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Pensate che la sfiducia verso i medicinali, i vaccini o le tecniche che rendono i cibi sicuri da mangiare sia un fenomeno, tutto sommato, circoscritto? È il momento di ricredervi: 7 persone su 10 sono convinte che almeno una, tra le più diffuse fake news in fatto di salute o alimentazione, sia vera.
A metterlo in luce è un'analisi su oltre 16.000 partecipanti provenienti da 16 diversi Paesi, invitati a spiegare se credessero ad affermazioni come: "il latte appena munto è più sano di quello pastorizzato", o "i rischi delle vaccinazioni pediatriche superano i benefici", o ancora "il fluoro nell'acqua fa male". I sorprendenti risultati del rapporto - realizzato da Edelman, società di comunicazione e relazioni pubbliche internazionale che ogni anno prepara un rapporto sulla fiducia globale all'interno di settori specifici - sono stati ripresi in un articolo su Nature.. Non ne sono certo.... I partecipanti hanno dovuto indicare se pensassero che le tre affermazioni citate qui sopra, oltre a: "le proteine animali sono più sane di quelle vegetali"; "i vaccini sono usati per il controllo della popolazione"; e "il paracetamolo usato in gravidanza causa autismo", fossero vere o false, oppure se non sapessero esprimersi in merito. Per ognuna di queste sei totali, e controverse, affermazioni, c'è stata una percentuale di persone compresa tra il 25% e il 32% che si è detta convinta che la frase fosse vera, e una fetta, compresa tra il 17% e il 39% degli intervistati, che ha affermato di essere in dubbio sulla sua veridicità.
Sette persone su dieci hanno detto di credere ad almeno uno di questi enunciati, molti dei quali sostenuti dallo stesso segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr.. Disinformati insospettabili. Qui però la politica c'entra fino a un certo punto. Anche perché la ricerca non ha riguardato gli Stati Uniti soltanto. Nella maggior parte dei Paesi in cui è stata condotta l'analisi (c'erano Germania, Francia e Regno Unito, ma non l'Italia; e poi India, Brasile e Sudafrica, solo per citarne alcuni), almeno metà degli intervistati hanno creduto a una o più di queste affermazioni.
Quanto al peso dell'istruzione pregressa, è interessante notare che le persone che hanno detto di credere a tre o più tra queste frasi divisive avevano la stessa possibilità di aver frequentato l'Università o di informarsi di salute rispetto ai più scettici. Dunque, non è per forza vero che per cadere nella trappola della disinformazione bisogna essere poco colti o poco informati.. Troppo rumore e tanti "maestri". Il problema, più che il livello di istruzione, sembra essere la sovrabbondanza di informazioni contrastanti di cui siamo costantemente inondati nel panorama informativo, sui social e offline. Un rumore di fondo in cui è difficile orientarsi e che rende più difficile capire di chi ci si possa fidare.
La fiducia nella scienza e negli scienziati sembra essere ancora alta: negli Stati Uniti, in una recente analisi del Pew Research Center riportata da Nature, il 77% delle persone si è detto convinto che gli scienziati agiscano per il bene dei cittadini - una fiducia non accordata in così larga misura a politici e uomini d'affari.
Tuttavia, quelle degli scienziati non sono le uniche voci a cui i cittadini si affidano: le persone ritengono sempre più spesso affidabili anche posizioni meno o per nulla qualificate, come quelle di influencer della salute con largo seguito e scarsa preparazione. Questa mescolanza di voci non sempre affidabili rende più facile deviare dalla verità scientifica. Anche per questo è importante che gli scienziati imparino a comunicare in modo diretto e comprensibile con ogni mezzo, senza disdegnare quelli meno accademici..
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