Gli Usa inseriscono di nuovo Francesca Albanese nella lista delle persone sanzionate
- Postato il 28 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Washington ha nuovamente inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati che aveva duramente criticato Israele e il trattamento riservato dallo Stato ebraico ai palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Nei giorni scorsi le sanzioni erano state revocate in seguito a un’ordinanza giudiziaria, ma l’amministrazione Trump aveva precisato che era una misura temporanea.
“Per ora le sanzioni sono sospese ma è una lotta lunga e non molliamo”, aveva detto ieri la relatrice accolta dalla standing ovation del centinaio di persone arrivate allo Spirit de Milan per la presentazione del suo ultimo libro “La luce del risveglio”. “Mia figlia e mio marito – ha raccontato, ricordando la vicenda – hanno fatto ricorso contro le sanzioni americane dopo che nulla ha funzionato contro di loro, sicuramente non la posizione italiana che non c’è stata. Il giudice nel merito, che è un giudice conservatore, ha detto che sono stata punita per aver esercitato la libertà di espressione e le ha sospese. L’amministrazione ha fatto ricorso contro la sospensione perché a loro dire interferisce con politica estera”. Ieri, nella serata italiana, è arrivata la notizia che Albanese era stata di nuovo inserita nella lista dei sanzionati.
Il 21 maggio il Dipartimento del Tesoro Usa aveva revocato le sanzioni nei confronti di Albanese, ottemperando a un’ordinanza giudiziaria. Un avviso pubblicato sul sito web del Dipartimento aveva ufficializzato la rimozione dalla lista nera. Il provvedimento era arrivato dopo che il 13 maggio il giudice Richard Leon del District di Columbia aveva accolto la richiesta di un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni. Il magistrato aveva stabilito che le sanzioni violavano probabilmente i diritti della Albanese garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione statunitense, dichiarando che “proteggere la libertà di espressione è sempre nell’interesse pubblico”. L’azione legale era stata promossa dal compagno e dal figlio della giurista italiana per via del gravissimo impatto delle misure restrittive sulla vita familiare e lavorativa, che includevano il blocco dei conti bancari e l’impossibilità di viaggiare negli Stati Uniti.
Albanese era stata inserita nella lista nera il 9 luglio 2025 dall’Ofac, Office Of Foreign Assets Control, l’organo del Dipartimento del Tesoro deputato incaricato di gestire, pubblicare e aggiornare le sanzioni economiche. “L’uso di sanzioni unilaterali contro i relatori speciali o qualsiasi altro esperto o funzionario delle Nazioni Unite è inaccettabile”, aveva commentato il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric.
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