Grosso alla Fiorentina: meteora alla Juve con Paratici, l’incubo Lione, il capolavoro Sassuolo, come cambia la Viola
- Postato il 27 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Fabio Paratici ha deciso: il nuovo allenatore della Fiorentina è Fabio Grosso. Un campione del mondo sulla panchina viola dopo la parentesi di Paolo Vanoli, che ha comunque avuto il merito di condurre la squadra alla salvezza. Al Viola Park è iniziata la rivoluzione del ds cui il compianto Rocco Commisso ha affidato l’operazione rilancio. Arriva un allenatore che, con il Sassuolo, ha ottenuto risultati straordinari attraverso una ricerca costante del gioco. Proprio ciò che è mancato alla Fiorentina, soprattutto durante la breve era Stefano Pioli.
- Fiorentina, Paratici ha scelto Grosso: contratto e cifre
- Grosso: l’urlo Mondiale, meteora alla Juventus, gli inizi
- L’incubo Lione e il capolavoro Sassuolo
- Grosso e il 4-3-3: come cambia la Fiorentina
Fiorentina, Paratici ha scelto Grosso: contratto e cifre
Sono stati tanti i nomi accostati alla Fiorentina nelle ultime settimane, compresa l’ipotesi di una permanenza di Vanoli. Alla fine, però, Paratici ha scelto Grosso.
L’affare è ormai definito e si è già arrivati alla fase delle firme: il tecnico romano classe 1977 sottoscriverà un contratto biennale con opzione per la terza stagione, da circa 1,2 milioni di euro netti all’anno. Il direttore sportivo ha deciso di puntare su un profilo che conosce bene e di cui si fida: i due, infatti, hanno già lavorato insieme ai tempi della Juventus.
Grosso: l’urlo Mondiale, meteora alla Juventus, gli inizi
Grosso è stato il protagonista inatteso dell’Italia campione del mondo nel 2006. In una Nazionale ricca di fuoriclasse – sì, c’erano Buffon, Cannavaro, Pirlo, De Rossi, Totti, Del Piero, Toni, Inzaghi (quanta nostalgia!) – a prendersi la scena fu proprio il terzino del Palermo, decisivo nella fase a eliminazione diretta. Indelebili le sue immagini di quel Mondiale: il rigore procurato contro l’Australia nei minuti di recupero degli ottavi, il gol alla Germania all’ultimo respiro del secondo tempo supplementare della semifinale con quella corsa sfrenata e l’urlo liberatorio che ricordò Tardelli, fino all’ultimo rigore della finale contro la Francia, quello che consegnò all’Italia il titolo mondiale.
Dopo il trionfo del 2006, però, la sua carriera da calciatore non mantenne le stesse aspettative: male all’Inter, poi due stagioni all’Olympique Lione e il ritorno in Italia, alla Juventus. In bianconero visse tre annate da meteora, ma incontrò con Paratici, allora braccio destro di Marotta. Proprio alla Juve iniziò il suo percorso da allenatore: nel 2016 guidò la Primavera alla vittoria del Torneo di Viareggio, primo passo di una carriera che oggi lo porta sulla panchina della Fiorentina, di nuovo con Paratici.
L’incubo Lione e il capolavoro Sassuolo
Bisogna riconoscerlo: la vera svolta della carriera di Fabio Grosso è arrivata col Sassuolo. Prima dell’esperienza neroverde, infatti, il suo percorso da tecnico non era stato particolarmente brillante. Quattro gli esoneri incassati, compreso quello al Sion, in Svizzera. Il primo grande successo, invece, a Frosinone, con la promozione in Serie A che gli valse anche un riconoscimento prestigioso: la Panchina d’Argento come miglior allenatore della Serie B.
Successivamente il ritorno al Lione, questa volta da allenatore, per raccogliere l’eredità di Blanc. L’avventura francese durò appena due mesi, ma la sua breve parentesi fece discutere soprattutto per un episodio drammatico. Il pullman dell’Olympique Lione fu infatti bersaglio di una vergognosa sassaiola da parte degli ultras del Marsiglia: le immagini del volto insanguinato di Grosso fecero il giro del mondo. Colpito da una bottiglia, l’ex campione del mondo rischiò di perdere un occhio. Il riscatto a Sassuolo: dopo aver stravinto il torneo cadetto, Grosso ha conquistato la salvezza con un undicesimo posto che ha convinto tutti, soprattutto per la qualità del calcio espresso dalla sua squadra.
Grosso e il 4-3-3: come cambia la Fiorentina
La Fiorentina di Grosso sarà nel segno di un 4-3-3 basato su un calcio propositivo, fatto di riaggressioni e attacchi agli spazi. La sua squadra non dovrà mai essere rinunciataria: per vincere le partite – e lo ha dimostrato il Sassuolo – servono gioco e coraggio. A Fagioli il comando delle operazioni in cabina di regia, mentre Mandragora – già autore di sette reti nell’ultimo campionato – potrà essere il suo Koné.
Sappiamo che il mercato della Viola non sarà facile, perché Paratici dovrà sciogliere diversi nodi: da De Gea a Dodò, da Gudmundsson a Kean, ma alla corte di Grosso Moise potrebbe davvero rilanciarsi dopo una stagione molto negativa. Di sicuro, serviranno nuovi esterni offensivi, che nel sistema di gioco del tecnico romano ricoprono un ruolo fondamentale. Lo certificano i numeri di Berardi e Laurientè, che hanno chiuso la stagione rispettivamente con 8 gol e 5 assist e con 7 reti e ben 9 passaggi vincenti.