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Hantavirus, dalla morte di Gene Hackman al focolaio sulla nave: perché il virus torna a spaventare il mondo

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Cronaca
  • Di Blitz
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  • 3 min di lettura
Hantavirus, dalla morte di Gene Hackman al focolaio sulla nave: perché il virus torna a spaventare il mondo

L’hantavirus è tornato al centro dell’attenzione mondiale dopo il focolaio registrato a bordo della nave da crociera Mv Hondius. Un virus poco conosciuto dal grande pubblico, ma che nei mesi scorsi era già finito sotto i riflettori internazionali per un altro caso clamoroso: la morte dell’attore americano Gene Hackman.

La causa del decesso della celebre star di Hollywood era stata infatti collegata proprio a complicazioni provocate da un’infezione da hantavirus. Una notizia che aveva suscitato forte impressione negli Stati Uniti e riacceso l’interesse scientifico attorno a questo patogeno raro ma potenzialmente molto pericoloso.

Oggi il virus torna sulle prime pagine dopo quanto accaduto sulla Mv Hondius, la nave da crociera arrivata a Tenerife con diversi casi sospetti a bordo. Tre persone sono risultate positive e l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato quarantene e monitoraggi per passeggeri ed equipaggio.

L’episodio ha immediatamente fatto crescere la preoccupazione internazionale, soprattutto perché il ceppo individuato sarebbe il virus Andes, considerato uno dei più aggressivi della famiglia degli hantavirus.

Cos’è il virus Andes e perché preoccupa gli esperti

Gli hantavirus vengono trasmessi principalmente dai roditori attraverso urine, saliva e feci contaminate. Nella maggior parte dei casi il contagio avviene inalando particelle infette presenti nell’ambiente.

Il ceppo Andes, però, presenta una caratteristica che lo rende particolarmente osservato dagli esperti: è uno dei pochi hantavirus per cui è stata ipotizzata anche una trasmissione tra esseri umani.

Proprio questo aspetto ha alimentato il timore di nuovi focolai dopo il caso della nave da crociera. L’OMS ha spiegato che il rischio globale resta basso, ma ha comunque invitato alla massima prudenza per i passeggeri rientrati nei rispettivi Paesi.

Il virus può provocare sintomi inizialmente lievi, come febbre, stanchezza e dolori muscolari, ma in alcuni casi evolve rapidamente in gravi complicazioni respiratorie. Secondo diversi studi, il tasso di mortalità del virus Andes può arrivare fino al 40%.

Ilaria Capua: “La trasmissione interumana è difficile”

A cercare di ridimensionare i timori è intervenuta anche la virologa Ilaria Capua durante una trasmissione su La7. L’esperta ha invitato a evitare allarmismi e ha spiegato che il contagio diretto tra persone resta comunque molto difficile. Secondo Capua, “la trasmissione interumana è difficile” e i focolai nascono soprattutto in condizioni particolari, come ambienti chiusi o esposizioni prolungate.

L’attenzione resta comunque alta perché i sintomi iniziali possono essere difficili da riconoscere. In molti casi l’infezione viene scambiata per una semplice influenza, ritardando diagnosi e isolamento dei pazienti.

L’OMS ha inoltre sottolineato che il periodo di incubazione può arrivare fino a 42 giorni, motivo per cui molti Paesi stanno applicando protocolli di osservazione sanitaria per i passeggeri rientrati dalla crociera.

L'articolo Hantavirus, dalla morte di Gene Hackman al focolaio sulla nave: perché il virus torna a spaventare il mondo proviene da Blitz quotidiano.

Autore
Blitz

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