Gli audio sulla donna “pestata”, la 52enne che li ha pubblicati trovata morta nel lago e le altre inchieste: il caso del giudice-politico Zali che scuote il Canton Ticino
- Postato il 7 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Ci sono degli audio dove parla di avere “pestato” una donna e della necessita di “riempire di botte” un’altra. Ci sono poi due inchieste che lo vedono coinvolto. E infine c’è anche il mistero della morte della donna 52enne che ha postato sui social quelle registrazioni che hanno scatenato la polemica anche politica. Il cadavere è stato trovato nel lago di Lugano. Ombre e misteri avvolgono il Canton Ticino e al centro di tutta questa intricata vicenda c’è Claudio Zali, giudice e già presidente del Consiglio di Stato del Cantone svizzero di lingua italiana (per intenderci una sorta di premier che guida, a rotazione, il governo cantonale).
La prima inchiesta
In poco più di due mesi il 64enne, apprezzato giudice e noto politico di destra della Lega dei Ticinesi, finisce al centro di diversi scandali. A fine giugno i magistrati ticinesi aprono un procedimento penale nei suoi confronti per le ipotesi di abuso di autorità e tentata coazione: si ipotizzano pressioni per aiutare un’amica ad alleggerire la posizione del figlio minorenne autore di sevizie su un coetaneo.
Le registrazioni postate sui social
Ma la vicenda si fa più complessa il 22 luglio. Una donna, celandosi dietro il nome finto di “Sabrina”, pubblica sui social delle registrazioni tra lei e Zali: si tratta di telefonate avvenute alcuni anni prima. In quegli audio il giudice/politico utilizza frasi molto violente: “Quando è venuta a casa mia l’ho pestata… Allora chiamo un mio amico di Milano, uno che non mi tradirebbe mai e mi aiuta a risolvere questo problema tramite quarte o quinte persone…”.
La polemica politica
Esplode così il caso politico. Zali replica che quelle frasi, pronunciate in un contesto privato e di esasperazione, sono state male interpretate e soprattutto sottolinea di non avere mai picchiato nessuno. Ma non basta: quelle conversazioni riguardano un esponente politico di primo piano, uno dei cinque membri del governo ticinese e, in quel momento, presidente di turno del Consiglio di Stato. La bomba è ormai esplosa. Una settimana dopo la pubblicazioni delle registrazioni Zali annuncia che lascerà il governo, ma lo farà il 30 settembre. L’esecutivo, però, lo priva di molti degli incarichi che ricopriva.
La seconda inchiesta
Intanto la donna viene ascoltata da investigatori e inquirenti, come ricostruiscono le testate RSI e varesenews.it. Il primo settembre il Ministero pubblico fa sapere che Claudio Zali è indagato in una seconda inchiesta e questa volta per reati contro l’integrità sessuale. Un fascicolo che sarebbe nato da una vicenda che coinvolge una terza persona: la 52enne, infatti, sarebbe stata sentita come testimone, mentre la presunta vittima è un’altra donna.
La 52enne trovata morta nel lago
Il tragico colpo di scena arriva il 18 agosto. Intorno alle 17.30 la 52enne che aveva pubblicato gli audio viene trovata morta nel lago di Ceresio a Lugano. La procura ha aperto subito un’inchiesta e pochi giorni fa ha comunicato gli esiti dell’autopsia: sarebbe morta per asfissia da annegamento. Gli esami tossicologici, invece, evidenziano l’elevata presenza di “alcol e benzodiazepine“. E soprattutto gli accertamenti non avrebbero evidenziato, al momento, un intervento di terzi nella determinazione del decesso, quindi nessuna azione tale da “evidenziare un omicidio”. L’inchiesta però è ancora aperta in attesa di ulteriori accertamenti.
La lettera e l’aggressione
Dopo il rinvenimento del cadavere della donna sono emersi anche altri elementi: a fine luglio la 52enne aveva scritto una lettera a un collettivo femminista, sottolineando di sentirsi “in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio”. Un testo reso pubblico la scorsa settimana durante un presidio davanti al Palazzo di giustizia di Lugano organizzato in sua memoria. E c’è anche un ulteriore fatto che aumenta il mistero in questa complessa vicenda: circa due settimane prima di morire, la donna aveva denunciato un’aggressione.
Gli esiti politici
Al momento, va ribadito, non c’è nessun elemento accertato dalle indagini che colleghi tutti questi episodi al decesso. La vicenda politica, invece, ha fatto passi avanti. Il governo ha provato a fare anticipare le dimissioni di Zali. Lui ha rifiutato ma gli altri componenti del Consiglio hanno optato per togliergli le deleghe. Formalmente rimane all’interno del governo ma senza la gestione di alcun Dipartimento. Secondo quanto trapela, come riporta il Corriere, Zali avrebbe incaricato un pool speciale per avviare delle contro-indagini, ritenendosi vittima di una sorta di trappola. Intanto le diverse inchieste proseguono per fare luce su tutte queste vicende che hanno travolto uno dei personaggi più noti del Canton Ticino.
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