I veti incrociati che paralizzano le trattative
- Postato il 22 aprile 2026
- Estero
- Di Agi.it
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I veti incrociati che paralizzano le trattative
AGI - La guerra tra Stati Uniti e Iran è entrata in una nuova fase di attesa dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di prorogare il cessate il fuoco, in risposta a quelli che ha definito intensi sforzi di mediazione guidati dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e dal capo dell’esercito Asim Munir, con l’obiettivo di dare spazio a una proposta iraniana.
Tra Usa e Iran una tregua fragile
Nonostante questa tregua fragile, il linguaggio delle condizioni tra le parti continua a riflettere una profonda distanza, che mantiene la regione sospesa tra lo scenario di un "grande accordo", evocato da Trump, e il rischio di una nuova escalation militare. Washington affronta i negoziati forte di quello che considera il successo del blocco navale e insiste su una serie di condizioni definite "non negoziabili".
Le condizioni degli Stati Uniti e la sicurezza nucleare
Tra queste, il trasferimento fuori dall’Iran di tutto lo stock di uranio arricchito al 60% o più e la garanzia che non venga utilizzato per scopi militari. Tra le priorità americane figura anche la sicurezza dello Stretto di Hormuz, con la richiesta di assicurare che navi commerciali e petroliere non siano minacciate dalle forze iraniane.
Gli Stati Uniti chiedono inoltre lo smantellamento della rete di mine navali e imbarcazioni senza pilota dispiegate recentemente nella regione, nonché l’impegno a non chiudere lo stretto in nessuna circostanza.
Teheran chiede la revoca del blocco navale
Dal canto suo, Teheran condiziona qualsiasi progresso politico a una revoca immediata e totale del blocco navale, del sequestro delle navi e delle sanzioni economiche. Secondo fonti iraniane, il Paese sarebbe disposto solo a una sospensione temporanea del programma nucleare per alcuni anni, in cambio del riconoscimento del diritto all’arricchimento per fini civili.
L’Iran chiede inoltre compensazioni economiche per i danni subiti durante le recenti ostilità e ribadisce che la sicurezza del Golfo e dello Stretto di Hormuz è responsabilità esclusiva dei Paesi della regione, respingendo qualsiasi ingerenza esterna e definendo il controllo del passaggio una "leva sovrana".
Il ruolo della mediazione del Pakistan
Teheran rifiuta quella che definisce una "politica di umiliazione" e pone come condizione preliminare la fine delle minacce militari, sottolineando di non voler negoziare da una posizione di debolezza.
In questo contesto, Islamabad continua a lavorare su due binari: da un lato spinge Teheran a presentare una proposta che consenta il ritorno al tavolo negoziale, dall’altro cerca di mantenere Washington sul percorso diplomatico, convincendola a concedere più tempo alla mediazione prima di un eventuale ritorno allo scontro militare.
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