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I ringraziamenti della figlia di una paziente al team del reparto Alta Intensità del Santa Corona : “Grande professionalità e umanità”

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Lettere
  • Di Il Vostro Giornale
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I ringraziamenti della figlia di una paziente al team del reparto Alta Intensità del Santa Corona : “Grande professionalità e umanità”

Pietra Ligure. Di seguito pubblichiamo la lettera di ringraziamento della figlia di una paziente ricoverata presso il reparto Alta Intensità di Cura dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.

Solitamente siamo tutti capaci a sottolineare ed evidenziare gli eventi spiacevoli e gli ipotetici torti subiti, mentre trovo corretto e doveroso spendere qualche parola nel ringraziare persone, ancor prima che professionisti, che mi hanno “aiutato” in un momento per me straziante. La mia mamma, dopo quasi 8 mesi di difficili e continue permanenze all’ospedale di Savona è stata trasferita d’urgenza al Santa Corona per essere ricoverata al Padiglione 17, secondo piano, nel reparto Alta Intensità.

Questo ricovero è durato solo quattro giorni e si è concluso nel peggiore dei modi, ovvero, con la sua morte. Io e mio padre siamo stati con lei due giornate intere e abbiamo trascorso nella sua stanza le ultime sue quarantotto ore, potendole tenere la mano. È stato un terribile countdown di fronte a monitor che, solitamente, vedo nei film: pieno di tristezza, angoscia, dolore e (fortunatamente) inesperienza.

Voglio ringraziare il personale del reparto presente in quei giorni, dagli oss, agli infermieri alla dottoressa Di Mare. È stato un incubo atemporale, infinito, paradossale, e, allo stesso tempo, dolce e amaro. La camera è diventata la nostra casa con tante persone gentili che si prendevano cura di noi.

Sarà che non ho mai vissuto un momento così brutto, sarà che non ho troppa stima del genere umano ma, voglio ringraziare pubblicamente persone che si sono preoccupate che io e mio padre bevessimo e mangiassimo: viziandoci con the, caffè e fette biscottate a colazione. Devo ringraziarli veramente tutti. Ero in un oblio in cui tutto era uguale e piatto tranne la nostra sofferenza ma questi piccoli gesti li ho sentiti nettamente sulla pelle.

Mi scuso col personale femminile di cui non ricordo il nome e non posso citare ma, e qui non posso sbagliare, un immenso abbraccio al signore che mi faceva il the e mi offriva qualcosa della loro cucina nel caso in cui non avessi mangiato.

Infine, grazie dottoressa De Mare (la dottoressa vestita “da infermiera”) che non ostenta curriculum e preparazione medica (sicuramente eccezionali), indossando il camice, ma tanta empatia e umiltà. Queste doti non richiedono percorsi universitari ma cuore e bontà.
Perché se per voi siamo i numeri di una quotidiana espressione algebrica noi, dall’ altra parte, viviamo individualmente queste brutte esperienze e abbiamo bisogno di questa attenzione umana.
Grazie di cuore.

Serena Suffia (figlia di Fernanda Gallo)“.

Autore
Il Vostro Giornale

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