“I miei genitori mi hanno fatto sentire in colpa quando mi sono ritirato, sarebbero dovuti tornare a lavorare”: il racconto di Massimo Orlando
- Postato il 12 gennaio 2026
- Calcio
- Di Il Fatto Quotidiano
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Massimo Orlando, uno dei talenti più fragili e sfortunati del calcio italiano degli anni Novanta, racconta la ferita più profonda della sua carriera: non solo gli otto interventi al ginocchio che lo costrinsero al ritiro a soli 30 anni, ma soprattutto la reazione della sua famiglia a quella scelta obbligata. Quando ha dovuto dire addio al calcio, non ha trovato il sostegno che si aspettava: “I miei genitori mi hanno fatto sentire in colpa quando mi sono ritirato”. Un dolore che, a distanza di anni, il fantasista veneto rivive in un’intervista al Corriere della Sera. Orlando si è sentito accusato: “Volevo soltanto essere coccolato e invece mi hanno fatto sentire in colpa perché sarebbero dovuti tornare a lavorare”.
Trequartista raffinato cresciuto tra Fiorentina, Milan e Atalanta, Orlando ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa italiana in viola, oltre a una Supercoppa europea e una italiana con il Milan, ed è stato campione d’Europa Under 21 nel 1992. Ma il destino lo ha fermato troppo presto, gli infortuni non hanno mai permesso al potenziale di esplodere. E la decisione del ritiro è arrivata molto prima del previsto.
Orlando racconta di aver sempre pensato alla famiglia nei momenti di successo: “Con i primi stipendi ho comprato una macchina nuova e delle case ai miei genitori e a mio fratello”. Proprio per questo la delusione è stata ancora più forte quando il dolore fisico non è stato compreso: “Soffrivo per il male al ginocchio e loro sostenevano che il dolore fosse solo nella mia testa, che me lo stessi inventando”. Il ritiro fu devastante: “Smettere col calcio per me fu un trauma, andai in depressione. Non lo avevo scelto io, mi era stato imposto dal destino”.
La frattura con la famiglia è durata tanto tempo: “Per anni non ci siamo più né visti né parlati”. Solo dopo il funerale del padre è arrivato un parziale riavvicinamento, senza però una vera ammissione di colpa: “Mia mamma è una donna tostissima, poco affettuosa. Non ha mai ammesso di aver sbagliato”. Oggi Orlando ha 54 anni, vive ancora a Firenze e ha ricostruito la sua vita lontano dal campo, lavorando come commentatore per Radio Rai, ma anche come cameriere e pizzaiolo: “È importante imparare a fare tutto perché l’imprevisto è dietro l’angolo”.
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