Guerra in Iran: la testimonianza di Mirko, tra gli studenti calabresi bloccati a Dubai
- Postato il 2 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Guerra in Iran: la testimonianza di Mirko, tra gli studenti calabresi bloccati a Dubai

Guerra in Iran: ci sono anche studenti calabresi bloccati a Dubai: la testimonianza di Mirko: “Sto bene e al sicuro, dobbiamo essere ottimisti”
«AI miei cari, ai miei familiari e ai miei compagni vorrei dire: sto bene e sono al sicuro. Voglio dire a tutti di non preoccuparsi, perché bisogna essere ottimisti e positivi. Dobbiamo farci forza l’un l’altro, come stiamo facendo noi, creando un gruppo solidale affinché tutto questo si risolva il più presto possibile. Torneremo alla vita di sempre, anche perché i nostri cari sono pronti ad accoglierci a braccia aperte».
A dichiararlo è Mirko, uno dei due studenti della V A del Liceo scientifico “E. Mattei” di Castrovillari, rimasto bloccato a Dubai per la chiusura degli spazi aerei nel Golfo Persico, a seguito dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. I due studenti, Mirko (di Frascineto) e Azzurra (di Castrovillari) si trovano negli Emirati Arabi insieme a oltre 200 coetanei italiani per una vacanza studio extrascolastica nell’ambito del programma “Ambasciatori del futuro”, organizzato dall’associazione World Student Connection.
Abbiamo raggiunto Mirko tramite videochiamata per rivolgergli alcune domande.
Mirko, quanti allarmi ci sono stati oggi?
«Per quanto riguarda la giornata odierna, non è scattato alcun allarme. Solo verso mezzanotte ne è suonato uno, ma dalla reception ci hanno comunicato che si trattava di un avviso a scopo precauzionale. Ci è stato spiegato che, quando sentiamo quel segnale, non è nemmeno obbligatorio andare nel bunker; noi, tuttavia, ci siamo recati lì per sicurezza».
Quindi ora siete nel bunker e non più nelle vostre stanze?
«No, siamo nelle nostre stanze. Siamo rimasti nel bunker solo per un breve periodo, circa quindici o venti minuti, il tempo necessario affinché i dipendenti ci spiegassero la situazione. Poi siamo risaliti normalmente in camera e abbiamo riposato tranquilli. In quell’occasione abbiamo comunque visto quanto sia spazioso il rifugio e ci è stata offerta dell’acqua. I nostri tutor sono sempre stati presenti, pronti a garantirci la massima sicurezza».
I tutor sono sempre con voi?
«Assolutamente sì. Lavorano 24 ore su 24, anche solo per rivolgerci una parola di conforto o per farci sentire meno soli in questo momento difficile. Non ci hanno mai abbandonato: ci sono sempre vicini e si adoperano ogni giorno per trovare la soluzione meno rischiosa possibile».
Avete un supporto psicologico per affrontare questa situazione?
«Diciamo che non ci sono professionisti specifici del settore, ma cerchiamo di farci forza a vicenda. Si è creato un bel gruppo; nonostante siamo stati insieme solo una settimana, abbiamo instaurato un profondo rapporto d’amicizia. Trovandoci tutti nella stessa situazione, ci siamo uniti per affrontarla con coraggio».
Le informazioni vi vengono fornite in inglese?
«Dipende. Ci sono i nostri tutor che traducono tutto per noi, ma in ogni caso riusciamo a comprendere l’inglese senza troppi problemi».
Avete avuto contatti con la Farnesina o con l’Unità di Crisi?
«I nostri tutor sono in contatto con il console qui a Dubai. Non ci hanno ancora dato informazioni precise sulla data di ripartenza, ma i tutor stanno valutando le opzioni più sicure. Noi, così come i nostri genitori, non possiamo prendercela con loro: stanno facendo di tutto e, se tardano a proporre una soluzione, è solo per calcolare bene ogni rischio e agire per il nostro bene».
Sei in contatto con Azzurra?
«Assolutamente sì. Siamo partiti insieme e abbiamo iniziato questa avventura insieme. Avendo un legame più stretto, ci supportiamo a vicenda».
Cosa si prova a vivere in un paese lambito dalla guerra?
«Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato una cosa simile. Abbiamo trascorso una settimana bellissima abbinando lo studio alla vacanza. Abbiamo partecipato a un’assemblea sull’ambiente con persone provenienti da tutto il mondo. È stata un’esperienza indimenticabile ma, purtroppo, proprio l’ultimo giorno è scoppiata questa sorta di catastrofe che ci ha lasciati senza parole. Sarà un ricordo brutto che ci porteremo dietro per tutta la vita, o meglio, spero che resti solo un racconto da fare a chi ci chiederà di questa esperienza. Nonostante tutto, siamo in un hotel sicuro e questo ci dà serenità. Affrontiamo tutto con un sorriso, che a volte vale più di mille parole».
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