Il Campiello, belle voci al Teatro Carlo Felice per un’opera che mancava da oltre 80 anni

  • Postato il 14 marzo 2026
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campiello

Genova. Belle voci da ascoltare e sorrisi, anche grazie all’interpretazione dei cantanti stessi. Applausi al debutto del Campiello al Teatro Carlo Felice. Un’opera poco frequentata che mancava dal palcoscenico genovese da oltre 80 anni e che forse per questo non ha fatto registrare il tutto esaurito.

La commedia di Goldoni è stata musicata da Ermanno Wolf-Ferrari nel 1936 e quindi risente di tutte le influenze musicali pregresse: echi di Verdi, persino un momento di valzer e così via. Non un’opera memorabile, ma che non merita di finire nel dimenticatoio e i tre atti andati in scena ieri sera, 13 marzo, lo dimostrano soprattutto se il cast è azzeccato.

Non solo cantanti, servono per il Campiello: gestualità e capacità attoriali, oltre che una certa credibilità nel parlare in veneziano, rappresentano una buona parte degli ingredienti che permettono la riuscita dell’opera.

Il Campiello è una piazza veneziana su cui si affacciano le finestre delle case di varie famiglie. Corteggiamenti, gelosie, ripicche, ma anche convivialità, vengono messi in piazza con i pro e i contro del caso tra baruffe e bagordi, tra risse grottesche e piccoli momenti di malinconia.

Astolfi, un cavaliere napoletano spendaccione e donnaiolo, alloggia in una locanda e si bea della visione delle donne nubili del Campiello, tutte in cerca di marito: Gasparina vive con lo zio Fabrizio, anch’egli napoletano e non vuole mescolarsi con le altre abitanti: Lucieta è innamorata del merciaio Anzoleto, che vive con sua madre, Dona Cate. Lucieta considera Gnese, altra giovane nubile, una rivale. Gnese vive con la madre Dona Pasqua. Entrambe le madri hanno ruoli comici e sono interpretate da uomini. Gnese a sua volta è innamorata di Zorzeto (ricambiata), un ragazzo che vive nella stessa piazza con la madre Orsola. 

Nessun personaggio spicca sugli altri, a essere il protagonista è proprio il Campiello, che in questa versione con la regia di Federico Bertolani nell’allestimento dell’Arena di Verona, dialoga con una Venezia che si evolve sullo sfondo: dalle gondole con Arlecchino e Colombina a bordo sino al Mose e alle grandi navi da crociera. Un excursus che mostra come la città possa cambiare nel corso del tempo, ma forse l’umanità è sempre quella, in cui a volte basta una cena pagata per accomodare gli screzi. Bertolani inserisce anche due personaggi non parlanti con uno che è già in scena prima che inizi l’opera e che si muove sul palco anche durante l’intervallo.

Le scenografie di Giulio Magnetto puntano su una piazza monocromatica, sul beige, esaltata dalle luci solari di Claudio Schmid. Forse un azzardo se si considera che a Venezia i colori delle facciate sono una caratteristica dell’architettura cittadina.

I cantanti si muovono bene, come detto, esaltati dall’eleganza dei costumi di Manuel Pedretti.

Tutte voci interessanti e pulite quelle di Bianca Tognocchi (Gasparina), Leonardo Cortellazzi (Dona Cate Panciana), Gilda Fiume (Luçieta), Saverio Fiore (Dona Pasqua Polegana), Benedetta Torre (Gnese), Paola Gardina (Orsola), Matteo Mezzaro (Zorzeto), Gabriele Sagona (Anzoleto), Biagio Pizzuti (Il Cavaliere Astolfi), Marco Camastra (Fabrizio Dei Ritorti). I due ruoli “en travestì” sono stati particolarmente apprezzati dal pubblico.

La direzione di Francesco Ommassini ha saputo trovare un buon equilibrio anche nelle parti più complicate dal punto di vista della gestione “del gruppo”, nulla da dire sui momenti di maggior lirismo.

Repliche domenica 15 alle 15 e mercoledì 18 alle 20.

 

 

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Genova24

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