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In sintesi
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Ecco uno studio destinato a far discutere, soprattutto se ci si ferma al titolo e non si approfondisce la questione. Che è questa: a quanto pare, i gatti sono collegati a una peggior salute mentale nei bambini, a differenza di altri animali domestici il cui effetto è positivo (o in certi casi neutro).
È il risultato di uno studio durato anni, condotto nell'ambito del progetto spagnolo Infancia y Medio Ambiente e pubblicato sul World Journal of Pediatrics, che ha seguito per anni la crescita di quasi 2.000 bambini e dei loro animali domestici.
Significa che i gatti sono sconsigliati? Assolutamente no, ma è interessante sapere quali effetti possono avere su una psiche in formazione, e soprattutto perché.. Otto anni di studi
Lo studio è cominciato addirittura alla fine degli anni Novanta, ed è arrivato a coinvolgere sette diverse regioni della Spagna (e solo della Spagna, il che è uno dei suoi primi limiti) e quasi 1.900 coppie mamma-bambino, la cui vita è stata seguita per otto anni e monitorata grazie all'uso delle loro cartelle cliniche e tramite questionari sottoposti ai genitori a intervalli regolari.
Lo studio si è concluso quando i bambini hanno compiuto otto anni, con un ultimo questionario "riassuntivo", incentrato in particolare sullo stato emotivo del bambino, sui suoi eventuali problemi di condotta, di iperattività e di rapporto con gli altri bambini e con gli adulti.. Tutti questi dati sono stati incrociati con la presenza di un animale domestico durante il periodo formativo. Per quanto riguarda il loro effetto sui bambini, i ricercatori si sono interessati soprattutto a due categorie di comportamenti: quelli internalizzanti (quindi "che vengono tenuti dentro", e che possono essere associati ad ansia o depressione) e quelli esternalizzanti (per esempio tutti quelli che infrangono le norme sociali e causano turbamento soprattutto negli altri). E qui arriviamo al risultato sui gatti: tra i 4 e i 5 anni, la presenza dei felini era associata molto fortemente a un aumento dei problemi comportamentali dei bambini.. Perché i criceti sì e i gatti no?
Avrete già notato un altro dei limiti dello studio: l'effetto negativo dei gatti si è manifestato solo in una specifica fascia di età, la stessa nella quale i pet "non tradizionali" (criceti, pesci rossi…) portano benefici evidenti alla salute mentale dei bambini. I cani, invece, sono, stando ai risultati dello studio, assolutamente neutrali.
Gli autori propongono alcune spiegazioni possibili di questi risultati: per esempio, il fatto che i veri legami emozionali finiscono di formarsi dai 18 anni, e un bambino di 8 non è ancora "pronto". Questo spiegherebbe anche perché animali come criceti e pesci rossi fanno bene alla salute mentale di un bimbo: sono più facili da curare e richiedono meno attenzioni.. I gatti, al contrario, possono essere meno affettuosi e addirittura evitanti, un comportamento "difficile" da leggere per un bambino. Gli autori suggeriscono che ci possa anche essere un legame con la toxoplasmosi, che viene passata proprio dai gatti, colpisce un terzo della popolazione mondiale ed è collegata a peggiori condizioni di salute mentale nei bambini.
Insomma, la situazione è complessa e non ha senso dire "i gatti deprimono i bambini": piuttosto, lo studio aiuta a capire che la relazione tra salute mentale e presenza di animali domestici in una casa non è così lineare come pensavamo..
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