I Papi di Francesco nella temperie del “Ducento” e la nascita della Regola

Pierfranco Bruni

Il contesto in cui visse San Francesco d’Assisi fu un tempo complesso. Il secolo fu il Duecento. Anzi il “Ducento”. Un’epoca che aveva assorbito tutta la tradizione precedente in un intreccio articolato tra le influenze orientali e le culture di una Italia completamente frastagliata con pace sommarie e conflitti interni ai vari territori. 
Duro fu lo scontro tra Perugia e Assisi. 
Francesco visse tra Papati legati a un cattolicesimo conservatore e a Papi completamente innovatori. 
Quelli che maggiormente hanno inciso in quella temperie furono almeno tre. Si era intorno ai secoli XII e XIII. 
Frate Francesco conobbe Innocenzo III. Si incontrarono e discussero dell’Ordine. Lo approvò. Ma soltanto oralmente. Fu Onorio III, comunque, che accettò e diede l’approvazione in modo definitivo della Regola. 
Mentre Gregorio IX non solo sostenne l’Ordine ma canonizzò Francesco. Mantenne uno stretto legame con i primi francescani. Innocenzo III vide in Francesco un vero rinnovatore della Chiesa. Venne eletto Papa nel 1198.
Onorio III eletto nel 1216 e approvò la Regola seconda Francescana nel 1223. Gregorio IX invece il 16 aprile del 1228 canonizzò Francesco. Erano trascorsi soltanto due anni della morte. Sono stati dei Papi importanti e innovarono il sistema ecclesiale per cercare di contrapporsi alla dilagante eresia che iniziava fortemente a campeggiare. 


In fondo fu proprio Francesco che diede la possibilità con il suo esempio e la sua testimonianza a fermare i processi eretici che insistevano e combattevano una Chiesa ancora non dialogante.  


Tommaso da Celano scrisse: “…ritengo che Francesco sia stato come uno specchio santissimo della santità del Signore e immagine della sua perfezione. Tutte le sue parole e azioni hanno, per così dire, un profumo divino. Chi le esamina con diligenza e le segue umilmente raggiunge ben presto, a questa scuola di saggezza, la sua altissima sapienza”.
Bonaventura da Bagnoregio: “Considerando l’origine di tutte le cose era colmato da una grande pietà e chiamava tutte le creature, non importa quanto piccole fossero, col nome di fratello e sorella, perché sapeva che esse provenivano dalla stessa sorgente dalla quale proveniva lui”.
Il Francescanesimo fu infatti un vero e proprio argine ai movimenti ereticali in modo particolare Cateri e Valdesi.  Accanto a Francesco che fermò l’eresia c’è anche San Benedetto: il perdono e la grazia, l’umiltà e l’impegno.
Su Francesco Ignazio Silone ebbe a dire: “A udire questi due nomi, San Benedetto, San Francesco, uno sente piegarsi le ginocchia. I fondatori sono di solito delle aquile, i seguaci delle galline”. Un sottolineato importante che apre letture su un carisma che vive nel misticismo di Francesco.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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