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Grillo da Fedez, l’esordio in difesa del figlio Ciro condannato per stupro: “È innocente”. Sulla politica: “Non farò nuovo partito ma il M5s dovrebbe cambiare nome”

  • Postato il 21 settembre 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Grillo da Fedez, l’esordio in difesa del figlio Ciro condannato per stupro: “È innocente”. Sulla politica: “Non farò nuovo partito ma il M5s dovrebbe cambiare nome”

ÈL’esordio della nuova puntata di Pulp Podcast è tutto dedicato alla difesa del figlio Ciro. È proprio lo stesso Beppe Grillo, ospite di Fedez e Mr. Marra, a tirare in ballo la vicenda del figlio condannato in primo grado a 8 anni per stupro di gruppo. “Mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po’ particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo. L’ho visto da bambino, diciannovenne, maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato, cento e dieci e lode. Ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, una moglie straordinaria. Studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza, sta studiando e vuole difendersi, anche da solo. Gridare la sua innocenza al mondo”, ha dichiarato Grillo senza fare alcun riferimento alla condanna per stupro e alle motivazioni della sentenza.

L’ex garante e fondatore del Movimento 5 stelle parla poi ovviamente anche di politica. “Sono stato estromesso ma non ho rimpianti perché oggi il Movimento è un’altra cosa“. E attacca il leader Giuseppe Conte: il M5s “è in mano al reverendo Jones e all’uomo che sussurrava ai cavilli” e “di progressista c’è solo la paralisi della mente, progressiva”, aggiunge. Ma chiude all’ipotesi della nascita di un nuovo partito: “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo, mi dispiace. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione…”, continua Grillo.

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Con la politica “io ci ho rimesso un sacco di soldi, un po’ di salute, una parte della mia famiglia, perché non sono mai stati d’accordo. Siamo partiti con Casaleggio. Poi, mancando Casaleggio sono rimasto un po’ privo. Poi c’è stato Di Maio, bravissimo, per l’amor di Dio, però. Poi ho fatto il garante che non contava quasi nulla. La situazione si è evoluta. Io e Casaleggio non ci siamo mai candidati e mai ci abbiamo pensato. Abbiamo fondato il Movimento nel giorno di San Francesco”, ha ricordato Grillo. L’ex garante ricorda gli albori del movimento e la sua evoluzione. “Quando c’è un politico professionista su una cosa vecchia, preferisco il dilettante su una cosa nuova. Io progettavo una cosa di nuovo”. Di Maio da dilettante è diventato politico?, chiede Fedez. “Sì”. È il palazzo che li ha cambiati…, aggiunge ancora il rapper. “E infatti io volevo limitare gli stipendi, limitare i mandati, due mandati e poi a casa. Io dicevo che il parlamentare che vuole fare politica dopo due mandati va a fare il sindaco, dov’è cresciuto, con l’esperienza da parlamentare. Io lo penso ancora, era quello che ci distingueva da altri partiti. Adesso è un partito normale“. “Il Movimento doveva essere compostabile, non biodegradabile, mi sento postumo di me stesso da vivo, tutto quello che dicevo 20 anni fa devono ancora arrivare qua, questo è il disagio”, aggiunge.

Per Grillo, la base del Movimento 5 stelle di ora “sono persone nuove” rispetto a quelle dell’inizio: “Io non ce l’ho con il movimento, sono anche persone in gamba, qua parliamo di uno spirito che non c’è più, spirito diverso, di felicità”. Per quanto riguarda il simbolo, “certo” che dovrebbe chiamarsi in un modo diverso, “io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, perché lui dovrebbe avere la sua faccia, con il suo stemma e mandare avanti… Lo faccio per lui. Non vedo una rinascita del movimento con quei valori perché è passato, ma vedo che alcune cose sono compostabili. Dicono che sono stato polverizzato, nella polvere però ci sono ancora i semi di qualcosa”, aggiunge.

Non solo la chiusura a un nuova forza politica: “Mi propongo come segretario di un partito? Oggi puoi essere un algoritmo“, dice Beppe Grillo riferendosi a Gaetana, l’avatar che si è candidata in Colombia. “Io ho fatto l’ologramma…io sono avanti, perché dovrei tornare indietro? Il programma? Ma chi è che legge un programma? Se io mi dovessi candidare, direi ‘sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente, ho già detto tutto, che cazzo volete da me? Datemi il voto e basta, fatela finita’”, aggiunge.

Durante il podcast parla anche del suo rapporto con Mario Draghi, “banchiere del diavolo che pensava fossi quello che saltava e lo mandava affanculo, ci siamo trovati, ognuno coi propri dubbi. Ci siamo scrutati, poi con ironia ci siamo” trovati, ha detto Grill “Ci mandammo messaggi, io gli scrivevo: Le fragole sono mature. E lui rispondeva: I mirtilli no. Lo feci anche con Mastella ministro degli interni, in un post scrissi: Mastella è nel bosco, attenti. Lui mandò la polizia dietro casa sua. Per capire chi ho di fronte ho sempre giocato sull’ironia”.

Spazio anche alla crescita dei consensi delle destra, anche in Italia: “Ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, sulla bandiera, la patria, sono malattie infantili, come gli orecchioni“, ha detto Beppe Grillo. “Il pensiero si sta rattrappendo un po’, oggi le persone intelligenti si nascondono, hanno paura di confrontarsi. Vannacci… il suo futuro sono le domande stupide, con un sottile astio. Lui è come una decalcomania, più gli sputi sopra più si appiccica“.

Durante Pulp Podcast Beppe Grillo ha parlato anche del trattamento a lui riservato. “Io penso che ci sia una piccola manovra per togliere dalla memoria il mio nome”, aggiunge poi il comico: “Ho fatto cinque Festival con Baudo, ho vissuto con lui una vita, poi fanno un programma su di lui e io non ci sono. Presentano i David di Donatello, che io ho preso, e non vengo messo nell’elenco di chi l’ha vinto”, racconta.

Articolo in aggiornamento

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Il Fatto Quotidiano

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