Gonzo and the Starves, la band che suona lo ska alla maniera cosentina

  • Postato il 16 marzo 2026
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Gonzo and the Starves, la band che suona lo ska alla maniera cosentina

Intervista alla band Gonzo and the Starves dopo l’uscita del loro primo disco che suona lo ska alla maniera cosentina


Gonzo and the Starvers sono una formazione ska nata nel 2020 a Cosenza. I musicisti all’interno della band provengono da diverse esperienze musicali della città. Il quintetto ha come voce e basso Francesco ‘Gonzo’ Falcone, la chitarra di Emiliano ‘Peter Skaffi’ Donato, il sassofono di Gabriele ‘Fratellodelgezz’ Posteraro, la batteria di Arcangelo ‘Lo Skamano’ Pagliaro e le testiere di David ‘Gerbasky’ Gerbasi. Lo scorso dicembre pubblicano il loro primo disco omonimo, rinominato poi Il Disco. Registrato presso lo studio Binari Sonori all’interno del centro sociale Rialzo, con il missaggio di Manuel Siccia e tecnico del suono Totonno Nevone. La stampa del disco è stata affidata alla Southbound Press, la fabbrica di vinili nel cosentino. Ma parliamone meglio con il frontman del gruppo, Gonzo.

Gonzo and the Starvers, un gruppo di veterani della scena musicale cosentina. Ci racconti delle precedenti e più significative formazioni dei membri della band? Come si è evoluta la scena della città?

«Cosenza è sempre stata una città che ha respirato e creato musica. Sarà per la presenza di una realtà come Radio Ciroma che in questi giorni ha compiuto il suo 36° compleanno, che ha sempre cercato di portare avanti produzioni dell’underground locale. Sarà per la presenza di centri sociali come il Gramna e il Rialzo, senza dimenticare lo Sp.Arrow. Dal 2020 la qualità è aumentata tantissimo con la nascita dei Gonzo and the Starvers. Fratellodelgezz dopo aver calcato diversi palchi con i Soul Pains aveva già suonato me nei Love Handles, altra formazione ska attiva intorno al 2015.

Io ho fatto parte anche dei Ganja Social Club, storica formazione reggae, insieme Emiliano Peter Skaffi che a sua volta ha militato in band come i Pressure Side. La necessità di continuare a suonare, anche passati i 35 anni a testa, ha fatto sì che questo trio invitasse alla batteria un’autentica istituzione della musica cosentina: Arcangelo Lo Skamano per il quale sarebbe troppo lungo indicare tutte le band in cui ha suonato, e quindi ci limitiamo ai Polvere e Kbyte. Dopo un corteggiamento durato un paio d’anni, si è aggiunto a noi anche David Gerbasky (The Offenders, Soulpains), tastierista americano (from Chicago) ma emigrato ad Andreotta, che ci ha permesso di dare una svolta al nostro suono».

Nell’ambito del vostro genere ad oggi esistono altri gruppi?

«Parlando di musica in levare non siamo gli unici, dal punto della provincia vengono in mente gli Stop and Sound o Treska e se ci spostiamo nel resto della Calabria dobbiamo necessariamente citare Bruno &the Souldiers attivi da più di 10 anni. Certo nessuno di loro è bello quanto il nostro Emiliano».

Nello ska ci sono varie fasi. La prima ondata, con la nascita del genere in Giamaica. La seconda in Inghilterra con l’influenza del punk rock e della new wave. E infine la terza con la mescolanza dell’hard rock punk. A quale ondata vi sentite di appartenere o di ispiravi?

«Siamo dei millenials e gruppi americani come i Toasters, i Mighty Mighty Bossotones o tutta l’ondata del centro Europa come i Mr Review e i No Sports ci hanno accompagnato nell’adolescenza. Allo stesso tempo siamo tutti innamorati del sound e della capacità di veicolare messaggi ironici ma ben schierati dei gruppi della 2 Tone Records e in fondo in fondo ma neanche troppo i nostri occhi a cuore (uno bianco e uno nero) guardano a Specials e Selecter. Nella nostra città, quando ancora nessuno suonava lo ska, c’erano i Polistyl e la Soluzione».

Ora con la realizzazione dell’esordio discografico riuscirete a uscire dalla logica del ‘suonate prima voi che siete emergenti senza disco’? Citando il primo brano, Il Concerto. Quanto è difficile suonare sui, pochi, palchi della città?

«Non siamo più negli anni ‘90 e nei primi 2000, questo è chiaro. Il pubblico è cambiato, il modo di usufruire della musica e della socialità è cambiato. I locali con un palco sono sempre meno. Per citare gli Specials “This town is coming like a ghost town all the clubs have been closed down”. Anche i festival prodotti dal basso, che fino a 20 anni fa erano un’ottima occasione per fare rete tra i musicisti, sono sempre meno. Forse bisognerebbe chiedere agli adolescenti di oggi se sentono che manchi qualcosa. E comunque per fortuna ancora resiste il centro sociale Rialzo capace di proporre musica alternativa e produzioni dal basso».

Brani come Area 51/bis (Matteo leghista terrone), Battaglia alla regione e Gli stronzi galleggiano vanno a scardinare ciò che succede nella politica italiana. Quanto è difficile in un mondo tempestato da informazioni avere un pensiero critico?

«In realtà, per quello che sta accadendo a livello mondiale, avere un pensiero critico appare come la cosa più naturale possibile. Quello che diventa difficile è non scadere nella retorica spicciola e riuscire a essere coerenti con le nostre idee ma senza passare per radical chic! Il nostro “Uomini con la Pila” è proprio un attacco a questa categoria! Il Leghista Terrone è un extra-terrestre: probabilmente è solo l’ennesima faccia del voto clientelare che colpisce in particolare la nostra regione, con nomi sempre uguali, con famiglie, dinastie ed altra gente riciclabile ad ogni livello. È forse la rappresentazione di una popolazione che con retorica e vaviàndosi si autodefinisce orgogliosa ma alla fine è probabilmente masochista. Ma guai a dirlo troppo forte!».

Call to be Abramo analizza le criticità del mondo del lavoro cosentino. Insieme alla già citata Battaglia alla regione racconta di un regione dove regna sovrano un finto benessere. Oggi, alla luce di ciò che sta succedendo dopo questi disastri causati dal maltempo, quanto è importante portare alla luce questi temi scottanti attraverso la musica, o l’arte in generale?

«Per noi è un’esigenza, un bisogno impellente come andare al bagno. Per la paraculaggine di cui sopra, ognuno faccia quel che crede più giusto ma non potremo mai essere d’accordo le parole di Wim Wenders, l’arte non può stare fuori dalla politica, non lo ha mai fatto in fondo. P.S. Chiediamo scusa a tutti se abbiamo dato l’impressione di definirci artisti».

Come mai la scelta di usare il brano Eroi della Trap Cattolica come easter egg posto alla fine dell’ultimo brano, Gli stronzi galleggiano, cantato in coro da un gruppo di bambini?

«Quando per la prima volta abbiamo intonato il suo coro, chiamato “Arcangelo Gabriele”, non eravamo sobri. E’ probabilmente il nostro pezzo più conosciuto, almeno nell’area di Cosenza, tuttavia è una canzone che trova la sua espressione solo nel momento in cui viene cantata da un pubblico che “sbiascica”. Registrarla pure in modo “tradizionale” sarebbe stato troppo!».

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