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I primi risultati del divieto in Australia

  • Postato il 11 aprile 2026
  • Di Focus.it
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I primi risultati del divieto in Australia
Quando nel 2024 l'Australia aveva annunciato il divieto di accesso ai social network per gli under 16, la misura accese un dibattito globale tra chi la considerava necessaria per proteggere i più giovani e chi temeva, invece, effetti collaterali difficili da prevedere. Il provvedimento è poi entrato in vigore nel dicembre 2025 e, a distanza di pochi mesi, è stata resa pubblica un'indagine dalla quale sono emersi i primi effetti misurabili.. I risultati descrivono segnali positivi sia sul piano sociale sia su quello relazionale, ma anche alcune criticità legate all'accesso ai social e alle disuguaglianze online. Più che un successo o un fallimento, dunque, il divieto si configura ancora come un esperimento in corso. Impressioni iniziali: il 59% promuove il bando Nel dettaglio, secondo il sondaggio condotto da YouGov (società internazionale di analisi dei dati e ricerche di mercato) su un campione rappresentativo di 1.070 adulti australiani, il 59% ritiene che il bando stia funzionando. Prima dell'introduzione della norma, il 77% degli intervistati era preoccupato per i rischi online per i minori, con percentuali molto alte per cyberbullismo (79%), esposizione a contenuti inappropriati (79%) e impatti sulla salute mentale (78%).. Il fatto che tre persone su cinque percepiscano, dopo poche settimane, un miglioramento indica che la misura, almeno in parte, sta rispondendo a queste preoccupazioni, anche se la maggioranza della popolazione sottolinea che è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive. Cambiamenti concreti e ritorno alla socialità Tra le famiglie emergono effetti tangibili. Il 61% dei genitori di under 16 dichiara di aver osservato tra due e quattro cambiamenti positivi nel comportamento dei ragazzi, principalmente il ritorno a forme di socialità più tradizionali: il 43% segnala un aumento delle interazioni dal vivo, mentre il 38% nota una maggiore presenza e attenzione durante le relazioni quotidiane.. Anche il rapporto tra genitori e figli sembra beneficiarne, con un ulteriore 38% che parla di un miglioramento del dialogo in famiglia. Tuttavia, questi effetti convivono con alcune criticità, come uno spostamento verso piattaforme alternative meno regolamentate. Regole condivise e sfiducia nelle Big Tech Uno degli aspetti più discussi riguarda le responsabilità. Il 49% degli adulti australiani ritiene che la protezione dei minori online debba spettare principalmente ai genitori, una posizione condivisa da quasi la metà dei genitori stessi (45%). Allo stesso tempo emerge una forte richiesta di intervento da parte delle istituzioni e delle aziende tecnologiche: il 63% degli intervistati si fida del governo, mentre solo il 35% esprime fiducia nelle piattaforme digitali, un divario che evidenzia la crescente pressione nei confronti delle Big Tech, chiamate a sviluppare strumenti più efficaci per garantire sicurezza e trasparenza. Lavori in corso: verso nuove prove Il dato più significativo è però un altro: la stragrande maggioranza degli australiani (97%) ritiene che sia necessario raccogliere più prove per valutare davvero l'efficacia del divieto, ma al contempo pensa che la normativa debba essere migliorata. In altre parole, il giudizio resta sospeso. Appare chiaro che la soluzione non possa essere solo normativa, ma debba coinvolgere anche le famiglie e le piattaforme, chiamate a un ruolo più attivo nella gestione della sicurezza digitale degli utenti più giovani..
Autore
Focus.it

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