggi è meno del 20 e quindi chi sta peggio rischia di ascoltare chi parla alla pancia della gente”.
A stretto giro è arrivata la dura presa di posizione della Premier Giorgia Meloni, che sui propri canali ufficiali ha ripreso le parole pronunciate da Bonaccini ad Albenga per muovere un duro attacco al Partito Democratico: “In una illuminata lezione – ha scritto la Premier sui social – Stefano Bonaccini, Presidente del Partito Democratico, ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare”.
“Forse – ha aggiunto Meloni -, Bonaccini dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra. Hanno visto città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare. Quegli italiani votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo. Ed è forse proprio questo rispetto che Bonaccini e una certa sinistra, nonostante le molte sconfitte, non hanno ancora studiato abbastanza”.
La replica del presidente Dem era arrivata in televisione ai microfoni della trasmissione Coffee Break su La7 e all’Ansa per precisare il senso del suo intervento ingauno e rispedire le accuse al mittente: “Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo. Io dicevo che negli ultimi dieci anni in Occidente, ogni volta che si è votato, e spesso ha vinto la destra, dal primo al secondo Trump, alla Brexit, alla Le Pen, al voto alla destra in Italia, la destra ha preso un voto non di tutti, ma maggioritario, se scorporiamo, tra coloro che hanno un po’ meno titoli di studio, tra chi sta peggio economicamente e tra chi vive nelle aree interne, nelle campagne, nelle periferie delle città. Questo è accaduto, scorporando il voto, ci sono le analisi, gli studi. Il che non vuol dire che non ci siano plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci. Ma io l’ho detto come problema per la sinistra”.
Bonaccini a Genova: “Contro di me aggressione mediatica della destra”
Sabato sera, durante un’intervista sul palco della Festa dell’Unità di Genova, Bonaccini ha rincarato la dose: “Mi auguro che la polemica finisca – ha detto secondo quanto riportato dall’Ansa -. Domattina sarò alla Summer School di Fratelli d’Italia, mi avevano invitato per un confronto e nonostante quello che stanno facendo e dicendo io ci vado, perché sono una persona seria, aggressioni mediatiche così forti della destra contro di me le ricordo nei due mesi di campagna elettorale tra il 2019 e l’inizio del 2020“.
“Quando ho fatto il presidente di Regione, a parte che una trentina di sindaci che avevano battuto il centrosinistra hanno sostenuto la mia candidatura, ma tutti i sindaci di centrodestra mi hanno sempre rispettato molto perché a loro dicevo sempre: guardate, verrete trattati esattamente come gli altri – ricorda – Perché quando guidi un’istituzione, è vero che sei eletto da una parte, così funziona la democrazia, ma dovresti ricordarti che tu devi fare gli interessi di tutti i cittadini, anche quelli che non ti voteranno mai. Ecco, mi sarei aspettato un po’ più di rispetto da chi è alla guida di questo Paese“.