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I primi minatori

  • Postato il 9 aprile 2026
  • Di Focus.it
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I primi minatori
Duecentoventimila anni fa, in Sudafrica, gruppi di Homo sapiens non raccoglievano casualmente la pietra che trovavano sul cammino. Sceglievano dove andarla a prendere, organizzavano spedizioni, lavoravano il materiale sul posto e portavano via i semilavorati. In altre parole, gestivano una cava. A dimostrarlo è una ricerca dell'Università di Tubinga, pubblicata su Nature Communications, che ha analizzato il sito di Jojosi, nel Sudafrica meridionale, a circa 140 chilometri dall'Oceano Indiano.. Un'officina, non un accampamento. Gli archeologi hanno trovato a Jojosi tutto ciò che ci si aspetta da un sito estrattivo specializzato: blocchi di hornfels selezionati, schegge di ogni dimensione, migliaia di minuscoli frammenti di scarto e pietre usate come martelli. La hornfels è una roccia metamorfica a grana fine, ottima per fare strumenti. Ciò che manca, però, è altrettanto eloquente: nessuno utensile finito, nessuna traccia di vita quotidiana. Il sito non era abitato. Era un posto dove si veniva a lavorare e poi ci si tornava a casa, con i materiali pronti da rifinire altrove. Le tecniche di datazione a luminescenza indicano che Jojosi è stato frequentato per almeno 110.000 anni, fino a circa 110.000 anni fa. Non un episodio isolato, ma una pratica consolidata, tramandata di generazione in generazione. . Il sito di Jojosi si trova in una vasta area di praterie dell'Africa meridionale, a circa 140 chilometri dall'Oceano Indiano. Qui, processi geologici legati al Pleistocene (il periodo che va da 2,58 milioni di anni fa a 11.700 anni fa) hanno creato solchi di erosione che hanno portato in superficie strati di hornfels, rendendoli facilmente accessibili. Dal 2022, un team interdisciplinare studia sistematicamente la regione. Già durante le prime ricognizioni, effettuate anche con droni, i ricercatori avevano individuato numerosi punti con concentrazioni eccezionali di schegge perfettamente conservate, un evento raro per siti all'aperto, solitamente soggetti a degrado. Gli scavi hanno restituito livelli archeologici ben stratificati, con densità straordinarie: fino a centinaia di migliaia, in alcuni casi milioni, di reperti per metro cubo. Ogni sedimento è stato setacciato con estrema precisione, permettendo di recuperare anche i frammenti più piccoli. . Puzzle di pietra. Uno dei contributi più originali dello studio è la ricostruzione tridimensionale dei frammenti. I ricercatori hanno ricomposto centinaia di schegge come in un puzzle, ricostruendo non solo il processo di lavorazione, ma anche la sequenza esatta dei colpi e la forma originale dei blocchi prima che venissero portati via. Dal 2022, il team interdisciplinare studia sistematicamente la regione, anche con l'uso di droni. Gli scavi hanno rivelato densità straordinarie: in alcuni strati, fino a milioni di reperti per metro cubo, tutti perfettamente conservati, cosa rara per siti all'aperto.. I risultati di Jojosi mettono in discussione l'idea tradizionale secondo cui i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico ottenessero le materie prime in modo casuale, durante altre attività quotidiane. E spostano indietro di molto la soglia della pianificazione umana. Tornare negli stessi luoghi, selezionare le risorse migliori, trasmettere tecniche estrattive nel tempo: tutto questo implica memoria culturale, organizzazione del lavoro e capacità di proiettarsi nel futuro. Caratteristiche che di solito associamo a fasi molto più recenti della nostra storia. I nostri antenati di 220.000 anni fa, evidentemente, le avevano già..
Autore
Focus.it

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