“Guardiola ci ha parlato a lungo di Cruijff”: il retroscena di Maldini sulla Nazionale e sul sogno interrotto
- Postato il 9 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Pep Guardiola è stato vicino ad allenare l’Italia. Lo racconta Paolo Maldini nell’intervista di Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, da cui emergono spunti che meritano di essere ripresi perché mettono a fuoco elementi finora rimasti sullo sfondo. C’è, per esempio, la verità di Maldini sul patto con Giovanni Malagò che lo ha portato ad accettare l’incarico di direttore tecnico e sulle dimissioni consegnate prima ancora che l’incarico partisse. Più di tutto, però, c’è questo: Guardiola era vicino alla Nazionale. È uno degli elementi che consente di annodare i fili.
- L’intervista di Aldo Cazzullo a Paolo Maldini
- L’incontro tra Maldini e Guardiola a Barcellona
- L’idea: tecnica, gioco offensivo, cambiamento
- La cultura calcistica di Cruijff al Barcellona
- Il Milan di Berlusconi andrebbe studiato
- La rivoluzione di Maldini aveva bisogno di tempo
L’intervista di Aldo Cazzullo a Paolo Maldini
Il resto dell’intervista attraversa la rottura con Malagò, il caso Pirlo, le candidature di De Rossi e Grosso, il tentativo con Ancelotti e il confronto con la Lega. E mette in fila gli elementi della crisi del calcio italiano: la perdita di talento, una formazione giovanile troppo tattica, allenatori poco valorizzati, strutture inadeguate. E sullo sfondo c’è il modello del Milan di Berlusconi, inteso da Maldini come un sistema capace di unire organizzazione, formazione e cultura.
Il chiarimento sul rifiuto di Guardiola resta il filo conduttore: è l’essenza soprattutto perché, seguendo quel filo fino in fondo, la notizia è l’idea di calcio che Maldini e Leonardo stavano cercando di costruire attorno a quella panchina.
L’incontro tra Maldini e Guardiola a Barcellona
Maldini racconta di essere andato a Barcellona, di aver trascorso un’intera giornata con Guardiola, di aver parlato con lui delle rose, dagli Under 17 in su. Racconta di un allenatore arrivato “molto vicino ad accettare”. E smentisce anche uno dei dettagli circolati sul suo possibile arrivo: i venti milioni all’anno chiesti da Guardiola per accettare. “I soldi non sono mai stati un tema. Guardiola aveva persino detto di dargli un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo CT”.
Il racconto di Maldini restituisce l’immagine di Guardiola coinvolto dal progetto. Ma è proprio qui che il retroscena smette di essere soltanto un retroscena sulla panchina. A fine intervista Maldini racconta che Guardiola gli ha parlato a lungo dell’impatto avuto da Johan Cruijff sul calcio spagnolo. “Per due anni fu combattuto da tutti. Ma se oggi la Spagna crea talenti, è grazie alle indicazioni di Cruijff”.
Cambiare ciò che non si vede: il modo in cui si formano i giocatori, si allenano i ragazzi, si valorizza il talento, si preparano gli allenatori e si costruisce una cultura calcistica.
L’idea: tecnica, gioco offensivo, cambiamento
Il progetto aveva, nei piani di Maldini, un orizzonte di otto, dieci anni. È il motivo per cui parla di rifondazione del calcio italiano, di un movimento nel quale coinvolgere “serie A, serie B, serie C, dilettanti, le associazioni degli allenatori, dei giocatori, degli arbitri”. È il motivo per cui insiste sulla necessità di lavorare contemporaneamente sul presente e sul futuro: “Dovevamo sia preparare il domani, sia far bene oggi. E ricominciare a vincere. La nostra idea era legata alla tecnica. Al gioco offensivo. A un cambiamento”.
Con Guardiola, nel progetto di Maldini entra la lezione di Cruijff: l’idea che per cambiare i risultati di una Nazionale bisogna prima cambiare il sistema che produce i suoi giocatori.
La cultura calcistica di Cruijff al Barcellona
Da allenatore del Barcellona negli anni compresi tra il 1988 e il 1996, Cruijff introdusse e consolidò un’idea basata su possesso, tecnica, gioco offensivo, intelligenza tattica e formazione dei giovani. Il suo lavoro si legò anche alla crescita della cantera, contribuendo a una continuità tra settore giovanile e prima squadra. Cruijff contribuì a costruire una cultura calcistica destinata a sopravvivergli.
L’aggancio a Cruijff definisce l’ambizione del progetto di Maldini: “Non vogliamo paragonarci a lui. Ma la strada era quella”.
Il Milan di Berlusconi andrebbe studiato
Non è un caso che, quando gli viene chiesto del Milan di Berlusconi, Maldini torni sullo stesso terreno. “Il Milan di Berlusconi andrebbe studiato”. Non per i campioni o per i trofei, ma per la struttura. “Ogni giorno a Milanello arrivava qualcuno a insegnarci qualcosa. Un insegnante di inglese, qualcuno che si occupava di alimentazione, qualcun altro di storia dello sport”. All’inizio, racconta, i giocatori erano perplessi. Poi capirono che quella formazione apparentemente lontana dal campo era parte della loro crescita.
La tecnica, la cultura, la formazione, l’organizzazione: tutto concorre a produrre un calciatore migliore: “Oggi non puoi competere a livello internazionale se non cresci sotto ogni aspetto”.
Anche il filo con Cruijff diventa più leggibile. Il successo nasce da qualcosa che viene prima del risultato.
La rivoluzione di Maldini aveva bisogno di tempo
Per Maldini l’orizzonte che servirebbe per rifondare il calcio italiano è di una decina di anni. Ma il calcio, soprattutto quello della Nazionale, vive di un calendario molto più corto. I prossimi Europei sono tra due anni, il Mondiale tra quattro. “Bisogna vincere subito. Ma bisogna anche preparare il futuro”. Due obiettivi che chiedono tempi diversi. Il risultato della rifondazione appartiene al futuro. Il costo della rifondazione ricade sul presente.
Ho un cruccio che mi porterò dentro. Avevo assunto un impegno gravoso che nei giorni era diventato quasi un sogno: fare qualcosa per le prossime generazioni, per costruire un’Italia competitiva. Un sogno interrotto ma bellissimo.
Probabilmente è il punto che resta dell’intervista di Cazzullo a Maldini. Non sappiamo se quel progetto avrebbe funzionato. Non sappiamo se l’Italia avrebbe davvero trovato la propria strada. Sappiamo però quale era la direzione: provare a cambiare il calcio che avrebbe prodotto i giocatori del futuro. È la lezione che Maldini dice di aver ritrovato nelle parole di Guardiola su Cruijff. Un sogno interrotto ma bellissimo.