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“Ho visto tutto nero e sono svenuto. In ospedale giornate infinite, ora tornerò a scuola”: il rogo di Crans-Montana raccontato dal sopravvissuto Leonardo Bove

  • Postato il 26 agosto 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Ho visto tutto nero e sono svenuto. In ospedale giornate infinite, ora tornerò a scuola”: il rogo di Crans-Montana raccontato dal sopravvissuto Leonardo Bove

Leonardo Bove, 16enne milanese sopravvissuto al rogo di Capodanno a Crans-Montana, ha raccontato gli attimi di quella notte di otto mesi fa, nel locale Le Costellation. “Era la mia prima volta a Crans-Montana e non conoscevo nessuno, se non i miei compagni di classe. La sera di Capodanno siamo arrivati al Costellation intorno alle 21.30, a mezzanotte il locale era pieno e io stavo parlando con Elsa e Giuseppe in una stanzetta. Poi, all’improvviso, alcuni amici ci hanno detto che c’era un incendio. Noi non ci eravamo accorti di niente. Ho preso la felpa, lasciando giubbotto, cellulare e documenti, e ho cominciato a scappare. Sull’ultimo gradino però ho visto tutto nero e sono svenuto. Mi sono ritrovato magicamente fuori e mi sono visto quasi intatto: le mani erano solo spellate e rosse, non perdevo sangue. Urlavo per chiedere acqua, non per il dolore”.

Dopo essere stato soccorso e portato in un tendone, Leonardo è entrato in coma. Da lì, prima viene trasferito all’ospedale di Berna, dove i medici riescono a salvargli la mano destra che stava andando in cancrena, e poi all’ospedale di Zurigo, dove per tre giorni è rimasto identificato sotto il nome di ‘Helsinki’. Accanto a Leonardo ci sono i genitori, Gabriele e Loretta, che in questi mesi hanno dedicato ogni attenzione al figlio. “A Zurigo sono stati bravissimi, hanno preso molto a cuore Leonardo”, hanno raccontato Gabriele e Loretta. “Dopo mesi, quando Leo si è risvegliato al Niguarda di Milano, il primario di Zurigo è venuto a trovarlo e con le lacrime agli occhi gli ha detto: ‘Sono emozionato perché non ti ho mai visto con gli occhi aperti né ti ho mai sentito parlare’ “. In vista del processo, però, emerge la rabbia dei genitori: “Siamo stati molto lontani dalle notizie, erano i nostri avvocati a darci delle informazioni. Siamo indignati soprattutto per quanto successo in questo periodo. Jacques è in carcere solo ora e per altri motivi, forse ha fatto più male questo. È un dolore incredibile che i Moretti abbiano dato così poco peso a tutti i ragazzi che non ci sono più e a tutti i ragazzi che stanno ancora lottando”.

Leonardo ha lasciato l’ospedale Niguarda dopo sette mesi, ma la degenza ha significato fare i conti con giornate interminabili: “A marzo sono iniziate le paranoie perché non sapevo come passare il tempo. Ad aprile mi hanno dato il cellulare, ma comunque i giorni erano lunghissimi”. Oggi, le giornate a casa trascorrono tra medicazioni, riabilitazione, PlayStation e palleggi con una palla di spugna, ma a settembre Leonardo potrà anche riprendere gli studi: “Da una parte sono felice di tornare a scuola perché significa riprendere una parte della quotidianità che avevo prima”. E poi c’è il sogno di tornare presto a giocare a calcio: “Tempo di rimettere in sesto pelle e articolazioni e torno in campo”. Anche per i genitori comincia a intravedersi una luce: “Ci hanno detto che ci vorrà un anno e mezzo per riprendersi in mano totalmente la vita. Sabato siamo stati allo stadio di San Siro per vedere la partita dell’Inter ed era la prima volta fuori casa per cinque ore, quindi ogni dieci minuti gli chiedevo se stesse bene”. “Però ne è valsa la pena – ha aggiunto Leonardo con un grande sorriso – mi hanno invitato anche alla Pinetina. Quando mi diranno di andare, corro!”.

Nei corridoi del reparto del Niguarda, anche durante i giorni più difficili, c’era sempre spazio per il calcio. Il pallone decisamente era decisamente insolito: un guanto gonfiato come un palloncino. A giocare con lui, come si vede in alcune immagini video distribuite con l’autorizzazione della famiglia, c’è il dottor Franz Wilhelm Barruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni dell’ospedale.

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Il Fatto Quotidiano

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