“I vertici di Hamas vivono a Istanbul”: la Turchia è l’altro grande avversario regionale di Israele. Tel Aviv rinforza l’asse con la Grecia per contrastarlo
- Postato il 28 giugno 2026
- Mondo
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 7 min di lettura
Un comunicato ufficiale. Un’accusa delle più ignominiose. Alle 8.03 del 21 giugno lo Shin Bet e l’esercito israeliano hanno pubblicato una nota congiunta in cui collegano Hamas alla Turchia. “Nel corso degli anni, e con maggiore intensità nell’ultimo anno, gli agenti del quartier generale in Cisgiordania hanno diretto e promosso un’ampia attività militare in Israele dal territorio turco”. A guidare le attività nel gruppo nel West Bank è Zaher Jabarin, residente a Istanbul, e altri 5 agenti che “operano indisturbati dal territorio turco“. Non è la prima volta che lo dicono, ma ora le accuse sono precise. Nella stessa nota, le Idf annunciano l’uccisione a Gaza di due persone accusate di aver trasferito mezzo miliardo di shekel all’ala militare del gruppo attraverso “decine di corrieri e cambiavalute in Turchia”. Fondi che sarebbero serviti a pagare stipendi ai miliziani e a finanziare attentati contro soldati e civili.
Poco dopo, le Idf diramano un altro comunicato, questa volta sulla visita in Israele dei vertici della Marina greca. I comandanti di Tel Aviv e di Atene discutono delle “crescenti minacce e sfide nel Mediterraneo orientale” e della necessità di sviluppare una “risposta congiunta” per garantire “stabilità e sicurezza nella regione”. Le due note non sono formalmente collegate e Ankara non viene citata nella seconda, ma si inseriscono in un quadro di crescente cooperazione tra Israele e Grecia che ha un obiettivo: contenere le ambizioni della Turchia nel Mare Nostrum.
I due blocchi: l’asse di Erdoğan e il contro-accerchiamento di Israele
Quella tra le due potenze che si contendono il dominio sul Medio Oriente è una guerra silenziosa. Se per decenni lo Stato ebraico ha percepito come principale pericolo “l’asse della resistenza” costruito dall’Iran attraverso Iraq, Siria, Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen, oggi per Tel Aviv l’altra sfida strategica è quella con la Turchia. Ankara è percepita come una potenza in ascesa, capace di esercitare influenza nel Levante, nel Golfo Persico, nel Corno d’Africa e nel Caucaso, oltre a contare su solidi rapporti con gli Stati Uniti e su una capacità economica e militare nettamente superiore a quella dell’Iran. Nella percezione israeliana, il blocco che gravita attorno ad Ankara comprende anzitutto la nuova Siria emersa dopo la caduta degli Assad, dove la presenza turca è decisiva. Poi ci sono Gaza, l’Azerbaigian, legato ad Ankara da un’alleanza organica, il Pakistan, partner militare di primo piano, la Somalia, dove la presenza economica e militare turca è radicata.
Di fronte a questo “accerchiamento”, Israele sta costruendo la propria risposta il cui pilastro è costituito dall’asse con Grecia e Cipro, che rappresenta il fronte più sensibile per Ankara nel Mediterraneo orientale. A questo si affiancano il rafforzamento dei rapporti con l’India, rivale strategico del Pakistan, l’avvicinamento all’Etiopia e le iniziative nel Corno d’Africa. L’obiettivo non è soltanto contrastare l’influenza turca a Gaza o nel nord della Siria, ma spostare il terreno dello scontro lontano dai confini israeliani e costringere Ankara a impegnarsi su più fronti. La posta economica è enorme, in primis sul piano energetico.
Energia: il Mediterraneo orientale al centro della sfida
Energia e infrastrutture sono uno dei pilastri dell’asse Atene-Tel Aviv. Il progetto simbolo è il Great Sea Interconnector, il collegamento elettrico pensato per unire le reti di Israele, Cipro e Grecia tramite un cavo sottomarino di oltre 1.200 km e una capacità di 2 gigawatt. Sullo sfondo c’è una competizione strategica più ampia con la Turchia per il controllo delle rotte energetiche del Mediterraneo orientale. Per anni Tel Aviv ha puntato sul progetto EastMed, il gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas israeliano ed egiziano in Europa attraverso Cipro e Grecia, aggirando il territorio turco. Ankara, dal canto suo, promuove corridoi alternativi come la “Development Road” tra Iraq e Anatolia. In questo contesto, il rafforzamento dei rapporti tra Israele, Grecia e Cipro risponde non solo a esigenze di sicurezza, ma anche all’obiettivo di evitare che la Turchia diventi il principale hub energetico tra Medio Oriente ed Europa.
Armi: miliardi di euro per costruire l’asse militare Atene-Tel Aviv…
Accanto alla cooperazione energetica, la difesa è il settore che ha registrato la crescita maggiore. Nel 2023 Israel Aerospace Industries ha acquisito il 90% della greca Intracom Defense per 60 milioni di euro, mentre Elbit Systems ha completato il centro di addestramento aeronautico di Kalamata, sulla costa meridionale del Peloponneso, frutto di un accordo firmato nel 2021 del valore totale di 1,65 miliardi di dollari. Nel 2025 la israeliana Sk Group ha finalizzato l’acquisto della Elvo di Salonicco, produttrice di veicoli militari e civili. Ad aprile Atene ha inoltre firmato un contratto da 650 milioni di euro per il sistema lanciarazzi Puls (Precise & Universal Launching System) di Elbit Systems. Ancora più significativo il via libera del Parlamento greco all’acquisto del sistema integrato di difesa aerea e anti-drone “Scudo di Achille“, un programma da circa 3 miliardi di euro frutto di una collaborazione tra imprese israeliane e greche destinato a proteggere l’intero territorio nazionale, dalle isole dell’Egeo alla Tracia.
… ed esercitazioni congiunte per cementarlo
Anche la cooperazione militare tra Grecia e Israele nasce in funzione anti-turca. Nel Mediterraneo orientale Atene è il principale rivale strategico di Ankara, in una contesa che coinvolge l’Egeo, le Zone economiche esclusive e la stessa Cipro, ancora divisa tra la Repubblica di Cipro e l’entità turco-cipriota riconosciuta solo dalla Turchia. In questo contesto si sono moltiplicate le esercitazioni congiunte, a partire dalla “Noble Dina” del 2012 con la partecipazione degli Stati Uniti, che simulava anche la difesa delle infrastrutture energetiche contese. Per Israele l’intesa ha garantito un alleato nel Mediterraneo dopo la rottura con Ankara seguita al caso Mavi Marmara del 2010, quando l’abbordaggio israeliano della nave diretta a Gaza provocò la morte di dieci cittadini turchi e una grave crisi diplomatica. La partnership ha inoltre consentito a Tel Aviv di beneficiare dell’esperienza di Atene nella manutenzione dei sottomarini tedeschi utilizzati da entrambi i Paesi. Non è un caso, infine, che la Marina greca sia stata accusata dagli attivisti della Global Sumud Flotilla di aver facilitato l’abbordaggio delle navi da parte delle Idf davanti alle proprie coste.
Il fronte del mattone: l’espansione israeliana tra Grecia e Cipro
L’avvicinamento tra Atene e Tel Aviv passa anche dagli investimenti privati. Tra il 2023 e il 2025 il capitale israeliano ha invaso il settore immobiliare greco da Atene agli arcipelaghi. Nel solo 2024 gli acquisti israeliani di hotel, ville di lusso e appartamenti sono cresciuti del 46%. La tendenza è stata accompagnata da un boom dei flussi turistici: nel 2025 la Grecia è diventata la prima destinazione estera per i viaggiatori israeliani, con oltre 2,2 milioni di arrivi. La presenza di Tel Aviv è cresciuta rapidamente anche a Cipro, dove i residenti israeliani sono passati da 4mila a 15mila in 4 anni, con un’accelerazione dopo l’inizio della guerra a Gaza, e gli investimenti si concentrano nelle città costiere di Larnaka e Limassol, dove l’acquisto di immobili e permessi di residenza ha alimentato un acceso confronto politico. L’opposizione protesta, mentre il governo difende una strategia volta ad attrarre capitali e trasformare l’isola in un hub finanziario e commerciale.
La causa palestinese, la radice profonda dello scontro
Le radici della rivalità affondano nell’ascesa dell’AkParti nel 2002-2003, ma la rottura si è consumata gradualmente nel decennio successivo. La relazioni iniziano a deteriorarsi anche a causa della decisione del leader turco di assumere una posizione molto più critica nei confronti dello Stato ebraico sulla questione palestinese, che diventa la causa profonda dello scontro. Un elemento, questo, che si fa più marcato a partire dal 2013, quando con un colpo di Stato in Egitto Abdel Fattah al-Sisi destituirà il governo di Mohamed Morsi e salirà al potere avviando una persecuzione nei confronti della Fratellanza Musulmana, tra arresti di massa, uccisioni e fughe dal Paese. È a quel punto che Erdoğan decide di presentarsi al mondo come il grande difensore della Umma islamica, la comunità di musulmani nel mondo, accogliendo migliaia di rifugiati egiziani e avviando un processo di islamizzazione della società turca che lo avvicinerà sempre più alle posizioni della Fratellanza e, di conseguenza, della sua emanazione nella Striscia di Gaza e nei Territori Palestinesi: Hamas. Una strategia che ha reso insanabile la frattura tra Ankara e Tel Aviv.
L'articolo “I vertici di Hamas vivono a Istanbul”: la Turchia è l’altro grande avversario regionale di Israele. Tel Aviv rinforza l’asse con la Grecia per contrastarlo proviene da Il Fatto Quotidiano.