Gli eredi possono recuperare il rimborso 730 di una persona deceduta: come procedere e quali errori evitare
- Postato il 28 luglio 2026
- Usi & Consumi
- Di Il Fatto Quotidiano
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Nel sistema fiscale italiano, il flusso ordinario del modello 730 prevede che l’eventuale conguaglio a credito venga liquidato direttamente nella busta paga o nella rata di pensione del contribuente. Questo avviene grazie all’intervento del sostituto d’imposta (il datore di lavoro o l’Inps). Tuttavia, nel momento esatto in cui si verifica il decesso del beneficiario, questo canale automatico si interrompe in modo definitivo. L’Inps o l’azienda del lavoratore dipendente non possono più erogare alcuna somma a titolo di rimborso fiscale sul conto corrente o sulla quietanza del defunto, poiché il rapporto di sostituzione d’imposta cessa legalmente con la vita del contribuente. Eventuali mandati di pagamento già trasmessi ma non ancora incassati vengono stornati e bloccati. Il credito maturato non va assolutamente perduto, ma la sua titolarità e le modalità di riscossione si trasferiscono in capo agli eredi legittimi o testamentari, i quali devono attivare una procedura fiscale specifica.
Il modello 730 e il ruolo centrale della Certificazione Unica di passaggio
Il primo elemento fondamentale da monitorare è la tracciabilità del credito non erogato. Se il contribuente deceduto aveva regolarmente trasmesso il proprio modello 730 quando era in vita, e il decesso è avvenuto prima dell’effettivo conguaglio del credito, il sostituto d’imposta ha l’obbligo normativo di formalizzare tale interruzione. L’importo bloccato viene registrato dal sostituto e riportato all’interno della Certificazione Unica (CU) emessa l’anno successivo a quello del decesso. Nello specifico, i crediti d’imposta che non si sono potuti accreditare vengono inseriti in campi precisi del modello di certificazione. L’erede deve quindi acquisire la CU del defunto e verificare con estrema cura i quadri interni, sapendo che il Punto 64 accoglie il credito IRPEF non rimborsato, il Punto 74 è riservato all’Addizionale Regionale all’IRPEF non rimborsata e infine il Punto 84 certifica l’addizionale comunale all’IRPEF rimasta in sospeso. Questi dati numerici costituiscono la base giuridica e contabile per l’operazione di recupero che l’erede dovrà attuare nella successiva stagione dichiarativa, senza i quali non è possibile avviare alcuna pratica di rimborso.
L’errore da evitare: la dichiarazione dell’erede
Un errore frequente consiste nel tentativo, da parte dell’erede, di inserire il credito spettante al familiare defunto direttamente all’interno della propria dichiarazione dei redditi personale. Tale procedura è fiscalmente errata e determina lo scarto immediato del modello da parte dei sistemi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Il rimborso 730 non è cumulabile con i redditi personali dei superstiti in un unico modello. La regola cardine stabilisce che il credito deve essere preteso e liquidato esclusivamente attraverso una dichiarazione intestata al contribuente deceduto, presentata a suo nome da uno dei coeredi che assume la qualifica di dichiarante.
La procedura operativa per l’anno di imposta successivo
Per sbloccare il credito, l’erede designato o che agisce per conto della comunione ereditaria deve presentare una dichiarazione dei redditi per conto del defunto l’anno successivo al decesso. Se, ad esempio, il contribuente è deceduto nel corso del 2026 dopo aver visto bloccato il proprio rimborso, l’erede dovrà presentare la dichiarazione dei redditi nel 2027 (riferita all’anno di imposta 2026).
Il primo passaggio obbligatorio consiste nell’ottenere l’abilitazione ad operare per conto del defunto. Questa operazione si effettua accedendo alla propria area riservata sul portale dell’Agenzia delle Entrate e compilando il servizio telematico di richiesta di abilitazione come erede, allegando una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la propria qualità di successore legittimo. Una volta approvata l’istanza da parte dei funzionari incaricati, l’erede potrà accedere direttamente alla dichiarazione precompilata del defunto.
Nel frontespizio del modello dovranno essere indicati i dati anagrafici e il codice fiscale del contribuente deceduto. Subito sotto, diventa fondamentale compilare correttamente il riquadro denominato “Riservato a chi presenta la dichiarazione per altri“. In questa sezione, l’erede deve inserire il proprio codice fiscale e il codice carica specifico. Per la figura dell’erede che presenta la dichiarazione, il codice da utilizzare è tassativamente il codice carica 7. A seconda della natura del modello utilizzato per il recupero, la localizzazione del credito varia: nel Modello 730 l’eccedenza si espone nel Quadro F, rigo F3 (dedicato alle eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione), mentre nel Modello Redditi PF il valore deve confluire nel rigo RN36, colonna 3.
La liquidazione delle somme e la ripartizione tra i coeredi
Una volta trasmessa correttamente la dichiarazione per conto del defunto con l’indicazione dei crediti pregressi certificati dalla vecchia CU, l’Agenzia delle Entrate prenderà in carico la pratica. Poiché non vi è più un sostituto d’imposta attivo per quel codice fiscale, l’erogazione avverrà tramite rimborso diretto dell’Agenzia.
I tempi tecnici per l’accredito diretto da parte del fisco sono storicamente più lunghi rispetto alla liquidazione in busta paga e si attestano generalmente tra i sei e i dodici mesi dalla scadenza dei termini di trasmissione del modello. L’AdE provvede a ripartire la somma complessiva a credito tra tutti gli eredi legittimi in proporzione alle rispettive quote di successione, emettendo ordinativi di pagamento separati per ciascun beneficiario interessato.
Al fine di accelerare le operazioni di accredito ed evitare l’emissione di titoli cartacei di spesa, come i tradizionali vaglia cambiari della Banca d’Italia, è fortemente raccomandato che ciascun erede provveda a registrare il proprio codice IBAN sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Qualora gli eredi decidano di far confluire l’intera somma su un unico conto corrente per semplificare la riscossione, sarà necessario presentare agli uffici finanziari un modello di delega all’incasso unico, debitamente sottoscritto da tutti i coeredi con firme autenticate.
La gestione dei crediti d’imposta di un contribuente deceduto richiede estrema precisione formale. Errori nella compilazione dei codici carica o l‘omissione dei dati relativi alle eccedenze pregresse possono determinare ritardi significativi o la necessità di presentare successive dichiarazioni integrative a rettifica. Nei casi di patrimoni complessi o compresenza di detrazioni pluriennali, come i bonus edilizi, farsi assistere da un intermediario abilitato o da un Centro di Assistenza Fiscale costituisce una misura cautelativa ottimale per garantire il buon esito dell’operazione e proteggere i diritti finanziari ereditari.
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