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I debiti in Basilicata crescono meno ma resta l’allarme

  • Postato il 20 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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I debiti in Basilicata crescono meno ma resta l’allarme

Il Quotidiano del Sud
I debiti in Basilicata crescono meno ma resta l’allarme

La Cgia Mestre avverte: nel 2025 crescono i prestiti contratti, soprattutto quelli non finalizzati; resta l’allarme anche se in Basilicata i debiti crescono meno


Contrarre debiti per vivere. Una scelta quasi obbligata per la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Dal mutuo per la casa ai finanziamenti per gli acquisti ma, secondo l’ultimo rapporto della Cgia di Mestre, anche semplicemente per far fronte alle sempre più frequenti crisi di liquidità domestica. In pratica, chiedere soldi in prestito non è più solo questione di adeguamento della vita alle esigenze primarie ma, addirittura, un modo per autosostenersi. Una variabile ancora poco strutturata ma che, di anno in anno, riguarda sempre più persone. Di sicuro, il tasso di indebitamento delle famiglie italiane è salito, incluso quello dei lucani, pur in fondo alla graduatoria e con una media debitoria al di sotto di quella nazionale.

Nel 2025, infatti, la Basilicata ha registrato 5.536 euro a famiglia come cifra di indebitamento medio, ovvero la penultima a livello nazionale, pur registrando (come tutte le regioni) una spinta propulsiva verso l’alto (+3,7%). Ne consegue che anche le due province lucane si attestino agli ultimi posti: Potenza, ad esempio, ha segnato un debito medio al consumo per famiglia pari a 5.599 euro (97esimo posto su 107 province), mentre Matera non è andata oltre i 5.421 euro (101esima posizione). Entrambe, tuttavia, una variazione significativa, rispettivamente con un +3,2% e un 4,5%, restando comunque ben al di sotto della media nazionale, pari a 6.657 euro.

DEBITI NON FINALIZZATI

Pur non variando sostanzialmente le motivazioni di indebitamento, i cittadini italiani scelgono con sempre maggior frequenza di rivolgersi a entri creditizi per ricevere quella liquidità mancante che consente, chiaramente, di intervenire laddove le forze economiche generate dal lavoro non sono sufficienti. Una prassi per nulla inusuale se non fosse che, nell’ultimo periodo, alcuni elementi hanno iniziato a manifestarsi con più frequenza, evidenziando ancora una volta come il welfare, proporzionato al potere d’acquisto, sia solo apparente per molte famiglie. Il primo dato lampante riguarda la cifra complessiva erogata nel 2025: ben 178 miliardi di euro, ben 68 in più rispetto al 2016. Il che, però, non significa necessariamente un maggior benessere, anzi. A un aumento del costo della vita, infatti, non è corrisposto un adeguamento degli stipendi né delle pensioni.

Questo, alla lunga, ha costretto una nutrita fetta di consumatori a rivolgersi agli enti per ottenere i cosiddetti prestiti non finalizzati, ovvero liquidità richiesta per sopperire a fondi scarsi piuttosto che all’acquisto di un bene, durevole o meno. «Dietro questi numeri – ha avvertito la Cgia – non sempre si intravede il disagio economico che sta attraversando una parte importante del Paese.

Tuttavia, negli ultimi anni l’aumento dell’inflazione ha progressivamente eroso il potere d’acquisto degli italiani: per molti gli stipendi e le pensioni sono rimaste ferme, mentre i prezzi di beni e servizi sono schizzati all’insù. Il risultato è che molte famiglie, in particolar modo del ceto medio, per mantenere lo stesso tenore di vita di prima, si sono trovate costrette a ricorrere al credito, alimentando così quella crescita del debito privato verso banche e finanziarie che i numeri raccontano con chiarezza». Nella categoria dei debiti a breve o media scadenza, la prima posizione è occupata dall’Umbria, con i suoi 7.514 euro (+5,1 per cento rispetto al 2024).

DEBITI PER SOSTENERE IL COSTO DELLA VITA

In pratica, per sostenere il costo della vita sembra sempre più necessario contrarre un debito. Un altro elemento che rende abbastanza evidente come la corsa all’adeguamento economico, apparentemente agevolata dalla vastità delle possibili occasioni di accesso al credito, possa essere in realtà un circolo vizioso, che rende il benessere commisurato a una pendenza debitoria non sostenuta dalle entrate economiche: «Se il debito aumenta più velocemente degli stipendi, vuol dire che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e si affidano ai prestiti per sostenersi. La cosa importante da tenere d’occhio è quindi il rapporto tra quanto le famiglie devono restituire e quanto guadagnano davvero.

Finché questo rapporto resta gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio che molte famiglie non riescano più a pagare i propri debiti, con conseguenze negative per tutta l’economia». Se poi alla situazione dei debiti a breve si aggiunge quella legata ai mutui (che valgono in Italia 447,5 miliardi, con 382.389 prestiti accesi nel 2025), il conto si sbilancia ulteriormente, passando a 612,6 miliardi di esposizione, mentre il mercato del lavoro fatica a tenere il passo.

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