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Gp Miami, queste le novità tecniche di Ferrari: nessuna rivoluzione

  • Postato il 24 aprile 2026
  • Formula 1
  • Di Virgilio.it
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  • 3 min di lettura
Gp Miami, queste le novità tecniche di Ferrari: nessuna rivoluzione

Chi si aspettava una monoposto completamente rivoluzionata resterà deluso, sebbene la Ferrari sia intervenuta sulla SF-26 in diverse aree della vettura. L’obiettivo è chiaro: estrarre il massimo potenziale dall’auto di F1, preparando il terreno per il tanto atteso step evolutivo della power unit previsto per giugno. Diverse le zone nevralgiche finite sotto la lente d’ingrandimento.

Ferrari, il rebus della prima ala ribaltabile: curare le instabilità in staccata

Oggi possiamo estendere il discorso tecnico sulla Rossa, dopo aver spiegato le vere ragioni del test Ferrari a Monza di ieri. Il weekend cinese aveva fatto suonare un campanello d’allarme importante riguardo l’ala Macarena. Il difetto non era nel concetto, ma nella sincronizzazione dell’ala posteriore con quella anteriore.

Al momento della frenata, la transizione della Macarena verso la configurazione chiusa risultava troppo pigra rispetto all’asse anteriore, a causa del maggiore angolo di escursione richiesto. L’ostacolo fisico principale si presentava quando i flap transitavano per la fase verticale: il muro d’aria generato frenava bruscamente il meccanismo.

Tutto questo si traduceva in una latenza nella fase i cui i flussi tornano a riattaccarsi sulla carrozzeria. Il risultato al volante? Un improvviso e pericoloso spostamento del bilanciamento aerodinamico sull’anteriore della monoposto italiana. Scenario che andava a innescare instabilità con un’inserimento in curva difficile per i piloti.

Ferrari, ala Macarena 2.0: elettronica, hardware e la misteriosa “linguetta”

Per guarire questa instabilità, i tecnici del Cavallino Rampante hanno operato direttamente nel cuore delle paratie laterali, dove risiede il sistema di attivazione. Sebbene le specifiche degli attuatori restino celate, è evidente l’intento di azzerare i ritardi, puntando su componenti più “muscolose”. L’assenza di canalizzazioni visibili per un eventuale impianto idraulico render più difficile l’analisi.

Tuttavia, la conformazione delle coperture sugli endplate fa propendere per un sistema di natura puramente elettrica. Ma il vero asso nella manica potrebbe risiedere nel software: la centralina dovrebbe anticipare l’imput di chiusura dell’ala già nelle fasi di lift-off (il rilascio repentino del gas), rubando millesimi preziosi prima ancora che il freno venga azionato.

A corredo di questo pacchetto, spunta una singolare appendice in carbonio posizionata al centro dell’ultimo flap. Troppo minuscola per generare carico utile (il drag indotto non ne giustificherebbe l’uso), questa sorta di “lingua” ha un compito ben più subdolo: favorire il riattaccamento dell’aria e agevolare la fluidodinamica durante la rotazione, alleggerendo il carico di lavoro degli attuatori.

Rigidità e riprogettazione strutturale

La cura della specifica 2.0 dell’ala Macarena passa anche per una robusta revisione strutturale. Il punto di contatto con l’endplate è stato ridotto e squadrato per correggere la mappa delle pressioni locali. Tuttavia, la modifica più appariscente riguarda i piloni centrali: la loro sezione è lievitata notevolmente, così come la superficie di ancoraggio.

Una scelta che potrebbe costare punti di resistenza all’avanzamento (nonostante l’effetto di pulizia dei flussi), ma che si è resa obbligatoria per garantire la rigidezza strutturale e spegnere le vibrazioni nocive registrate a Shanghai. Senza dimenticare che i due montanti dell’ala positure influenzano comunque il flusso a monte che viene poi “ordinato” da queste appendici verticali.

Ferrari, avantreno e bargeboard: a caccia dell’outwash

Spostandoci sull’ala anteriore, la ricerca dell’efficienza si scontra con la necessità di far lavorare l’elemento in maniera prolungata nellla “straight-mode”. Ferrari opta per la prudenza rinunciando al dive-plane esterno (per non complicare eccessivamente la gestione delle pressioni), ma introduce una novità sul foot-plate: una paratia verticale arcuata verso l’esterno per indirizzare l’aria lontano dalle ruote.

La vera zona grigia del regolamento viene però sfruttata a centro vettura. I bargeboard della SF-26 presentano una configurazione anomala: mentre la concorrenza fraziona le appendici orizzontalmente, a Maranello hanno diviso l’elemento principale in tre lamelle verticali sovrapposte. Una soluzione mirata a ottimizzare l’outwash, le cui reali potenzialità verranno solamente svelate nelle libere di Miami.

Autore
Virgilio.it

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