Guerra in Israele, il ritorno difficile dei pellegrini di Matera

  • Postato il 5 marzo 2026
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Guerra in Israele, il ritorno difficile dei pellegrini di Matera

Il gruppo di trenta pellegrini di Matera ha fatto ritorno dalla Terra Santa fra cambi di programma, imprevisti e paure a causa del conflitto in Israele. Il racconto di un materano


L’incubo è finito: il gruppo di trenta pellegrini materani di ritorno dalla Terra Santa è atterrato ieri alle 11.20 a Fiumicino con il volo Rj501 della Rojal Jordanian proveniente da Amman, in Giordania. Un atterraggio che ha spazzato via soprattutto le paure per i farmaci salvavita di cui alcuni componenti della comitiva (di 72 persone, di cui 30 materane) avevano estremo bisogno e che a Gerusalemme – dove i pellegrini erano stati bloccati sabato dopo l’attacco israeliano su Teheran – erano di difficile, se non impossibile reperimento. Le persone bisognose di farmaci stanno tutte bene.

UN RIENTRO TRAVAGLIATO E PIENO DI CAMBI DI PROGRAMMA

Un rientro tanto atteso quanto travagliato, pieno di imprevisti fino all’ultimo momento, visto che per poter rientrare in Italia il gruppo si è visto costretto a un nuovo cambio di programma pianificato d’intesa con i consolati in Israele e Giordania: raggiungere il confine con un autobus, qui scendere e salire su un un altro mezzo – stavolta giordano – per andare in un albergo e poi all’alba, finalmente, in aeroporto.

Prima della partenza il consolato a Gerusalemme ha provveduto al rifornimento di farmaci necessari, ma la situazione ha rischiato di ingarbugliarsi di nuovo poco prima della partenza «visto che mentre stavamo caricando le valigie sul pullman – racconta il materano Gaspare L’Episcopia – è suonato un nuovo allarme, quindi siamo tornati tutti quanti nel bunker (la struttura ricettiva che ha ospitato il gruppo di materani è dotata di un bunker dove i pellegrini si sono riparati in più occasioni, ndr) perché proprio in quel momento c’erano dei droni sopra Gerusalemme, poi abbattuti». Quindi, appena è stato possibile, «in fretta e furia» è scattata la corsa dei pellegrini fino al valico di Allenby, verso il confine.

«Da Gerusalemme al confine intorno a noi solo silenzio, non c’era una macchina» racconta ancora L’Episcopia mentre l’autobus che riporta i pellegrini lucani a Matera viaggia già sul grande raccordo anulare di Roma. Prima ripartire però il gruppo ha sostato anche sul Monte Nebo, una altura di 817 metri «da dove – spiega L’Episcopia – Mosè vide la Terra Promessa, e successivamente siamo stati accolti dal Nunzio Apostolico di Amman. Abbiamo celebrato una messa di ringraziamento, in quanto eravamo tutti sani e salvi, e poi abbiamo raggiunto l’Hotel Paradise, nella capitale giordana, intorno alle sette di sera». Alle cinque del mattino il trasferimento verso l’aeroporto internazionale Regina Alia e infine, dopo qualche ora, il volo per Roma.

UN’ODISSEA CHE LA FARNESINA DOVEVA GESTIRE IN MANIERA PIU’ EFFICIENTE

Al gruppo di pellegrini si sono poi unite anche tre suore messicane. Un’odissea che secondo L’Episcopia poteva essere gestita in maniera più efficiente dalla Farnesina: «Siamo stati noi a contattare, a chiedere delucidazioni, il sistema è risultato totalmente inadeguato rispetto a una risposta concreta. Non ci hanno chiamato, non ci hanno chiesto come stavamo, che necessità avevamo: a mio avviso non siamo pronti per una cosa del genere». Anche le spese che si sono aggiunte per il soggiorno “extra”, sono tante e pagate a caro prezzo, come l’affitto degli autobus. Malgrado tutto, il bilancio alla fine non è negativo: «È stato un bel viaggio, perché la Terra Santa è tutta bella da nord a sud – spiega L’Episcopia – e anche la Giordania».

«Dal punto di vista spirituale è stata un’esperienza positiva. Dal punto di vista della paura, invece, diciamo che mi porterò dietro il ricordo della brutalità della guerra. Non ci sono carnefici e vittime, sono tutte vittime. Non è stato facile alzarsi di notte con le sirene e raggiungere il bunker: nell’hotel che ci ospitava c’erano con noi ragazzi-soldato armati di fucile, che ridevano, scherzavano. Qualcosa di surreale». Chi invece non ha ancora una soluzione rapida per rientrare in Italia è il consigliere comunale di Potenza Massimiliano Di Noia, fermo da sabato in un hotel di Dubai. Ieri mattina, cancellato l’ennesimo volo, quello che avrebbe dovuto decollare alle 9 riportandolo a Roma, ora riprogrammato per sabato.

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