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Sono quattro ora i Paesi europei che indagano indagando su uno degli aspetti più oscuri e disturbanti emersi a distanza di trent’anni dalla guerra nei Balcani: i cosiddetti “cecchini del weekend”, stranieri che avrebbero raggiunto la Sarajevo assediata per sparare sui civili, pagando pur di partecipare alla violenza dell’assedio serbo-bosniaco tra il 1992 e il 1995. Secondo quanto emerso, oltre all’Italia – con la procura di Milano – stanno svolgendo accertamenti anche Bosnia, Svizzera e Austria. E proprio per coordinare le indagini dovrebbe tenersi a breve una riunione operativa presso Eurojust, all’Aia, con magistrati e investigatori dei quattro Paesi coinvolti. Non è escluso che altre nazioni europee possano aggiungersi successivamente al lavoro investigativo. L’inchiesta italiana, aperta da mesi dalla Procura di Milano, è coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis, con le indagini affidate ai carabinieri del Ros.
Al momento gli indagati sono quattro: un ex camionista friulano di 80 anni, un ex dipendente comunale di 64 anni residente in provincia di Alessandria, un imprenditore brianzolo della stessa età e un uomo originario della Toscana. I primi tre sono già stati interrogati nelle scorse settimane in Procura a Milano. Davanti ai magistrati hanno respinto le accuse, fondate soprattutto su testimonianze indirette e racconti raccolti nel tempo, scegliendo in alcuni casi di rispondere alle domande e in altri di depositare memorie difensive. L’indagine, però, potrebbe allargarsi ulteriormente. Altri nomi sarebbero infatti destinati a entrare nel registro degli indagati.
Il fascicolo milanese nasce da un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Guido Salvini e Nicola Brigida. Al centro dell’inchiesta ci sono racconti e testimonianze secondo cui alcuni occidentali avrebbero raggiunto la Bosnia durante la guerra non per combattere ideologicamente, ma per vivere l’esperienza della caccia all’uomo in una città sotto assedio. Durante l’assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni, migliaia di civili furono uccisi dai colpi dei cecchini e dai bombardamenti. Le strade della città erano diventate bersagli permanenti: donne, bambini, anziani e passanti venivano colpiti mentre attraversavano incroci, facevano la fila per il pane o cercavano acqua.
Ricostruire oggi eventuali responsabilità individuali sarà però estremamente complesso. Gli investigatori si trovano davanti a fatti avvenuti oltre trent’anni fa, spesso privi di prove materiali dirette e basati su testimonianze frammentarie. Proprio per questo il coordinamento internazionale sarà decisivo per incrociare documenti, archivi, testimonianze e movimenti di persone tra diversi Paesi europei. L’obiettivo degli inquirenti è capire se quei racconti sui “cecchini del weekend” fossero soltanto leggende di guerra oppure una realtà rimasta nascosta per decenni.
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